Dennis Lyxzéns era il cantante di una punk band rispettata come i
Refused, ma quando ha messo insieme gli (International) Noise Conspiracy ha
deciso di cambiare rotta musicale: niente più punk, in favore di un rock di
netta matrice sixties, per quanto aggiornato e politicamente "rosso". Nei
comunicati stampa, il gruppo non esita a chiamare in causa Buenaventura
Durruti e Che Guevara, e Lyxzéns, nella breve chiacchierata dopo
l'intervista, ha espresso apprezzamenti per gli scritti di Toni Negri,
mostrando anche di conoscere le vicende giudiziarie del professore. Per
fortuna, il cantante svedese non sembra proprio un fanatico crociato in
marcia contro il capitalismo, quanto un artista deciso a fare circolare le
proprie idee, consapevole del fatto che non sono esattamente destinate al
plauso generale. Che si sia d'accordo o meno con i proclami del "subversive
sound" degli (International) Noise Conspiracy, il tentativo merita
senz'altro rispetto. Se non altro perché, in termini di rock'n'roll, il
loro "Survival sickness" è un esordio davvero niente male. Nel booklet del vostro album accennate al fatto che le canzoni sono un mezzo limitato per riuscire ad articolare in modo compiuto idee complesse. Allora perché usarle in questo modo?
La musica è quello che sappiamo fare. Siamo consapevoli che una canzone è soltanto una canzone, ma al tempo stesso abbiamo molte idee da comunicare e da sviluppare. Abbiamo cercato di fare qualcosa in più, oltre allo scrivere canzoni, ma ci rendiamo conto che è sempre troppo poco. Comunque, il punto è che la musica è il mezzo con cui sappiamo esprimerci meglio, e quindi lo usiamo, nonostante i limiti che comporta.
Già ai tempi dei Refused trattavi argomenti politici. Le tue opinioni in materia si sono modificate col tempo?
Il punto di vista politico si modifica sempre un po' man mano che vai avanti e osservi cose nuove. Direi però che le mie idee non sono particolarmente cambiate rispetto agli anni dei Refused. Diciamo che forse adesso sono su posizioni più radicali.
Il fatto di insistere su questo tipo di argomenti non rischia di farvi diventare vittime della retorica politica, di inchiodarvi allo stereotipo dei rivoluzionari?
Ci hanno già criticato per i nostri testi. In Svezia, in molti hanno detto di apprezzare la nostra musica e l'energia dei concerti, ma ci contestano il fatto di scrivere testi troppo pesanti, di affrontare argomenti difficili, che non interessano a gran parte del pubblico. Noi pensiamo che quando si affrontano temi complessi, anche il linguaggio deve essere complesso. Per chi non si è mai interessato di politica, può sembrare difficile seguire quello che diciamo; ma non crediamo che lo sia davvero, basta prendersi il tempo di leggere qualche libro. Ci piacerebbe riuscire a far pensare la gente che ci ascolta, spingerla a cercare delle risposte, piuttosto che limitarci a dire "sfascia il capitalismo".
Billy Bragg è molto attento all'aspetto del linguaggio. Durante un suo concerto in Italia, aveva detto che le idee del socialismo sono ancora valide, ma alcune delle sue parole sono invecchiate, è necessario trovarne di nuove. Sei d'accordo, visto che le tue idee politiche non sono molto distanti dalle sue? E, visto che siamo in argomento, ti piace Billy Bragg?
Billy Bragg è grande, ha scritto canzoni bellissime, e devo ammettere che mi ha molto ispirato. Lui parla essenzialmente dell'aspetto umano della politica, i nostri testi invece portano tutto a livello teorico, comunque molto di quello che ha scritto mi ha davvero colpito. Quanto alle parole del socialismo, penso che in gran parte siano ancora attuali. C'è forse bisogno di aggiornare alcuni concetti, che sono stati superati dai tempi, ma gli ideali del socialismo non sono affatto invecchiati. Dal punto di vista musicale, c'è un taglio piuttosto netto rispetto al punk dei Refused. Negli (International) Noise Conspiracy ci sono marcati riferimenti al rock degli anni 60. Come ci sei arrivato?
Ho semplicemente cominciato a guardare indietro, in un certo senso per scoprire le radici del punk. Un'operazione così ti porta a fare varie riscoperte: dai Rolling Stones del '64 è facile risalire a Bo Diddley, ad esempio. E' musica che fornisce molti spunti di ispirazione, e mi piace anche il 'feel' del periodo: c'erano gruppi che suonavano essenzialmente per divertire la gente. L'incontro fra quell'energia e idee politiche radicali sembrava interessante sia a me che agli altri membri del gruppo, quindi la cosa ha cominciato a prendere forma. Bisogna dire però che in concerto siamo sempre molto più energici e rumorosi rispetto a quello che registriamo in studio. Più o meno tutti veniamo dall'hardcore, e alla fine si vede, soprattutto sul palco. Comunque, l'ispirazione non ci arriva solo dal rock di quel periodo; ascoltiamo molte cose che finiscono in qualche modo nella nostra musica: Sex Pistols e James Brown, tanto per citare un paio di nomi.
Visto che si parlava di anni ‘60, i folksinger impegnati del periodo non vi hanno ispirato?
Be', Phil Ochs è uno dei miei preferiti, e poi Dylan. In effetti, di quest'ultimo mi piacciono soprattutto i dischi elettrici, quando aveva 'tradito' il folk, "Highway 61 revisited" e le cose che ha inciso in quegli anni.
So che hai una tua teoria sul furto come modo per riequilibrare le differenze economiche...
Penso semplicemente che sia una reazione naturale al modo in cui veniamo trattati. Noi veniamo derubati in molti modi diversi, delle nostre energie, in un certo senso anche delle nostre menti, per il modo in cui vengono manipolate le informazioni. Rubare alle grandi corporation può essere un modo per riprenderci quello che ci viene sottratto. Tutto quello che si può fare per minare il capitalismo va bene.
Va bene, cambiamo argomento, prima di rischiare l'apologia di reato. Cosa vi aspettate da "Survival sickness", una fama sotterranea? o puntate più in alto?
Le risposte che abbiamo ricevuto finora sono state buone, non solo dagli ambienti underground. Come ti dicevo, i temi politici ci hanno procurato qualche problema, perché c'è chi si spaventa di fronte ai nostri testi. Comunque, non abbiamo particolari aspettative. Saremmo felici se il disco vendesse molto, ma ci basta che riceva abbastanza attenzione da permetterci di suonare in giro. Non abbiamo grandi ambizioni di carriera, e sappiamo bene che quello che facciamo non è in linea con quello che oggi è considerato vendibile.