Lottare oggi per i diritti di domani: per Zulu & i suoi, il futuro è qui, comincia adesso.

Sono usciti con un disco, "La vida que vendrà", che prende il titolo da un verso di una canzone degli Inti Illimani che è un vero e proprio inno, "El pueblo unido" - di cui peraltro propongono una cover in chiusura dell'album - per dare un segnale forte del loro essere coerentemente comunisti, nonostante in "Comuntwist" siano i primi a dire che "oggi pure un nullatenente non è più comunista perché non è di moda, non è più trend". Se la musica dei 99 Posse è cambiata, aprendosi sempre più alle contaminazioni dell'elettronica, i temi sono rimasti gli stessi e sono presentati senza nessuno sforzo per riuscire concilianti, anzi, con la voglia di essere più che mai di rottura. Dopo il successo di vendite di "Corto circuito", i 99 Posse scelgono la strada di un disco musicalmente complesso, vario, difficile e intenso nei testi. In occasione della presentazione alla stampa di questo ultimo lavoro, Rockol ha interrogato i 99 Posse un po' su tutto, dalla censura alla giustizia, dalla politica alla disoccupazione.

Tra i temi conduttori di "La vida que vendrà" c'è quello del lavoro, anzi della sua mancanza. E' da poco passato il primo maggio, voi come l' avete trascorso?
Meg: Siamo rimasti a Napoli, all'Officina 99, dando il via ai concerti del Contromaggio, una serie di manifestazioni che per tutto il mese animeranno Napoli.
Un gruppo come il vostro, specie con le canzoni di quest'ultimo album, sarebbe stata una presenza di peso al concerto organizzato a Roma, dove invece si sono esibiti cantanti che non è che avessero molto da dire sui temi al centro della manifestazione.
Zulu: Non so. Noi preferiamo concentrarci su quello che abbiamo da dire noi, piuttosto che su quello che non hanno da dire gli altri. E' vero che la maggior parte dei musicisti hanno poco da dire: considerano fare musica come l'esibizione di doti vocali o strumentali. Noi pensiamo che sia altro.
Questo disco esce per l'etichetta Bmg, una major. Penso che sia stato faticoso per voi, e anche per loro, trovare un accordo. E' per questo che ci sono stati tanti slittamenti sulla data d'uscita del disco?
Zulu: Ci sono stati due ordini di problemi. Da un lato, noi abbiamo voluto fare un album di qualità molto alta, un disco in cui tutti i pezzi ci convincessero alla stessa maniera, per poter dire che qualsiasi singolo scelto per noi andava bene. E questo ci ha richiesto più tempo del solito. Dall'altro, è saltato fuori all'ultimo un problema assurdo, per via di una frase che Marco Posse aveva inserito nelle due righe dei suoi ringraziamenti: "grazie per le buone notizie che arrivano da Hammamet". La Bmg ha avuto paura che la cosa potesse creare problemi, anche se i nostri avvocati avevano spiegato che non c'era nessun rischio.
Marco Posse: Abbiamo studiato il contratto con due avvocati, perché volevamo garantirci la più totale libertà sulla musica e sui contenuti. Ma non pensavamo di doverci cautelare anche per i ringraziamenti. Quella frase io l 'ho messa per protestare contro una situazione che mi sembrava assurda: era un periodo in cui si continuava a parlare di Bettino Craxi, un uomo condannato dalla nostra giustizia, come di un eroe da onorare con i funerali di stato.
A proposito di condanne, come sono finiti i procedimenti che vi vedevano coinvolti?
Zulu: Si sono tutti risolti con un non luogo a procedere, o con il riconoscimento dell'inconsistenza delle accuse. Faccio un esempio: per aver acceso un chilum sul palco ci hanno accusato di istigazione all'uso delle droghe. A parte che non abbiamo istigato nessuno - anche perché meno gente fuma, meglio è per chi fuma che così arriva roba di buona qualità che se no sui grandi numeri si mette di mezzo la camorra - ma poi che cosa gli interessa a quelli se io mi faccio una canna? In Italia non vengono garantiti i diritti elementari a un'assistenza sanitaria degna di questo nome: che uno abbia o meno la possibilità di farsi degli esami clinici, è un problema del paziente, mentre lo stato interviene a tutelare la mia salute se mi faccio una canna. Non è schizofrenico come ragionamento? Io al magistrato incaricato ho detto le stesse cose, e lui ha deciso per un'assoluzione con formula piena. Insomma, hanno solo sprecato un sacco di Amazzonia con denunce inutili.
A Milano si è appena aperto l'appello al maxiprocesso contro i militanti dei centri sociali, accusati spesso per aver difeso degli spazi di libertà dentro la città. Che ne pensate?
Zulu: Innanzitutto, i maxiprocessi sono una cosa brutta in sé e per sé, perché danno sempre l'impressione che si vogliano giudicare non tanto le persone responsabili di un certo reato quanto le idee. Certo è preoccupante, ma sta di fatto che tutto questo non ferma la lotta. La cosa assurda è che processano gente per un blocco stradale, e poi c'è chi come Cossiga, lo dice lui stesso nel campionamento che abbiamo inserito in "Yankee go home", può dichiarare di aver stipulato patti con gli americani all'insaputa del Parlamento e nessuno si scandalizza.
Con "L'anguilla", il singolo che ha anticipato l'album, lanciate un messaggio di lotta particolare, quello di chi entra nel sistema per sabotarlo. E' davvero possibile "usare" le armi del sistema per combatterlo?
Marco Posse: Noi abbiamo imparato a farlo, a usare certi meccanismi, per esempio della macchina della promozione, a nostro vantaggio, per lanciare i nostri messaggi. Ormai abbiamo dalla nostra una forza che ci viene dal successo di "Corto circuito": quelle 160.000 copie vendute, nonostante tutte le previsioni, ci mettono nella condizione di poter lavorare con una major come la Bmg e di sfruttare la maggiore visibilità che questo rapporto ci offre, mettendo bene in chiaro quello che vogliamo. Loro sono felici perché noi vendiamo, e noi siamo felici perché più gente ci ascolta.
Per questo il vostro Cd è venduto a un prezzo calmierato, perché più gente possa ascoltarvi?
Marco Posse: Nel contratto con la Bmg abbiamo stabilito che il nostro Cd sia venduto a un prezzo che è una percentuale del normale prezzo di vendita di un disco. Ciò dimostra che, con o senza abbassamento dell'Iva, la musica può costare meno. Ma perché costi meno ci vuole il sacrificio di chi la musica la fa. "La vida que vendrà" è stato un album dal budget piuttosto alto: abbiamo lavorato per il mixaggio con Steve Lion e Andy Hughes, tra Napoli, Londra e Milano. Eppure nei negozi il nostro disco sarà venduto a 29.900 lire. Il che dimostra che la musica che viene venduta a 36.000 lire potrebbe benissimo costare di meno. E' una nostra scelta, che come conseguenza comporta che non siamo ancora diventati ricchi. Perché più abbiamo successo, più si abbassano i nostri cachet per i concerti: il biglietto costa sempre 15.000 lire. E' qualcosa che possiamo fare perché abbiamo una motivazione ideale forte.
In questo album denunciate una serie di rischi che la nostra società sta correndo e di cui pochi sembrano accorgersi, come il rischio di una "Esplosione imminente". A cosa vi riferite di preciso?
Zulu: Al rischio, reale e già in corso, di una guerra tra poveri, con i disoccupati che se la prendono con gli immigrati, il sottoproletariato dei rioni popolari che dà la caccia ai Rom, e tutti che chiedono la "tolleranza zero", senza capire che si tratta di un concetto che finirà per ritorcerglisi contro, se messo in pratica. Perché una volta eliminati gli immigrati, toccherà proprio al sottoproletariato che vive di espedienti essere oggetto di una campagna "zero-tollerante".
Un altro tema caldo del vostro album è quello dello sfruttamento dei lavoratori, complici anche nuove formule contrattuali, tra cui quella del lavoro interinale. Una posizione, la vostra, che ha scatenato una serie di polemiche.
Zulu: Partiamo col dire che a noi piace chiamare le cose con il loro nome e cercare di raddrizzare certi ragionamenti contorti che, grazie al martellamento mediatico, si sono imposti a scapito della più naturale ragionevolezza. Come si fa a dire, per esempio, che le pensioni sono un ostacolo al risanamento? Le pensioni sono un diritto. E come si fa a dire che un disoccupato è un potenziale imprenditore di se stesso? Oggi tutti quanti, destra o sinistra poco importa, si inginocchiano ai piedi di quelli che sono diventati il fulcro della politica, gli imprenditori. Oggi gli imprenditori sono diventati quasi dei benefattori che "offrono" lavoro. Ma che vuol dire che "offrono" lavoro? Quanto al problema del lavoro interinale, la polemica l'ha sollevata il signor Enzo Mattina, ex-sindacalista Uil oggi rappresentate dei lavoratori "in affitto", accusandoci di voler speculare su queste figure di lavoratori e sostenendo l'assurda tesi che il lavoratore interinale ha gli stessi diritti di uno a tempo indeterminato. Ma in che mondo? Come può un lavoratore che lavora due mesi e poi chi sa dove va a finire, essere uguale a uno che ha il posto assicurato per la vita? Il lavoratore a tempo è in balia del datore di lavoro, e accetta straordinari e turni nella speranza di garantirsi un posto anche domani.
Come vedete il fatto che questi provvedimenti siano stati introdotti da un governo di sinistra?
Marco Posse: Tra destra e sinistra non c'è più molta differenza. E la gente continua a stare male, e lo dimostra non andando a votare o votando a destra, come nelle recenti elezioni regionali. La gente ha voglia di stare meglio e Berlusconi, dalle sue tre reti televisive, predica in modo molto convincente un futuro migliore. E molti abboccano.
La copertina del vostro album ritrae una Piazza del Plebiscito in stato di assedio, e tutte le immagini interne al booklet sono molto d'impatto. Qual è la storia di queste fotografie?
Marco Posse: Le fotografie sono di Luciano Ferrara, un fotografo che noi definiamo "del movimento", e le immagini che abbiamo scelto commentano visivamente le varie canzoni. Prevalentemente, testimoniano la realtà di Napoli e quella in particolare della lotta dei disoccupati: i poliziotti in tenuta anti-sommossa della copertina fronteggiano una manifestazione di disoccupati, e le fiamme di "Esplosione imminente" sono quelle degli autobus bruciati dai disoccupati come protesta contro Bassolino.
Continuando a parlare di immagini, è in rotazione sulle reti musicali il video di "L'anguilla". Come vi è venuta l'idea di questo clip?
Marco Posse: Non volevamo fare il solito spot con le facce di noi del gruppo. Con il regista Claudio Sinappi abbiamo pensato di ricreare nel video delle situazioni in cui una persona si trova obbligata a certi comportamenti quando invece vorrebbe fare tutt'altro. L'idea, a dire il vero, ci è venuta da certi passaggi di "American beauty". L'azione si svolge nella redazione del "Resto del Carlino", dove abbiamo lasciato qualche ricordino su una scrivania di un giornalista dove facevano bella mostra di sé immagini del Duce, del generale Borghese, e una fotografia sua e di alcuni colleghi con il fez.
Ma voi un'idea ce l'avete di come sarà questa "Vida que vendrà"?
Zulu: Ci saranno tante mazzate, purtroppo. Anche se nella cover che chiude il disco il messaggio è positivo, perché il popolo unito vincerà. Il fatto è che penso che ci sia bisogno oggi di lottare per i nostri diritti di domani. Il futuro che ci attende dipende dalle battaglie che scegliamo di combattere oggi. Come diciamo in un nostro brano "Il futuro è qui, comincia adesso".

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