Impossibile non accorgersi di lei. L’uso di colori forti e la sua aggressività sono stati dei veri catalizzatori per suscitare la curiosità sul suo personaggio. Lei è giovane, alta, bella, determinata, si chiama Kelis Rogers, scoperta dagli appassionati di hip hop come corista per “Got Your Money” di Ol’ Dirty Bastard. A sentire la musica del suo primo album “Kaleidascope” (Virgin) si direbbe cresciuta a pane e Wu-Tang Clan, ma anche con la musica di artisti R&B degli ultimi anni. Kelis vanta invece una cultura davvero eterogenea. Il suo debutto, dopo la partecipazione al singolo di Ol’ Dirty Bastard, è avvenuto con la pubblicazione di “Caught Out There”, primo singolo da “Kaleidascope” che ha impressionato molti per via di quel suo ritornello in cui lei urla “ti odio tantissimo adesso!” Il suo esordio arriva in un momento delicato per il soul al femminile, Kelis dove infatti vedersela con agguerrite concorrenti come Angie Stone e star affermate come Mary J. Blige ed Erykah Badu. Kelis, anzi tutto puoi dirci qualcosa sul tuo nome?
«Il mio nome è molto strano e sin da piccola tutti hanno sempre sbagliato a pronunciarlo. Avrei dovuto scriverlo sul disco come hanno fatto Aaliyah e le Zhanè, ma non ha importanza ormai.»
La tua immagine è davvero particolare e nella copertina del disco appari con il corpo completamente pitturato. Quanto è importante per te l’apparire con un certo stile?
«Io cambio spesso il mio stile. Mi piacciono i colori. Personalmente ritengo che quello che ti metti addosso non significhi nulla, ma io mi diverto tantissimo e solitamente abbino l’abbigliamento alla tinta dei miei capelli o viceversa. Mi fa sentire bene. Ma può anche capitare, quando sono arrabbiata, di metter su le prime cose che trovo, tipo un paio di jeans, una t-shirt e le scarpe da ginnastica. Sono piuttosto imprevedibile.» Calcolato o no, che dipenda dal mood del momento o meno, la trovata di tingere qualche centimetro delle punte dei capelli (biondissimi di base su una pettinatura afro) e abbinarlo a un maglione o un pantalone potrebbe davvero prendere piede: è richiesta solo molta, molta pazienza.
L’espressione “I hate you so much right now” ti ha un po’ bollata come la cantante che odia gli uomini. Non è stata una scelta un po’ azzardata per un’esordiente?
«L’odio è un sentimento, un’espressione. Tutti ci arrabbiamo. Penso che abbia stupito non tanto il fatto che io possa odiare qualcuno, ma quanto il fatto che lo abbia detto senza mezzi termini. Mia madre si arrabbiava con me se mi sentiva usare questa espressione perché diceva che era una parola cattiva. Che c’è di sbagliato? Perché se è quello che provo non dovrei esternarlo? La cosa importante nell’uso di questa espressione nella canzone è che io sottolineo che è qualcosa che provo “proprio ora”, perché si basa sull’istinto, ma non è detto che non lo superi. Ci sono tante canzoni sull’infedeltà, sulla fine degli amori e sono così tristi….è vero anche quello. Mi ricordo che quando il mio ragazzo mi ha lasciata, ero disperata e piangevo tutto il tempo, poi la rabbia ha preso il sopravvento; entrambi i sentimenti di tristezza e odio erano reali. La gente sembra dimenticarsene, ma la rabbia si prova spesso e io ho voluto fare un disco così anche per ricordarlo a tutti!»
Quali sono gli altri contenuti dell’album?
«“Kaleidascope” è una specie di biografia su cd e contiene molto di come sono io e anche per questo ho scelto questo titolo. Ha molti significati e tutti gli elementi sono diversi e come in un caleidoscopio, gli stessi elementi cambiano ogni volta. La vita è così secondo me e la musica è un riflesso della vita. Tutto l’album si basa quindi su questo mio modo di vedere le cose. Spero solo che chi mi ascolterà riesca a comprendere il reale significato di “Kaleidascope”» .
Com’è avvenuta la collaborazione con Ol’ Dirty Bastard?
«I Neptunes (i suoi produttori) stavano lavorando su un pezzo e io me ne ero innamorata. Ma il mio album era già finito e quella canzone era destinata a ODB. Io ho fatto di tutto per esserci perché mi piaceva troppo. ODB è un personaggio davvero indefinibile e lavorare con lui è stato divertente. Anch’io mi sento strana come lui per certi versi …..abbiamo formato davvero una bella coppia!»
Ci sono artisti che ascoltavi da piccola e che in qualche modo ti hanno influenzato?
«La musica è sempre stata in casa mia, mio padre era un musicista jazz molto bravo e sapeva suonare diversi strumenti. Mia madre poi era una vera appassionata di jazz e soul quindi a casa ascoltavo Betty Carter, Nancy Wilson, Sarah Vaughn, Ella fitzgerald, poi crescendo ho scelto Stevie Wonder e Anita Baker. Ora a 20 anni ascolto davvero di tutto: rock, hip hop, vecchie cose. La mia è un’autentica passione per la musica e ho sempre cantato: per me è stato naturale come parlare».