Il ‘puro e semplice heavy metal’ dei ‘cowboys from hell’

Poche ore prima dell’inizio del concerto che inaugurava il tour italiano dei Pantera al Filaforum di Milano, abbiamo incontrato in una sala di un lussuoso hotel cittadino la formazione dei “cowboys from hell” al gran completo. Il nostro intento principale era raccogliere qualche loro parere e opinione sull’ultima fatica “Reinventing the steel”, ma anche carpire qualche curiosità e aneddoto che facesse felici i fans della band. Conoscendo il complicato e a volte difficile rapporto che lega i quattro con la stampa specializzata, all’inizio vi era un po’ di timore per questa chiacchierata: come si sarebbero comportati? A cosa fatta bisogna assicurare che i Pantera si sono dimostrati proprio dei bravi ragazzi, a cominciare da colui che è stato il nostro interlocutore principale: Rex Brown!

Allora Rex, vedo che non hai un’aria molto riposata. Che succede?
Beh,…Ieri sera abbiamo fatto un po’ di baldoria, bevuto qualche drink e festeggiato alla grande. Mi sono appena alzato dal letto ed il mio stomaco ha cominciato a fare i capricci. Spero solo che arrivino presto dell’acqua e della frutta: devo rimettermi in sesto per lo show di stasera!

Finalmente vi rivediamo in Italia con un nuovo album ed un tour. Siccome siete sempre “on the road” è stato difficile trovare il tempo necessario per registrare tutto il materiale?
Hai ragione: i Pantera sono sempre in giro! Questi ultimi anni sono stati veramente faticosi, ma allo stesso tempo molto divertenti. Siamo stati in tour per un anno e mezzo supportando “The great southern trendkill”. Terminato quel tour ci siamo dedicati al live uscito nel ’97, quindi siamo ripartiti di nuovo girando e suonando in tutto il mondo, America latina compresa. Non ci siamo mai posti il problema di trovare il tempo per registrare quest’album. Quando abbiamo deciso che era l’ora di farlo, e che avevamo abbastanza materiale ci siamo fermati e siamo entrati subito in studio. I nostri fans richiedevano a gran voce nuove canzoni ed un nuovo disco. L’anno scorso ci siamo dati uno stop, chiudendoci nei nostri nuovi studi di registrazione, e abbiamo concepito “Reinventing the steel”. Il fatto di cominciare proprio dall’Europa è una promessa che abbiamo fatto al nostro pubblico durante una data del ’98. Phil voleva con tutte le sue forze cominciare dall’Europa, quindi eccoci a voi!

Possiamo considerare “Reinventing the steel” come un punto di svolta della vostra carriera, come ad esempio fu nel ’90 “Cowboys from hell”?
No. Questo disco fa parte di un processo evolutivo naturale. Abbiamo preso spunto dai nostri precedenti lavori, capito cosa dovevamo fare e riunito dieci tracce di puro e brutale “in your face” heavy metal, conservando lo stile inconfondibile e le caratteristiche del sound dei Pantera. Ascoltando “Reinventing the steel” potrai trovare i riffs classici di “Cowboys from hell” e “Vulgar display of power”, così come la brutalità di “Far beyond driven” e “Great southern trendkill”.

Pensi che l’aver suonato con i Black Sabbath abbia influenzato il vostro songwriting?
Non credo proprio. Abbiamo cercato di fare quello che sentivamo, usando la nostra testa e la nostra esperienza. Certo, è inevitabile che la band di Ozzy in qualche modo ci abbia influenzato, ma se lo ha fatto ha cominciato sin da quando eravamo ragazzini. Quando ascolti le note e le canzoni dei Black Sabbath è categorico che qualcosa ti resti dentro e ti condizioni per tutta la vita. Abbiamo imparato tantissimo suonando con loro, ma soprattutto è stato un onore ed un’esperienza pazzesca perché stavamo in giro con i nostri idoli, con i musicisti che adoravamo sin dall’adolescenza.

A proposito dei Black Sabbath, adesso uscirà “Nativity in black 2” con una vostra cover…
Yeah! Abbiamo registrato un paio di tracce per un singolo ed una l’abbiamo utilizzata per questo secondo volume dedicato ai Sabbath. Nel primo tributo siamo mancati per problemi con l’etichetta, ma abbiamo lo stesso onorato il gruppo di Ozzy includendo “Planet caravan” su “Far beyond driven”. Su questo secondo volume dovrebbe esserci invece “Electric funeral”!

Questo è il vostro primo disco senza il supporto tecnico di Terry Date, ma guardando bene avevate già fatto qualcosa da soli con “Official live 101 proof”
Si, okay. Ma in quel caso si trattò di lavorare solo su materiale già registrato, di mixare dei pezzi che già esistevano. Stai tranquillo che Terry aveva fatto la sua parte anche in quel caso. Qui il discorso è stato differente perché siamo stati coinvolti personalmente in tutto il processo di lavorazione del disco: dallo scrivere le canzoni, fino a registrarle e poi mixarle.

E’ stato difficile fare tutto da soli? Pensate che tutti questi anni in sua compagnia vi abbiano insegnato qualcosa di utile?
Terry ci ha insegnato molte cose e dobbiamo a lui il fatto di essere arrivati a questo punto, di aver potuto fare un disco da soli. In ogni caso non è stato difficile lavorare per conto nostro perché Vinnie ha sempre fatto coppia fissa con lui, quindi diciamo che non eravamo completamente abbandonati a noi stessi. L’esperienza di Vinnie, unita alla nostra, ha fatto sì che “Reinventing the steel” vedesse la luce.

Tutti i fans hanno potuto ammirare le vostre gesta attraverso i famigerati “homevideos”. Ci sarà un quarto capitolo della saga?
Da poco in America è uscita una versione DVD delle prime tre videocassette che raccoglie tutto il materiale filmato, più dei retroscena rimasti ancora inediti. Per la quarta videocassetta, penso che non ci vorrà molto per la sua pubblicazione. Abbiamo abbastanza materiale e non smettiamo un attimo di raccoglierne del nuovo. Anche stasera sarà filmato qualcosa e alla fine l’argomento sarà quello di sempre: le gesta di quattro fottuti bastardi che cavalcano le fiamme dell’inferno!

Ritornando a “Reinventing the steel”, la copertina è alquanto strana…Nasconde qualche messaggio?
Sforzati pure di trovarle un significato od un messaggio… per noi è solo una foto di un tizio che attraversa le fiamme con una bottiglia d’alcol in mano. Vedi, la copertina è secondaria, quello che conta sono le canzoni. Quella foto l’abbiamo vista per caso e c’è piaciuto subito.

Come vi sentite in mezzo ad una scena musicale che oggi comprende una vastità di band che tentano in tutti i modi di proporre qualcosa di nuovo, di mischiare i generi?
Ce ne sbattiamo di quello che fanno gli altri. Ognuno si ritaglia il proprio spazio e cerca di sfondare sulla scena come meglio crede. Quando abbiamo iniziato era più o meno la stessa situazione d’oggi. Anche allora c’erano un casino di band che si distinguevano, suonando ogni tipo di sottogenere dell’heavy e promettendo grandi cose. Noi abbiamo il nostro pubblico, e la nostra direzione è rimasta quello di un tempo. Siamo sopravvissuti ad ogni tipo di trend ed alla fine siamo ancora qui, in piedi a suonare, con un nuovo disco, mentre molte di quelle band oramai sono defunte. Se qualcuno che ama queste nuove tendenze si avvicina ai Pantera saprà subito con cosa ha che fare: puro e semplice heavy metal.

Phil, Vinnie e Dimebag hanno sviluppato altri progetti, collaborando con altri artisti o addirittura formando nuove bands (è il caso soprattutto di Anselmo). Cosa fai tu al di fuori dei Pantera?
Ho suonato con Phil nel disco dei Down ed in più con Vinnie e Dimebag abbiamo messo in piedi i Tres Hombres, una specie di gruppo ispirato agli ZZ Top con cui abbiamo inciso una canzone su di una compilazione. I Pantera restano lo stesso la mia occupazione principale!

Poco tempo fa su Rock On Line abbiamo pubblicato la notizia del primo videoclip tratto da “Reinventing the steel”, cioè “Revolution is my name”…
Ci siamo divertiti un sacco a filmare il video, soprattutto con quei ragazzini camuffati come noi. E’ stato girato da un regista amico di Phil, utilizzando spezzoni di concerti, documentari sulla guerra e fotogrammi di rock bands conosciute. Mi pare che adesso il video di “Revolution…” sia presente anche sul nostro sito Internet ufficiale, disponibile per essere scaricato.

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