Il menestrello lombardo tra sacro (il tour dedicato a S.Francesco) e profano (una sua canzone troppo simile a un'altra?)...

Un tour sulle vie dei grandi pellegrinaggi, per presentare le canzoni del suo più recente album, “L’infinitamente piccolo”, uscito lo scorso gennaio e ispirato alla vita e all’opera di San Francesco d’Assisi. Quello di Angelo Branduardi è un tour molto particolare, che alterna spazi sacri a scenari da concerto comunque molto suggestivi. Partito il 28 maggio dal Sagrato della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, il tour lascia in questi giorni l’Italia per approdare in Europa (Spagna, Lussemburgo, Germania, Austria), e proseguirà poi il suo viaggio fino al 15 settembre ritornando a girare in Italia. Angelo Branduardi, però, ci ha incuriosito anche per un altro motivo: un lettore ci aveva segnalato l’eccessiva somiglianza tra una sua canzone, “Il cantico delle creature”, presente proprio sull’album “L’infinitamente piccolo”, e un brano apparso di recente su una compilation di musica celtica, “The celtic album of the century”, intitolato “The rap” e appartenente ai Secret Garden, misconosciuta band norvegese di area celtico-new age. Voleranno parole grosse? Abbiamo girato a lui la patata bollente e questo è quello che ci ha risposto....

Iniziamo da una segnalazione che ci ha fatto un lettore: uno dei brani del tuo ultimo album, “Il cantico delle creature” assomiglia molto ad una canzone dei Secret Garden, intitolata “The rap”...Effettivamente l’abbiamo ascoltata e ci sembra identica alla tua. Tu la conosci?
Certo che la conosco. La loro versione è realizzata attingendo alle fonti originali di tipo celtico e trasformandole in qualcosa di balcanico, per cui disparo. Nell’ambito di questa musicalità c’è una letteratura infinita: io l’ho fatta in maniera più celtica, rispettando il tempo originale. Episodi di questo tipo si contano a migliaia.

Ma tu conosci il gruppo?
I Secret Garden non sono un gruppo, sono un duo. Sono norvegesi. La violinista, guarda caso, è irlandese. Fanno musica molto rarefatta, tipicamente new age. La violinista però porta nel gruppo questo tipo di composizioni. C’è un’altra cosa molto bella di uno spettacolo che si chiamava “Lord of the dance” che aveva componimenti molto simili a questo.

Se questa melodia è in qualche modo codificata, come fanno loro – e a maggior ragione tu – a firmarla come autori?
Semplice, perché la base della melodia appartiene alla tradizione popolare e risale a molti secoli fa. Poi viene lavorato di volta in volta in maniera diversa. Dal tempo della musica popolare del medioevo le cellule melodiche, originariamente lavorate da musicisti anonimi, hanno viaggiato per tutta Europa. Il primo a raccoglierle e codificarle è stato Mainerio, intorno al 1400, il primo editore della storia. Se vai a vedere cosa ha codificato, ti accorgerai che le stesse cellule davano luogo a cose analoghe. A partire da quelle cellule i musicisti scrivono da centinaia di anni.

Sì, ma c’è una cosa che non capisco: perché i vari Clannad, Christy Moore e tanti altri, quando lavorano su un pezzo tradizionale, in qualche modo lo citano tra i crediti, o quanto meno firmano soltanto l’arrangiamento e né tu né i Secret Garden avete fatto la stessa cosa?

E’ una cosa che capisco benissimo, ma non è la stessa cosa. Io in passato ho fatto una valanga di pezzi dove ho scritto che sono dei tradizionali: “Il ciliegio”, “Gli alberi sono alti”, “Ballo in fa diesis minore”, ma questo è successo perché in quel caso avevo trascritto fedelmente la cellula melodica originale. Qui invece sia la cellula melodica originale su cui lavorano loro e io, dal punto di vista della scrittura, completamente diverse. Perché allora anche Bach andrebbe accusato di aver firmato cose non sue. E’ una riscrittura, la mia, e soltanto se qualcuno dovesse rifarla uguale alla mia potrei avere qualcosa da opinare.

Mi è sfuggito un passaggio, forse, visto che tu parli di cellula musicale comune e – per usare una metafora scolastica - di due svolgimenti diversi dello stesso tema: però, nonostante la differente scansione ritmica, i due brani sono davvero identici o quasi nella strofa e nel ritornello...Non è strano che le due cellule comuni, sviluppate, siano quasi identiche? Non dovrebbero essere accreditati almeno i Secret Garden sul tuo disco?
No, da un punto di vista tecnico non è così. Ci sono proprio dei parametri all’interno di quella melodia che sono diversi, c’è un’analisi della partitura da verificare, ma posso garantirti che sono due cose diverse. Poi non è che sono qui a dirti che non li conosco, i Secret Garden. Dal punto di vista dell’analisi della partitura posso dirti che non è assolutamente vero che sono uguali. Poi ognuno è libero di pensare quello che vuole.

Stai preparando delle versioni in lingua straniera de “L’infinitamente piccolo”: è vero?
Sì, lo registrerò in tedesco, in francese e in spagnolo, e poi ne è stata fatta una versione in greco in cui non canto io. Parlo bene inglese, tedesco e francese, poi lo spagnolo è molto simile all’italiano per cui si può fare, ma il greco...il disco in Grecia viene pubblicato in italiano con aggiunti i brani in greco.

Come viene recepito all’estero un album dedicato alle scritture su San Francesco?
Sicuramente senza l’enfasi che in Italia può suscitare un progetto del genere. Però ugualmente con grande entusiasmo. Mentre in Italia il Cantico di frate Sole è nella memoria di chiunque sia andato a scuola, all’estero non è così.

Quindi l’esigenza di prepararne altre versioni è un’esigenza artistica prima ancora che contenutistica...
Sì, anche se a monte va detto che i miei dischi escono in tutta Europa dal lontano 1978, e per esempio in lingua francese io ho cantato tutti i miei dischi, al punto che potrei dire di conoscere il francese meglio dell’italiano. Nella fattispecie l’argomento è molto particolare, per cui se non sai neanche vagamente di cosa si parla è difficile poter seguire. Allora ecco la scelta di tradurre il libretto e di affiancare alla canzoni in italiano delle versioni in lingua straniera. Abbiamo lavorato su tutte le fonti accreditate dal Sacro Convento, dove i frati che vivono lì – e che vengono da tutte le parti del mondo - sono custodi delle memorie.

Come sarà eseguito questo album dal vivo?
Io farò tutto in italiano e farò il Cantico due volte. Il repertorio del concerto sarà soltanto l’esecuzione di tutto il disco, perché quello è il contesto. Approfitterò di fare i bis per fare i miei brani più famosi, e poi mi prendo anche una mezz’ora per illustrare percorsi di musica classica che sono poi le radici da cui proviene la musica occidentale.

E dove ti esibirai?
I posti sono quelli che hanno a che vedere con i posti di raduno delle grandi vie del pellegrinaggio. non suoneremo a Santiago di Compostela, dove io ho suonato due anni fa, ma suoneremo vicino a Montserrat, che è un altro posto molto importante. Poi suoneremo anche in molti posti deputati alla musica classica, soprattutto in Germania, dove le strutture però, a differenza che in Italia, non sono così separate, con teatri classici che vengono dati relativamente spesso alla musica leggera. Ci saranno poi concerti sui sagrati di Chiese molto importanti.

Qualche tempo fa la Chiesa ha diramato una sorta di circolare che vorrebbe ripulire i canti religiosi di quelle commistioni con la musica leggera che avevano finito per assumere negli ultimi trent’anni. Che ne pensi?
Che era proprio un rischio che avrei potuto correre anch’io, con questo disco, quello di fare la “messa beat”. E che invece, fortunatamente, ho evitato: della ‘messa beat’ penso tutto il male possibile, la trovo perfino blasfema, ci sono delle cose che fanno piangere, se non facessero ridere. Intendiamoci, nel momento in cui dei ragazzi si riuniscono ed esprimono così la propria spiritualità si può anche dire che è una cosa che va bene. Però credo che ci voglia anche un po’ di serietà e di rispetto per la musica sacra. Faccio solo presente che i mottetti protestanti sono stati arrangiati da Bach, e in alcuni casi anche riscritti. C’è una grande dignità in questa musica, oltre alla possibilità di renderla cantabile per tutti. Comunque siamo proprio sicuri che la partecipazione significhi proprio cantare? Per concludere, se è vero che il Signore dovrebbe dare la sua grazia ispiratrice a chiunque scriva qualcosa per lui, a giudicare da quello che si è ascoltato in giro nelle messe beat viene da pensare che Dio in quel momento fosse girato da un’altra parte...

Cosa pensi, sempre parlando di musica e religione, del fatto che una canzone come “Imagine” di John Lennon – in cui si dice chiaramente “immagina un mondo senza Dio, religione e paradiso” – sia diventata quasi un inno pacifista e religioso?
Credo che non ci sia da stupirsi più di tanto. Ognuno trova nelle canzoni quello che cerca, e a me ad esempio è successa una cosa simile. Una volta una suora, dopo un concerto a Pescara, mi fece i complimenti per “Il dono del cervo”, una canzone che secondo lei affrontava splendidamente il discorso sulla resurrezione. In realtà non è affatto così, o meglio, la mia storia viene da una antica leggenda pagana, in cui si racconta la storia di un vecchio cervo che chiede salva la vita al cacciatore. “Se non mi ucciderai, morirò di vecchiaia”, dice il cervo “ e rivivrò sette volte, uno per ogni dono che ti farò”. Capisco che però lei la abbia interpretata in quel modo, perché è quello più consono al suo modo di vedere le cose. E forse alla fine è anche bello che sia così, che alcuni significati che ti sfuggivano ti vengano spiegati dal tuo pubblico.

Altre interviste

Pat Metheny - Il più popolare chitarrista jazz e la sua foga musicale... (18/06/2000)

Duran Duran - Quando non sei più di nessuno: le icone degli 80's si raccontano... (15/06/2000)

Funkstorung - Un lavoro complesso per arrivare alla semplicità: è il metodo operativo di Michael e Chris. (11/06/2000)

Old Time Relijun - Un mostro spaventoso e bellissimo, una battaglia fra diavoli e angeli. (08/06/2000)

International Noise Conspiracy - Dennis Lyxzéns, dal punk dei Refused al rock di sapore sixties, con testi esplicitamente anticapitalisti (04/06/2000)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.