Al terzo disco, Eva, Gianmaria ed Elisabetta hanno... qualcosa in +

Eva, Gianmaria, Elisabetta, sono tre come il loro terzo disco - inevitabile, forse, chiamarlo “3”. Tre personalità diverse, che variano dal misterioso silenzio di Betta alla concretezza da rockwoman di Eva... Fino al curioso contrasto tra quello che Gianmaria Accusani potrebbe sembrare dalle sue canzoni - ovvero un furbetto alla ricerca di choc come un qualsiasi scrittore “cannibale” - e quello che probabilmente è davvero, ovvero un onesto rocker italiano per il nuovo decennio.

Bentornati. Allora, questo è il disco della svolta? Si dice sempre...
GM: Sì, ma lo dicono gli altri. Questo per noi è il terzo disco, e lo abbiamo fatto nello stesso modo in cui abbiamo fatto gli altri. Non abbiamo voluto cambiare niente, suona esattamente come i primi due dischi. Ha qualcosa in più ma non c’è un cambio vero e proprio. Chiaramente è un disco che viene dopo 4 anni di lavoro insieme, quindi sicuramente ha qualcosa in più. E poi sarebbe anche assurdo che un gruppo facesse un disco che ha qualcosa di meno rispetto al disco precedente... Credo che questo sia un disco che riporta fedelmente quelle che sono le caratteristiche dei Prozac +. Con delle aggiunte che gli altri dischi non avevano.

Tipo?
Ad esempio a livello sonoro c’è “Angelo” che ha gli archi. Questo due anni fa non lo avremmo mai pensato. Non per giudizio negativo ma perché non ci sentivamo vicini a quella cosa lì. Quest’anno abbiamo sentito quasi il bisogno fisiologico di avere delle cose in più, non so se mi riesco a spiegare. Questa è una cosa che abbiamo provato, ci è piaciuta e l’abbiamo tenuta.

(Alle ragazze) Mi hanno detto che voi due non parlate quasi mai e parla solo lui.
EVA: Lui ha più ciacola, come si dice da noi.

Vedo che siete arrivati a citare voi stessi: “di più come i Prozac +”...
GM: “Lì è per cercare di far capire alla gente quanto sia importante andare fino in fondo per vedere realizzate le proprie idee. Non ci si deve fermare davanti al primo ostacolo.

Fa molto Spice Girls questa cosa: “anche voi potete farcela”!
GM: Sì, forse è il caso che mi spieghi meglio: non vuol dire “per raggiungere la tua meta tutto è lecito”. Si parla di idee e non di mete finali. Quando si ha un’idea in testa - credo che l’idea sia una persona, il proprio essere. Con quella canzone vogliamo far capire alle persone che non deve bastare un ostacolo - e di ostacoli tutti ne incontriamo tutti i giorni - per rinunciare al veder realizzarsi questa idea, capisci? Che non vuol dire “anche voi potete farcela”. Se l’idea di uno è fare il missionario laico per aiutare i bambini dell’Africa, scatta lo stesso meccanismo. E’ chiaro che non è facile farlo, però se qualcuno ce l’ha in testa lo deve fare senza fermarsi davanti agli ostacoli.

Nel disco precedente vi hanno contestato i riferimenti alla droga. in questo disco invece...
GM: Ce ne sono di meno.

Hai preso atto, o...
GM: Tornassimo a 2-3 anni fa faremmo lo stesso disco. Non ci siamo mai sentiti in colpa per quello che abbiamo fatto, perché non abbiamo mai fatto quello che non si può fare. Non abbiamo mai istigato a fare cose che fanno male, abbiamo sempre solo raccontato. Poi la gente prende le cose come vuole, oppure si serve degli altri per il meccanismo della luce riflessa. Pur di far vedere che si esiste, basta parlare di qualcuno che sta facendo qualcosa... Penso che la maggior parte della gente che si è scagliata contro di noi dicendo “Prozac +, droga!” eccetera lo ha fatto per mettere il proprio nome su un giornale.

Di chi parli esattamente? Giornalisti o opinionisti?
GM: Un certo tipo di opinionista, qualcuno anche con un certo tipo di ragione. Noi invece abbiamo pensato: ne parlano i film, ne parlano i libri, ne parla la televisione...ne abbiamo parlato anche noi. Magari alcuni di quelli che hanno parlato ascoltano i Rolling Stones senza capire che fanno allusioni molto più pesanti di quelle che abbiamo fatto noi. Noi volevamo solo, e in un certo momento abbiamo avuto paura che davvero non si potesse fare, raccontare dei risvolti di quella che è la vita quotidiana... Poi, riteniamo le persone abbastanza intelligenti per decidere. Può darsi che non funzioni così per tutti, ma allora cosa fai? Non c’è più informazione, se la vuoi chiamare informazione. E’ chiaro che non abbiamo parlato di quello che lavora in banca che si innamora di quella dell’ufficio della EMI...

Perché no?
GM: Perché non ci viene spontaneo, perché siamo più attratti da quello che è considerato uno “scarto” rispetto a quello che è considerato giusto. Ma non per “decisione” E per lo stesso meccanismo, in questo disco non è per decisione che non abbiamo più parlato di droga o ne abbiamo parlato di meno, ma perché soprattutto eravamo colpiti da altre tematiche. Sempre comunque legate agli “scarti”. Credo che quest’ultima sia un po’ la nostra caratteristica di base in quanto queste argomentazioni sono quelle che sentiamo più vicine. Magari tra due anni ci sentiamo più vicini a quello che lavora in banca. Insomma, non è mai una decisione. Come quando fai un pezzo: non decidi a tavolino per un sol o per un la.

Sapere che dovevate fare un disco anche per il mercato estero vi ha influenzati?
EVA: No, il disco in inglese è stato concepito dopo alcune riunioni tra tutte le EMI europee. Si incontrano, e ognuno porta i prodotti in cui crede per presentarli ai colleghi. Quando hanno sentito qualcuno dei nostri pezzi hanno detto che non pensavano che dall’Italia potesse uscire questo tipo di musica.
GM: E’ evidente che si meraviglino di sentire qualcosa che non è Eros Ramazzotti, qualcosa che non assomiglia alla musica italiana più canonica. D’altronde le proposte le fanno le case discografiche, se all’estero si abituano a un certo tipo di musica italiana è perché sono le nostre etichette che portano alle filiali internazionali le cose in cui credono. In Italia non mancano buone idee, mancano organizzazioni che indichino la strada da prendere a persone che hanno idee nuove e vengono da un ambiente diverso. O sei uno che è incazzato e cerca di prendersi le cose con le unghie...
EVA: Ed ha anche culo....
GM: Senza quello non fai un c...

Ne avete avuto?
GM: Saremmo disonesti a dire il contrario. Per arrivare in qualche posto devi sia avere qualcosa che vale, sia uscire nel momento giusto, in cui quello che vuoi proporre trova qualcuno che lo vuole ascoltare.

Cos’è quel qualcosa in più che ha favorito i Prozac +?
EVA: Noi siamo così. Siamo veramente quello che diciamo di essere.

Anche dopo un successo come quello di “Acidoacida”? Ci sono gruppi molto “in” del nuovo rock italiano che darebbero una mano per fare breccia allo stesso modo.
GM: Gioca molto il fatto che viviamo in provincia, tuttora. Questo conta sia per quanto riguarda le origini della nostra musica sia il nostro modo di essere. Noi siamo fuori da ogni meccanismo... A Milano c’è tutto della musica, noi per fare il disco e le interviste veniamo qua. Stando in un posto in cui tutto questo non c’è, è difficile cambiare. Cambi in che cosa? Non sei respinto né attratto da niente. Non è che non ci sia niente, ma ci sono cose più semplici.
EVA: La realtà della provincia non è quella della città, in cui emergi facendo il figo, facendoti vedere in giro.
GM: I Beatles venvano da Liverpool, non da Londra, e tutti i grandi nomi del rock italiano vengono dalla provincia.
EVA: Anche perché c’è una certa selezione naturale. Dalla provincia è più difficile venire fuori rispetto alla città, in cui hai tutto a portata di mano. Per conquistarti qualcosa devi volerlo veramente.
GM: Quando ci chiedono “come vi relazionate col resto del panorama musicale?” non sappiamo cosa rispondere, veniamo da una realtà molto diversa. Ci relazioniamo col falegname di fronte.

E perché un semplice ragazzo di provincia indossa questi occhialoni scuri da rockstar, in un ufficio semibuio, in una giornata piovosa?
GM: Haha, mi piacciono gli occhiali, nient’altro.
EVA: E’ la verità, non li toglierebbe mai.
Altro momento dedicato agli accessori: sono molto invidioso della vostra capacità di saltare. Pensavo fosse dovuta alle vostre scarpe, ma non avete suole da zompo.
GM: I nostri salti sono basati su grandi gambe, divertimento e adrenalina, che ti dà la spinta anche quando il fisico non te la dà.

Okay, torniamo al vero giornalismo musicale. Il pezzo dei Cure, “Boys don’t cry”?
GM : Un pezzo che ci piaceva. Non l’abbiamo fatta con l’intenzione di metterla nel disco, volevamo più che altro usarla in concerto. Ora è uscito il film, cosa della quale non eravamo assolutamente a conoscenza. E’ una canzone nata in maniera completamente diversa dal solito, rispetto al nostro modo di comporre e suonare. Non ha accordi, ha solo riff melodici monotonici che si intrecciano...
EVA: Monoche?
GM: Su una nota singola, non ci sono mai note diverse che si sovrappongono e suonano un accordo. E’ un suono fresco, come tuttora suona l’originale. Suona “Prozac+” con ingredienti completamente diversi da quello che è il pane quotidiano dei Prozac, ovvero gli accordi.

A proposito, sembra che voi abbiate un serbatoio inesauribile di riff.
GM: Noi lavoriamo sui nostri limiti prima di tutto. Queste sono le cose che sappiamo fare, quindi queste sono le cose che ci saranno sempre dentro. Sperando di aggiungerne delle altre, voglio dire: imparando robe nuove.

Ci sono un po’ di riferimenti sessuali, nelle canzoni; tra l’altro, parli di autoerotismo femminile, e molti brani sembrano pensati da una prospettiva femminile, ma sei sempre tu a scriverli.
GM: Non è che quando scrivo penso che sarà Eva a cantare; più che altro, penso al femminile.
EVA: E’ anche vero che in alcuni brani io canto al maschile, tipo “Sono un debole”.
GM: Penso spesso con la mia parte femminile. Probabilmente sono condizionato dal fatto di vivere con due donne. A parte il fatto che credo che ognuno abbia una parte femminile, ed io credo di averla molto spiccata.

Vivete a strettissimo contatto? Sono completamente a digiuno di vostre eventuali relazioni interne.
EVA: E rimarrai digiuno! Sicuramente siamo tutti e tre appiccicati ogni secondo della nostra giornata...

Si potrebbe dire che c’è qualcuno di troppo.
EVA: Questo non è detto.
GM: C’è chi dice che in due non si è mai abbastanza, e 3 è il numero perfetto.
EVA: Siamo molto legati perché viviamo assieme - non nella stessa casa però...
GM: Però su 360 giorni, 300 siamo insieme. Se vuoi fare questa vita qui, è così, infatti non tutti sono per questa vita, che significa fare una scelta ben precisa . E’ dura, e puoi farla solo se ce l’hai dentro.

Altre interviste

Elisa - Il mondo alla rovescia di una piccola star che non sta alle regole del gioco (11/05/2000)

Punkreas - Ci si diverte, finalmente....punk italiano! (07/05/2000)

Toshack Highway - Dopo Swervedriver, ancora Adam Franklin... (04/05/2000)

Counting Crows - Il successo, la felicità, la musica...Adam Duritz beccato in cucina! (30/04/2000)

Noa - A tu per tu con l'autrice di Blue touches blue... (27/04/2000)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.