Oltre che essere, insieme a Eric Morand, il fondatore di una delle etichette di musica elettronica più importanti d’Oltralpe, Laurent Garnier, da anni, è considerato il numero uno dei DJ francesi. E’ una posizione di rispetto che si è guadagnato con i suoi set storici: ore e ore di techno grooves, inflessioni trance, diversioni house. Oggi però Laurent sembra essersi stancato della battuta in 4/4. E allora, dopo i suoi esordi votati senza esitazione alla techno, dopo un album, “30”, con cui ha pagato tributo alla Warp Records di Sheffield, Laurent trova la sua strada. E’ una strada che converge con quella di tutti coloro che, in anticipo su una marea di produttori di elettronica persi tra le manopole delle loro “macchine”, hanno deciso che un loop, una ritmica metronomica e dei rumori minimali qua e là, non sono più abbastanza per esprimersi. E così Laurent Garnier si ripresenta al pubblico con un disco, “Unbelievable behaviour”, che è musica d’ascolto, jazz digitale per il nuovo millennio, techno dark pensata di giorno con in testa la notte e chissà quale scenario apocalittico. Il risultato? Eccellente. Ne abbiamo parlato con Laurent stesso. Due anni fa pubblicasti un disco, “30”, che era una sorta di consuntivo sui tuoi primi anni di vita. Cosa è cambiato dall’uscita di “30” ad oggi?
Oggi sono più capace di lavorare sulle macchine. Sono in grado di estrapolare suoni diversi. Ho imparato molti nuovi trucchi grazie a cui riesco a raggiungere risultati mai raggiunti in passato. E poi ci sono programmi sempre più sofisticati che ho scoperto in questi anni con cui si lavora più velocemente e ci si trova quasi a “suonare” le macchine come se fossero veri e propri strumenti. Inoltre mi sono un po’ allontanato dalla scena dei club, nel senso che non faccio più così tante serate come DJ come una volta. Questo mi ha permesso di concentrarmi meglio sulla produzione, sulla musica che volevo fare. E poi in questi anni, forse anche per il fatto che vado molto meno nei clubs, mi sono ritrovato ad ascoltare diversi tipi di musiche che mi hanno sicuramente influenzato, portandomi a un sound diverso
Di che tipo di musiche parli. Cosa hai ascoltato in questi anni?
Jazz, soprattutto. Jazz classico. Miles Davis, Hancock, cose del genere. Ma anche l’hip hop è un genere che sto seguendo con maggiore attenzione.
Ascoltando questo disco sembra quasi che ci sia un disinnamoramento da parte tua verso la battuta in 4/4 della techno e dell’house, due generi che sono sempre stati punti fermi all’interno della tua musica. Ti sei stancato del 4/4?
No, no, no. E’ solo che oggi più che mai volevo fare un disco da ascoltare a casa. “Unbelievable behaviour” è un disco realizzato proprio con questo scopo, con l’idea di scrivere brani da ascolto, non per la pista da ballo. Di conseguenza è stato naturale fare uso di battute più vicine al jazz e all’hip hop che non costruire pezzi attorno a una battuta in 4/4, un ritmo che mi avrebbe chiaramente spinto ancora a creare brani da ballare. Questo non vuol dire che mi sia dimenticato delle mie radici. E’ solo che in questo disco ho cercato di mixare la mia esperienza di DJ e di produttore dance con ciò che voglio fare nel prossimo futuro: musica d’ascolto per gente che è cresciuta e vissuta, come me, nei club.
Pochi mesi fa ho intervistato Eric Morand (insieme a Laurent ha fondato la F Comm, una delle etichette che maggiormente ha contribuito a far crescere la musica elettronica in Francia). Mi disse che secondo lui la musica elettronica era arrivata a una specie di binario morto. L’uso delle macchine era troppo limitante. C’era bisogno, secondo lui, di interagire con veri e propri musicisti, con strumenti tradizionali, in modo da dare più respiro alla realizzazione dei pezzi. E’ quello che hai fatto tu con questo album? . “Unbelievable behaviour” dà l’impressione di essere un disco pensato intorno a suoni “analogici”, realizzati con strumenti veri……E’ così?
Non sono mai stato, nemmeno in passato, un grande amante dei campionamenti e dei samples. Le poche volte che uso samples non cerco mai di trattarli e renderli irriconoscibili. Non è rispettoso nei confronti dei musicisti che stai campionando. Questa volta poi è stato ancora meno necessario che in passato usare samples perché potevo confidare su una serie di artisti che già conoscevo e che hanno suonato nei brani di “Unbelievable behaviour”. Era gente con cui ho spesso suonato in tour, anche durante i DJ set. Gente con cui c’era già un certo affiatamento. E’ stato semplice portare quest’esperienza anche in studio. E sicuramente è grazie a questo apporto che il disco suona, come dici tu, analogico. Ma questo non è l’unico risultato raggiunto. Confrontarsi con altri musicisti anziché solo con le macchine mi è servito tantissimo. Per questo sono completamente d’accordo con quello che ha detto Eric. L’elettronica deve interfacciarsi con altre realtà, che vadano oltre la realtà delle macchine e della tecnologia. Altrimenti non vedo alcuno sviluppo. Lo dimostrano la techno minimale o anche un’artista come Aphex Twin, che sinceramente, trattando come sta facendo i ritmi, non mi sembra stia raggiungendo risultati interessanti. Dall’altra ci sono gruppi come Chemical Brothers o Death In Vegas che si sono accostati al rock. Anche questa potrebbe essere una strada percorribile per uscire da un tunnell che ti limita a usare macchine e programmi senza confrontarti con nessun altro.
Hai detto che “Unbelievable behaviour” è più un album da ascolto che non da ballare. Questa tua propensione a pensare musica da ascoltare come ha influito sulla tua attività di DJ. Come sono i tuoi DJ set oggi?
Beh, non sono cambiati molto. Quando fai il DJ devi sempre pensare che sei lì per far ballare, per far divertire la gente. Quindi il mio DJ set si sviluppa ancora rimanendo attaccato alla Detroit techno, all’house di Chicago. Rispetto al passato ho cercato di inserire anche un po’ di drum’n’bass, qualche brano di deep house. Ma sia i club in cui vado che i rave a cui partecipo mi portano naturalmente a fare set non molto diversi da quelli che pensavo in passato.
Se dovessi definire lo spazio temporale direi che è un album notturno….
E’ vero che sono una persona che vive soprattutto di notte, ma più che notturno oserei dire che è un disco molto oscuro, umorale e per certi versi paranoico….Non è sicuramente un disco da ascoltare quando ti svegli…… (ride, n.d.r.). E poi molti brani sono stati realizzati nel mio studio, che è a casa. Avendo dei vicini piuttosto intransigenti non posso pensare di lavorare di notte. Quindi la maggior parte dei pezzi di . “Unbelievable behaviour” sono stati realizzati di giorno. Comunque sono d’accordo sulla tua percezione del disco. E’ un disco dark che sicuramente evoca immagini notturne…..
La stanza in cui lavori com’è. E’ un posto buio?
No, anzi. Ci sono tre finestre molto ampie che guardano su Parigi. Mi piace lavorarci perché c’è un casino impressionante. Ci sono centinaia di dischi sparsi in giro per la stanza, appunti, insomma, tutto quello che mi appartiene è accatastato lì. Mi fa sentire bene. Comunque ho già deciso che per il prossimo disco mi devo trovare uno studio di registrazione vero e proprio. Così non avrò più problemi di vicinato……