Strano spettacolo, la conferenza stampa dell’istrione Simon Le Bon, del mite Nick Rhodes, e del tarchiato culturista Warren Cuccurullo. L’incontro avviene con un certo anticipo sull’uscita di “Pop trash”, che per l’Europa è il primo album di brani originali da “Wedding album” (1992). Così, più che del nuovo album si parla del passato, forse anche per fare un po’ i conti con un gruppo cui non è facile assegnare un posto nella piccola storia del pop: per quanti anni siano passati, l’eco della Duranmania, difficilmente spiegabile a chi è nato negli anni ’80, ancora accompagna gli invecchiati Simon e Nick. Loro sono due personaggi interessanti, due animali pop come pochi, e sicuramente ne hanno viste tante da quando sbarcarono sul “Planet Earth”. Ma le domande che si sentono rivolgere, spiace dirlo, non sono granché - c’è di buono che il caustico Simon è in grado di dare risposte originali a una sala strapiena di giornalisti anche in piedi - e dire che sparare sui Duran è stato lo sport preferito dalla critica italiana per parecchi anni. Qualche ripensamento, di fronte allo straripare degli ‘N Sync? .L’ultima volta che siete stati a Milano, c’erano tante ragazzine fuori dall’albergo. Ora invece...
Nick Rhodes: Siamo una band con 20 anni di vita. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi. E ora, ci troviamo bene così.
Nick e Warren hanno scelto di coprodurre il disco col marchio TV Mania. Di cosa si tratta, esattamente?
NR: E’ sia la nostra società di produzione che il nome con cui speriamo di pubblicare, in ottobre, un album che è pronto da un sacco di tempo. Stiamo anche lavorando a un musical, e abbiamo fondato un’etichetta su Internet, col nome Lo-Fi.
Simon LeBon: Penso che il web sia fantastico sia per quegli artisti giovani che non riescono a ottenere contratti con le majors, che per quelli che hanno già un rapporto consolidato coi loro fans e non vogliono piegarsi.
Come produttore, Warren, cosa puoi dirci della lavorazione di questo album?
Warren Cuccurullo: Avevamo molto materiale a disposizione. Quello che è finito nell’album è quello che sentiamo dentro maggiormente.
Che ci dite di John Taylor?
SLB: Voleva essere un artista solista, e vivere a Los Angeles. La cosa non è facile da gestire quando tu invece vuoi essere in una band e stare a Londra!
Che è accaduto con il disco del 1997, “Medazzaland”, e perché non avete nemmeno tentato di distribuirlo in Europa?
SLB: Abbiamo avuto problemi con l’etichetta. Non abbiamo avuto il sostegno della casa discografica, e quindi abbiamo deciso di non proporre all’Europa un disco che non avremmo potuto sostenere personalmente.
NR: Ora abbiamo l’opportunità di fare un disco in tutto il mondo, cosa che nel caso di “Medazzaland” non era possibile.
Tra poco ci sarà il “Pavarotti International”. In un’intervista Simon definì la sua partecipazione di qualche anno fa “surreale”.
SLB: Era surreale il fatto che il più grande cantante del mondo cantasse al mio fianco e cantasse una canzone dei Duran. E poi ricordo che al Pavarotti International io cantavo e vedevo nelle prime file Lady Diana, e dietro di lei mia madre che sorrideva e la indicava come per dire “Guarda chi c’è!” Io ridevo mentre la guardavo, e la principessa mi sorrideva, probabilmente pensando che ridessi di lei.
Cosa provate a essere definiti la prima boy-band?
NR: Noi?
SLB: Naah!
NR: Naah...
SLB: Guarda, perché non definiscono così i Beatles?
WC: Credo che i Duran fossero un gruppo diverso, a partire dalla genesi. Amici che suonano assieme, e non un gruppo messo assieme dalla casa discografica. Gente che ascoltava rock, e non ... Non so davvero cosa ascoltino i Backstreet Boys.
Tra le vostre radici, tra l’altro, c’era il glam-rock. Avete visto il film “Velvet Goldmine”?
SLB: Faceva schifo. Uno dei peggiori film che abbia mai visto. A parte la scena in cui sono sul tetto, alla fine.
Faranno un film su di voi?
SLB: Sarebbe interessante. Una commedia, immagino... pensi che si potrebbe fare in un altro stile? Parlando di cose surreali... Un buon regista potrebbe essere Spike Jonze. Già lo immagino. “Being Duran Duran”.
Cosa resterà dei Duran?
WC: Alla fine, io direi: le canzoni.
SLB (finge disgusto): Oh, sapevo che avresti detto una cosa del genere.
NR: Speriamo che non si ricordino solo di vestiti e capelli.
Guardando indietro, fareste scelte diverse?
SLB: Come dice la teoria del Caos, se torni indietro e cambi una sola, piccola cosa del tuo passato, tutto il resto cambia completamente. Per cui, siccome sono soddisfatto della mia vita, non cambierei niente.
WC: Nel caso non lo sappiate, Simon ha appreso la teoria del Caos da “Jurassic Park”, dove è spiegata da Jeff Goldblum.
Nick, gli anni ‘90 hanno visto una crescente importanza della tecnologia nella musica. Il tuo approccio alle tastiere è cambiato?
NR: Sì, decisamente. Le possibilità sono talmente tante che ogni volta che finisco un pezzo ho il dubbio di come sarebbe stato se avessi usato un altro tipo di registro.
SLB: Che cavolo significa? Allora usa un pianoforte.
NR: Non è una brutta idea. L’era pretecnologica, prima del digitale, ha più calore.
Dal punto di vista artistico, non pensate che il troppo successo...
SLB (sgrana gli occhi): Troppo successo? Esiste una cosa del genere? ...
(si calma) Quello che penso è che siamo stati esposti a un’attenzione incredibile per un certo periodo, e non puoi aspettarti di rimanerci per sempre.
NR: Nel 1985 la cosa ci è pesata. Per uscirne, per avere anche la possibilità di esplorare aree musicali diverse, abbiamo formato gli Arcadia e i Power Station. C’era troppa gente che si aspettava troppe cose da noi.
Cosa ricordate del Live Aid?
NR: Ricordo quando Mick Jagger mi disse: “Ti presento Bob Dylan”. Poi si voltò per andarsene e andò a sbattere contro un palo.
SLB: Ricordo una scorta incredibile per accompagnare Madonna a fare la pipì.
Ci sono pezzi che non rifareste?
SLB: Ci sono momenti nella vita di una band in cui capisci che non stai lavorando solo per te, ma che c’è gente che vive grazie a te perché sei diventato un’industria. Detto questo, noi abbiamo cercato sempre di fare quello che ci piaceva, di fare qualcosa di nostro. Alla fine, è musica pop. Credo che “The reflex” non abbia un messaggio particolarmente profondo, al di là di “lalalalala, lalalalala”. Ma è una buona canzone pop, credo.
NR: Questo album si chiama “Pop trash” non per caso. Credo che dipenda dal fatto che il pop è sempre più ispirato da tutte le cose che ti bombardano, tutte quelle informazioni che ti arrivano da ogni parte, e ispirano le tue azioni. E le tue canzoni. Siamo circondati da spazzatura pop.
SLB: Soprattutto voi giornalisti, haha.
NR: Internet, comunicati stampa, dichiarazioni ufficiali, jingle pubblicitari...
Simon, cosa ascoltano i tuoi figli?
SLB (si intenerisce): Amber ha 10 anni e ascolta Britney Spears, che a me fa schifo, e il disco di canzoni brasiliane prodotto da David Byrne. Ma ha anche un disco dei Duran nel suo cd booklet: “Big thing”. Vi piace Tony Blair?
SLB: Penso che sia un viscido piccolo topo, e che non sia per nulla un socialista.
Vi dà fastidio essere identificati con gli anni ‘80?
NR: Beh, gli anni ‘80 sono il periodo in cui abbiamo iniziato, e la gente ci ha conosciuti. Non ci possiamo far niente. E’ vero anche che i nostri ultimi album sono un po’ più sofisticati e non pensiamo che siano ascrivibili agli anni ‘80.
SLB: Che bella risposta, vedete come siamo professionisti?
NR: Gli anni ‘80 sono stati molto fertili per la nascita di vari generi musicali, se pensi che anche i primi gruppi grunge e la house music sono nati in quel periodo.
Quale ritenete sia stato il vostro maggior contributo alla musica?
SLB (caricaturale): Penso che abbiamo portato la musica in una nuova era... Erano tutte porcherie prima che arrivassimo noi... Poi vennero i Duran ad aprire le porte della vera arte alle masse.
Warren, che notizie hai degli altri tuoi soci nei Missing Persons?
WC (gelido): La cantante si è sposata, il bassista ha una band.
Cosa vi fa paura?
NR: La parte centrale dell’America.
SLB: La parte centrale delle americane.
WC: Non ho paura di niente.
SLB: Oh, wow.