Dietro le quinte del Monza Rock Festival – vedi su http://streaming.rockol.it - incontrare Ben Cristophers è un piacere da assaporare lentamente. Garbato, gentile, ispirato: tutto depone a favore di una conversazione piacevole...Sembra che tu avessi proprio dei buoni gusti musicali quando hai iniziato. Ho letto su una tua bio che citavi nomi come ad esempio Talk Talk, Joy Division, Cocteau Twins. Oggigiorno cosa ascolti?
Ci sono un bel po’ di cose in giro nel mondo, che magari non conoscono in molti. Gente che ha una voce molto fragile e belle melodie. Sento anche roba anni Ottanta, che suona sempre molto senza tempo, ed anche altri gruppi come i Japan. Mi piace anche molto la roba molto hardcore, drum’n’bass, tipo garage, specialmente le prime cose che sono uscite, hanno una certa mistica.
Sentito l’ultimo di David Sylvian?
Sì, ce l’ho, ma il mio preferito è ‘The secret of the beehive’
Come ci si sente a suonare di fronte a tanta gente? Dopotutto suppongo che tu in GB suoni in locali più piccoli…
Sarò sincero, è una cosa che mi intimorisce molto. C’è così tanta gente che non c’è il tempo d’avere terrore. Vado a casa, mi sdraio, e penso: ok, l’ho appena fatto. E’ irreale. Mi manda in panico, mi spaventa.
Tu sei di Wolverhampton, giusto? Non è vicino a Birmingham?
Sì. Wolverhampton ha una piccola squadra di calcio, che, non so come, è conosciuta in tutta Europa. E’ praticamente parte di Birmingham.
E’ vero ciò che si dice, e cioè che a Soho hai lavorato in un posto che in un certo senso aveva a che fare col porno?
Non era proprio Soho, ma in un’altra parte di Londra, il mio primo lavoro. Era per una ditta che distribuiva pornografia. Avevo solo 18 anni ed era il mio primo lavoro. E da quel momento non sono più stato lo stesso!
Qui in Italia abbiamo un cantante abbastanza conosciuto, del quale non faremo il nome, che rifiuta sempre delle comparazioni con Tom Waits anche se sono piuttosto ovvie. Tu pensi d’avere delle connessioni con alcuni suoi lavori?
No. L’unica cosa che mi sento di dire è che mi piace moltissimo il modo in cui scrive le parole, il modo in cui descrive le cose, molto scenico, molto come una foto, romantico senza essere sdolcinato. Mi piace pensare che le connessioni siano queste, visto che non c’è una connessione vocale.
Ma se dovessi scegliere uno dei suoi album, quale consiglieresti?
Ce ne sono così tanti, anche il nuovo è buono, ma quello che mi piace di più è ‘The Asylum years’.
Penso che abbiamo una cosa in comune, anch’io sono parzialmente daltonico. Ti sei mai perso sul metrò di Londra?
E’ la storia della mia vita. E’ come un labirinto di toni grigi. La cosa più facile da fare quando ti perdi è quella di tornare indietro. Mi sono fatto Londra varie volte a piedi a causa di ciò.
Verso quali colori sei più daltonico?
Il mio daltonismo è piuttosto forte, non so quali siano la maggior parte dei colori. E’ tutto uno stare ad indovinare. I semafori in GB diventano arancioni dopo il rosso, io vedo due tipi di rosso, è un po’ estremo, non vedo i colori di mezzo. Mi sembra che tutti mi prendano in giro.
Conosci qualcosa della scena musicale italiana, a parte forse Pavarotti e Zucchero?
No, non ne so molto, l’Inghilterra è abbastanza separata dal resto. Ci sono tanti gruppi europei che cercano di sfondare in Inghilterra, come da noi c’è chi cerca di sfondare in America. Ne so molto poco, tutte le volte che vado via cerco di scoprire qualcosa di nuovo.
Sei venuto qui al Monza rock festival direttamente dalla Gran Bretagna o sei arrivato da un altro posto?
L’altro giorno ho fatto un festival in Norvegia, sono arrivato qui ieri pomeriggio, poi farò altri due concerti in Italia questa settimana.
Che ne dici di questo festival fino ad ora?
Mi diverto, è fantastico, è davvero molto grosso. Sono stato anche a Glastonbury in Inghilterra, anche quello è bello grosso, ci sono due palchi, uno lo allestiscono mentre sull’altro suonano.
E a Glastonbury ti sei divertito a suonare?
Mi è piaciuto molto, anche se faceva un po’ paura perché c’era molta gente, come questo qui. Non hai tempo per pensare, sei subito sul palco. Comunque mi è piaciuto molto, è stata una bella esperienza suonare su un palco così grosso. Senti la musica meglio perché non ti rimbalza da un muro, si perde nel cielo, ed è una cosa che mi piace.
C’eri già stato prima, a Glastonbury, da spettatore?
No, non c’ero mai stato prima, così t’immagini come sia stato sorpreso quando ho visto tutte quelle macchine. Gente dappertutto, una strana atmosfera, non era come ad un festival, una cosa molto differente. Tutti molto cool, gente simpatica, tutti lì per una causa.
Ma a Glastonbury non hai anche fatto campeggio, no?
No…
Hai un altro album in arrivo?
Ci sto lavorando su adesso, cerco di finirlo per fine anno. E’ strano fare un album adesso perché sono sotto pressione. Quand’ero disoccupato non aveva importanza, adesso tutti mi chiedono come va, ed io: lasciatemi stare. Però non vedo l’ora di registrare, quando si spera che sarò un po’ più concentrato.
E il tuo ultimo come è andato? Quali reazioni ha avuto?
In Inghilterra il mio album ha avuto buone recensioni, anche se non c’è stata una grossa campagna pubblicitaria. Essenzialmente ciò che l’ha fatto vendere sono state le buone recensioni. Le reazioni sono state ottime anche se non è arrivato al numero uno o cose simili.