Walter Becker e Donald Fagen: incontro con due musicisti ‘contro natura’.

Li attendevamo da vent’anni. Ed eccoli, gli Steely Dan. “Due contro natura”, eppure così saldamente aggrappati al loro tempo, sensibili ai cambiamenti ma tenacemente rispettosi di un passato glorioso e a volte ingombrante. Per un appassionato di musica, incontrare due musicisti leggendari come Walter Becker e Donald Fagen può essere un’esperienza davvero emozionante, soprattutto se si considerano album come “Aja”, “Gaucho” e “The nightfly” (il primo disco da solista di Fagen) dei veri capolavori della storia musicale degli ultimi trent’anni. “Two against nature”, il nuovo album di studio, che arriva dopo venti anni esatti da “Gaucho”, è per i due Steely Dan una bella prova contro il tempo. Una prova riuscita, musicalmente parlando, e un successo sotto l’aspetto commerciale, visto che il disco è da settimane in classifica negli States. Le cose che più ci hanno stupito parlando con gli Steely Dan sono state la contagiosa simpatia di Backer, sempre molto spiritoso e pronto nelle battute, e il vocione cavernoso di Fagen, sicuramente più timido e introspettivo dell’amico, ma sempre molto disponibile e gentile.

Chi vi conosce bene dice che voi siete talmente in sintonia nel lavoro da divenire una sola persona con due cervelli, è vero?
Walter: (ridendo) «Ah sì! Beh, a volte capita che non c’è un cervello neanche in uno! No, scherzi a parte noi siamo un doppio team, è come essere in una squadra di basket”.

“Two against nature”, come mai avete scelto questo titolo per l’album?
Donald: «L’idea principale è nata da noi, come contrapposizione alla natura, in particolar modo alla natura umana, agli esseri umani, e non alla natura in se stessa».

E’ vero che avete tratto ispirazione dal “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde?
Donald: «Sì, diciamo che è stata la maggiore fonte dalla quale abbiamo attinto. Ci piaceva però anche l’idea di creare una sorta di mondo fantastico e gratificante dove rifugiarsi, diverso dal mondo in cui viviamo».

Sono trascorsi vent’anni da “Gaucho”: perché così tanto tempo per la realizzazione di un nuovo lavoro?
Walter: «Ci abbiamo pensato per circa 17 anni, lo abbuamo preparato in uno e registrato in due... ».

La realtà è che in tutti questi anni avete comunque collaborato insieme. Walter ha prodotto “Kamakiriad” di Donald, Donald ha prodotto “11 tracks of whaks” di Walter…
Walter: «E’ vero! Anche se non come band, abbiamo lavorato insieme parecchio. Ma in tutti questi anni ci siamo dedicati anche ad altri progetti lontani dalla band. Io per esempio ho prodotto un album per Rickie Lee Jones, più altri album jazz. Donald si è occupato del “New York rock and soul Revue”. Insomma, non ci siamo annoiati! ».

Voi avete ottenuto ampi consensi anche con le vostre carriere soliste. Quanto e come vi hanno cambiato le vostre rispettive esperienze?
Walter: «Beh, di solito si dice che ogni cellula del corpo viene rimpiazzata ogni sette anni da una nuova! Già questo non ci fa sentire più uguali a prima. Credo, a parte tutto, che siamo ancora gli stessi, musicalmente parlando, e tra di noi nulla è cambiato, anche perché abbiamo continuato ad avere rapporti nell’arco degli ultimi vent’anni. Le nostre singole esperienze sono servite ad esempio ad apportare sonorità per noi nuove, come il jazz, alla nostra musica».

Quando vi siete riuniti, nel 1994, lo avete fatto per dei concerti e non per un album in studio. Come mai questa decisione?
Donald: «Sai, è stata la cosa ideale per ricreare dopo tanto tempo il giusto feeling tra noi. Avevamo tante canzoni scritte durante questi anni, alcune scelte per “Two against nature”, e il modo più veloce per collaudarle era il responso diretto col pubblico dei nostri concerti. Inoltre sai, a volte una band si riunisce, fa un album, ma non significa che tra i componenti ci sia lo stesso feeling dei tempi passati!».

Che fine hanno fatto le canzoni che avete scartato?
Donald: «Inizialmente erano tantissime. Poi abbiamo ristretto la lista da venti a nove, e le altre le abbiamo in parte completate e conservate per un eventuale altro disco. Comunque ne suoneremo alcune dal vivo in tour».

A proposito di cambiamenti, ho visto che non avete collaborato, per questo disco, con Gary Katz. In fondo lui, oltre a essere il vostro produttore, era una sorta di terzo elemento della band.
Walter: «Sì, ma nulla di personale. Lui è da anni impegnato con la sua etichetta, e quando noi cercavamo un produttore non era disponibile. Così abbiamo pensato di produrci noi stessi. In fondo l’esperienza per farlo non ci mancava; volevamo spingerci oltre, fare quello che in tanti anni abbiamo sempre delegato ad altri, almeno con il marchio Steely Dan».

Questo distacco ha in qualche modo cambiato il vostro sound?
Donald: «Sostanzialmente direi di no, anche perché l’idea di fondo rimane sempre farina del nostro sacco. E’ sempre stato così. Indubbiamente per “Two against nature” sono entrate in gioco le nostre esperienze personali, quasi due decenni di collaborazioni, abbiamo insomma messo in campo tutta la nostra creatività, e sotto ogni aspetto della produzione».

I vostri dischi storici sono stati una sorta di bibbia per tutti i musicisti, così ricchi come sono di straordinarie performances strumentali e arrangiati “allo stato dell’arte”. Per questo album come avete lavorato?
Walter: «Donald e io ci siamo occupati in parte uguale della scrittura e stesura dell’album, anche se, di solito, io mi occupo della parte musicale e lui dei testi».

Rispetto a “Aja” e “Gaucho” mi sembra che il gruppo di musicisti sia però ben più ristretto.
Walter: «E’ stata una nostra precisa scelta. In passato trascorrevamo mesi e mesi in studio a suonare centinaia di volte gli stessi brani, per perfezionarli, e renderli impeccabili sotto ogni aspetto. Pur avendo lavorato molto per questo nuovo disco, abbiamo preferito scegliere pochi musicisti ma di grande valore. Ragazzi molto affiatati tra loro, e che noi abbiamo collaudato anche dal vivo».

State preparando un nuovo tour?
Donald «Sì, iniziamo a maggio in Giappone, poi torniamo a giugno negli States, e speriamo di venire in Italia dopo l’estate o all’inizio d’autunno, anche perché adoriamo l’Italia e la musica italiana e crediamo che voi disponiate di veri talenti. Uno di loro è Pino Daniele».

Pino Daniele? Come mai lo conoscete?
Donald: «Mah, è stato per caso. Noi andiamo spesso in un ristorante italiano di New York, e ogni volta che siamo lì sentiamo Pino e ci piace molto. Sicuramente avete molti altri artisti validi come lui, che non conosciamo».

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