Una vittoria sanremese inaspettata, che giunge come il corollario di una carriera ormai quasi ventennale: gli Avion Travel continuano ad esserci, a macinare chilometri e, spenti i riflettori del Festival, tornano a fare ciò che più gli aggrada, come suonare e scrivere nuove canzoni. In uscita, mai opportuna come adesso, una raccolta di successi che ripercorre la loro carriera degli ultimi 10 anni, e per il resto soltanto tanta voglia di suonare. E se la loro vittoria sanremese non è immune da polemiche, visto il ruolo decisivo della giuria di esperti, è anche vero che essa sancisce una voglia di cambiamento da troppo tempo nell’aria. Ecco alcune dichiarazioni del gruppo, tratte da due diverse occasioni: la conferenza stampa subito successiva alla proclamazione dei vincitori e una chiacchierata rilassata con Mimmo Ciaramella, il batterista della Piccola Orchestra Avion Travel.La conferenza:
Cosa provate dopo questa vittoria?
Siamo contenti. Non abbiamo avuto modo di leggere la graduatoria, e poi le classifiche non ci piacciono. Ma in questo Festival ci sono molte belle canzoni e molti artisti che ci piacciono. Stare dietro le quinte con Samuele Bersani, Max Gazzé, Subsonica e gli artisti qui presenti ci ha emozionato. C’è una ventata di cose nuove, e questo rende il tutto ancora più divertente.
Vincere Sanremo è la giusta ricompensa dopo anni di gavetta, fatti macinando chilometri...
In altre occasioni abbiamo sottolineato le difficoltà di fare musica, ma in realtà siamo dei fortunati, non c’è fatica in quello che facciamo. Noi siamo insieme da 16 anni, ci conosciamo da quando andavamo a scuola, per cui il tutto continua a divertirci molto. Per quanto riguarda l’emozione, vi diciamo soltanto che eravamo veramente inconsapevoli di quello che stava succedendo, fino a quando ci hanno detto che dovevamo suonare. A quel punto Ferruccio ha detto: “ragazzi, ho paura che chi suona per ultimo a Sanremo è quello che vince”. Lì abbiamo realizzato che eravamo veramente ‘arrivati’. Vogliamo ringraziare anche Gianni Morandi per gli auguri che ci ha fatto, e per i complimenti arrivati qualche anno fa.»
Cosa farete adesso e cosa succederà agli Avion Travel?
Come gruppo non vediamo già l’ora di ritornare a fare le prove. Per quanto riguarda Sanremo, non abbiamo mai pensato di vincere, per due mesi ci siamo ripetuti: “Guaglio’, non succede, ma se succede?” Stasera andremo a letto dicendo: “Guaglio’, è successo, e mo’?”. Ecco, questo sintetizza bene questi ultimi due mesi. Adesso speriamo soltanto che ci parta il furgone...
Non pensate che vincere Sanremo possa trasformarsi in un’arma a doppio taglio?
«Speriamo che non sia un problema per il nostro futuro l’aver vinto Sanremo, come ipotizzano alcuni giornalisti. Certo, ci saranno inevitabilmente dei cambiamenti, ma noi continuiamo ad essere consapevoli del lavoro che facciamo e questo è un dato di fatto che Sanremo non cancella. Facciamo 150 concerti l’anno, il nostro pubblico cresce anno dopo anno, ma in ogni caso non ci illudiamo che la popolarità televisiva sia la stessa cosa. Speriamo soltanto che siano in parecchi adesso ad avere voglia di ascoltare la nostra musica.
A proposito della vostra vittoria, c’è da notare che le giurie popolari vi avevano messo all’undicesimo posto: una vera spaccatura quindi tra l’italia reale e quella degli esperti...
Sulla distinzione tra l’Italia reale che ci ha messo all’undicesimo posto e quella degli esperti che ci ha fatto arrivare primi non sapremmo cosa dire. Speriamo che questo discorso possa essere proseguito sulla stampa.
Siete stati molto provocatori nel suggerire l’ipotesi dei DJ con la laurea: come commentate adesso quella vostra uscita?
Per molti per un lungo periodo non siamo stati un gruppo radiofonico. La nostra affermazione di chiedere ai DJ la laurea è sicuramente forte, ma noi non facciamo musica per tutti. La musica è un fatto di parte, si sceglie da che parte stare, e noi dalla nostra parte speriamo di trovarci qualcun’altro. Non vogliamo un’unica Italia, ma abbiamo il coraggio di dire che c’è un’altra Italia che ascolta una musica che non ci piace.
L’intervista:
Allora, Mimmo, iniziamo a parlare di questa liason che lega gli Avion Travel a Sanremo... Scherzando e ridendo, questo è stato il secondo Festival di Sanremo cui abbiamo partecipato. Poi abbiamo fatto altre manifestazioni, come ad esempio il primo Sanremo Rock, che abbiamo vinto insieme ai Denovo e a un gruppo napoletano, i Valhalla. Poi ci sono stati due premi Tenco, vari concerti al Teatro del Casino e anche un concerto al Teatro Ariston. Quindi noi con Sanremo, a differenza di quanto si pensa, e cioè che siamo un gruppo che snobba le canzonette, abbiamo dimostrato di essere un gruppo che ama la musica leggera. Facciamo canzoni, le vestiamo in un modo particolare, pignolo forse, ma ci piace molto orchestrare – ed è per questo che ci chiamiamo Piccola Orchestra Avion Travel – e quindi con Sanremo abbiamo un rapporto ormai profondo.
Rispetto a “Cirano”, l’album realizzato insieme ad Arto Lindsay, che tipo di storia musicale ha un brano come “Sentimento”? So che la nuova canzone uscirà con un’antologia che copre gli ultimi dieci anni del vostro lavoro...
“Cirano” è nato con Arto Lindsay, però diciamo che la preproduzione artistica di quel disco è nata in una palestra a Santa Sofia, dove era nata anche “Dormi e sogna”. All’interno di questo set di prove che abbiamo fatto a Santa Sofia abbiamo provinato anche il brano che abbiamo portato a Sanremo. Ai tempi non l’abbiamo inserito su “Cirano” perché evidentemente non l’avevamo capito. Non è che l’abbiamo scartato, diciamo che l’abbiamo messo in cantina fino a quando, miracolosamente, riascoltandolo lo abbiamo trovato molto orecchiabile e con in più tutte le caratteristiche per poter essere suonato con una grande orchestra. La qual cosa per noi è il massimo godimento di tutto il Festival, visto che soltanto lì puoi suonare con un orchestra così importante e numerosa. Rispetto a “Cirano”, quindi, “Sentimento” nasce nel periodo in cui sono state composte anche “Dormi e sogna” e alcune parti dell’album, sul quale poi ha messo le mani Arto Lindsay. A lui, ai tempi, abbiamo dato totale fiducia e devo dire che il lavoro fatto con la nostra musica è eccellente: dopo aver ascoltato i nostri provini ha detto che non era intenzionato a mettere mano alle canzoni, perché gli sembravano giuste così. La nostra italianità lo ha conquistato, perché lui la considera il nostro elemento più internazionale ed esportabile.
Perché arriva proprio adesso per voi il momento di pubblicare un’antologia?
Anzitutto per un motivo temporale, visto che – per quanto può sembrare una cosa stupida – il finire del secolo ti fa venire voglia di mettere un po’ d’ordine tra le tue cose. Non a caso l’album si intitola “Selezione 1990- 2000”, perché rappresenta 10 anni in cui abbiamo fatto concerti, dischi, festival: la selezione dei brani da includere in scaletta è stata fatta cercando di misurare l’indice di gradimento dei nostri pezzi quando vengono suonati dal vivo. Non credo che si tratti di un’operazione che vuole celebrare il passato, quanto semmai di qualcosa che tende a ripercorrere le tappe di quanto fatto in 10 anni. Il 2000 è iniziato con il Festival di Sanremo, una vetrina importantissima che non mancherà – speriamo – di ampliare il nostro pubblico.
Voi siete un gruppo dalle diverse anime, tra cui due forse vengono fuori in modo più prepotente rispetto alle altre: una è sicuramente l’anima teatrale di Peppe Servillo, l’altra quella funambolico-musicale dell’orchestra. Non pensate che la teatralità remi contro l’aspetto più viscerale e immediato della musica pop, finendo per intimorire chi ascolta?
Questo potrebbe accadere, però ad esempio “Sentimento” è una canzone diversa da tutte le altre. La teatralità e il funambolismo musicale del gruppo riescono ad essere rappresentati egregiamente in questi quattro minuti. Per il resto ci piace pensare alla musica come abbiamo sempre fatto, scherzando sul palco. Non siamo seri, come ci vedono gli altri, semmai pignoli: nessuno dei nostri concerti è mai uguale all’altro, nessuna canzone viene mai eseguita allo stesso modo. Ci piace scoprire, inventare al momento, e penso che anche Peppe, nella sua gestualità, venga influenzato dalle persone che si trova di fronte. E’ un gioco che ci piace fare e per questo siamo la Piccola Orchestra: solo Avion Travel potrebbe sembrare un gruppo heavy metal o funky e invece siamo un gruppo che in questi anni è cresciuto, è fiero della sua italianità, con l’occhio sempre attento alla migliore tradizione della canzone italiana, da Modugno a Nino Rota: sono queste le cose italiane conosciute in tutto il mondo, non a caso “Volare”è il manifesto più importante della canzone d’autore italiana. Noi a questo ambiamo, però il fatto di essere sei persone, con sei teste diverse, fa sì che la miscela della Piccola Orchestra sia del tutto originale.
Visto che per stilare la scaletta di “Selezione 1990-2000” avete tenuto conto del gradimento del pubblico, posso anche chiederti quali sono le vostre canzoni che il pubblico preferisce?
C’è uno zoccolo duro di pezzi che rappresentano la nostra storia, come “Aria di te” e “Abbassando”. Non ci sono cover, invece, su questo disco, proprio perché abbiamo intenzione in un futuro di fare un album di sole cover. Per le cover ci sono reazioni esagerate, e il pubblico ci dice che sembrano canzoni scritte da noi, tale è il taglio che gli diamo.
Quando uscirà l’album di cover?
E’ presto per dirlo, anche perché dopo Sanremo e i concerti che seguiranno, l’obiettivo primario sarà quelli di fermarsi e di comporre, per poi ripartire in estate con un altro tour.
La formula dell’operina – come “La guerra vista dalla luna” - ha riscosso un grande successo: tornerete a quella formula oppure per ora vi concentrate sulle canzoni?
La priorità è quella di scrivere canzoni, musica leggera. Per quanto riguarda l’operina niente ci impedisce di tornarci in seguito, visto che quello è materiale che può essere rappresentato sempre. Abbiamo inoltre intenzione di aggiungere delle parti musicali in modo tale da portarla ad una durata superiore all’ora attuale. Inoltre con Fabrizio Bentivoglio è nato uno splendido rapporto, visto che lui ha fatto anche il regista di un mediometraggio intitolato “Tipota”, nel quale compariamo noi e le nostre famiglie in veste di attori. Per cui niente chiusure a priori, anzi, massima disponibilità a tornare sull’argomento in futuro.
Un’ultima domanda: quali canzoni del Festival ti sono piaciute, tra quelle che hai ascoltato?
Allora, facciamo una premessa: il musicista ha il dono di capire le canzoni, perché è un addetto ai lavori, ma questo non significa necessariamente che il pezzo avrà successo. Però tra le cose ascoltate credo che Samuele Bersani abbia fatto un bellissimo pezzo. Lui è un artista capace di rappresentare il nuovo facendolo con il mestiere, con la buona scrittura. Il suo, insieme a quello di Max Gazzé, è il pezzo del Festival che mi è piaciuto di più.