C’era una grande attesa e grande curiosità per i Litfiba al Monza Rock Festival: un anno fa infatti Ghigo e Piero avevano diviso le proprie strade proprio su quel palco. Il ritorno di Ghigo con Cabo non è stato digerito bene da tutti, e la performance è stata anche contestata, a momenti. Ghigo e Cabo non fanno una piega, comunque, e si mostrano sereni e sicuri del fatto loro. Leggere per credere, oppure vedere: dove? Su http://streaming.rockol.it...Per cominciare, una curiosità: come avete scelto la copertina del vostro ultimo disco “Elettromacumba”?
Cabo: La copertina è stata scelta perché abbiamo trovato interessante il significato della rana. Tra l’altro pochi se ne sono accorti, ma se guardi bene noti che sono due rane, una di schiena all’altra. La rana ricopre una simbologia importantissima in tutta la storia, partendo da 4000 anni fa. Per gli Egizi stava a significare - perché mi guardate? - la dea della prosperità e del rinnovamento, fino ad arrivare all’Egitto copto nel quale nel gracidìo veniva visto un segno del diavolo, dell’eresia. Così via, un migliaio di significati interessanti. Comunque, alla base, è un simbolo di rinnovamento e cambiamento.
Ghigo, un anno fa proprio qui a Monza è finita una fase dei Litfiba. A un anno di distanza come ricordi quel giorno?
Ghigo: Aspetta, ci devo pensare... Mah, sai, fa parte dell’indole umana separare dalla mente i ricordi non belli e serbare quelli belli. Ma sicuramente quella fu la fine di una fase, e l’inizio di un’altra fase.
Cabo, tu sei diventato frontman del più grande gruppo rock italiano quasi dall’oggi al domani. A chi ti sei ispirato per “tenere il palco”?
Cabo: Guarda, ispirazioni precise non è che ce ne siano, però veniamo contaminati da tutte le esperienze che abbiamo avuto. Quindi io un po’ ho sempre seguito un po’ Chuck Berry e Little Richard o gli AC/DC. Quindi io sul palco ci sto come mi sento, con energia. Ma non ho un modello fisso.
Qual è la canzone dei vecchi Litfiba di cui pensi di esserti appropriato meglio?
Cabo: Tra quelle che si fa, quella che mi piace più eseguire è “Tamuria”. Ci siamo accordati, per quelle vecchie, su quelle che ci piace fare a nostro modo. Io poi non è che fossi questo grande fan sfegatato dei Litfiba, quindi si fanno quelle che ci piacciono.
Cabo, qualcuno inizialmente ha sostenuto che tu ricordi molto il precedente frontman dei Litfiba. La cosa ti innervosisce oppure te lo aspettavi?
Cabo: Mah, sinceramente a questi potrei consigliare il mio specialista in audio e otorinolaringoiatria. Onestamente non penso... E’ successo perché alla fine fa più notizia lo scandalo, la superficie che la realtà. C’è poca voglia di andare al succo delle cose, di andare al di là della linea che demarca le cose vere da quello che appare. Mi vedi somigliante? Direi di no.
Ghigo, qual era la cosa che ti faceva più paura nel passaggio da Piero Pelù a Cabo?
Ghigo: Io normalmente sono una persona che non ha paura. In tutta la mia vita, in tutte le mie decisioni sono sempre andato avanti con la testa dura. Quindi quando decido una cosa, è quella e basta.
I Litfiba hanno aperto la strada a molti gruppi italiani. Nei prossimi 10 anni su chi scommettereste?
Ghigo: Vedo che ci sono tante molte leve. La cosa mi fa piacere, perché ci vogliono i giovani, ma non solo nella musica, ma anche tra gli addetti al settore. Mi piacciono i Verdena, ad esempio. E come loro ci sono tanti che devono fare esperienza... e se sono rose fioriranno.
Secondo alcuni, in questo periodo la carica del rock si è trasferita un po’ alla dance. Siete d’accordo?
Ghigo: A guardare le classifiche non mi sembra, tu che dici?
Che ci sono gruppi come Underworld, Prodigy e Chemical Brothers che fanno concerti e hanno un seguito come mai i gruppi dance hanno avuto.
Ghigo: Ah, sono d’accordo, fanno concerti, hanno un seguito... Però io vedo che Santana ai primi posti per non so quanto tempo, gli Iron Maiden al quarto... E sento in questo momento il boato della gente per gli Skunk Anansie....
Ghigo, tu in una recente intervista hai detto di essere disilluso da tante cose: dal business musicale e dalla politica. Però come artista hai detto di aver ritrovato entusiasmo. Non c’è un po’ di contraddizione tra questi due stati?
Ghigo: No, perché? Il business musicale e la musica sono correlati, se vuoi fare musica a certi livelli. Ma devi decidere tu come artista quanto ti devi concedere al business. Puoi fare tante cose: andare a “Domenica in”, che non so se esiste ancora, oppure dire di no e andare in una trasmissione che è un po’ più rock. C’è chi fa ogni cosa che gli si presenta davanti e chi invece sceglie le cose e decide di fare le cose ma mirate nello stile che ritiene più congeniale. Per quanto riguarda invece la politica, le due cose le vedo separate, sono due campi diversi. Sono sicuramente disilluso dalla politica. Non ti dico cosa ne penso dei politici... Ma senza fare distinzioni, dall’estrema destra all’estrema sinistra con tutti i vari passaggi nel mezzo. Io li manderei tutti a spalare pietre. Sicuramente penso che un sistema politico più all’americana o all’inglese sarebbe sicuramente meglio di un sistema con 44 partiti, anzi se non sbaglio ora se n’è aggiunto un altro per cui sono 45.
Forse tra Asinello e altri animali c’è spazio anche per il Partito della Rana.
Ghigo: Ancora no, non me ne frega nulla.
Probabilmente avete già scritto qualche canzone per il prossimo album. C’è qualche argomento o tema in particolare che vi ha ispirati?
Cabo: Abbiamo già scritto dei pezzi. Nel prossimo disco mi piacerebbe affrontare vari temi ma senza dare schemi ben precisi a questa band. Parleremo solo di quello di cui ci andrà di parlare in quel momento. Senza essere costretti dal pubblico o dalla stampa o chicchessia a rispettare un cliché. Si potrà affrontare qualsiasi cosa, anche d’amore, che ne so. Ma naturalmente visto a modo nostro.