Il ritorno di uno dei principali gruppi inglesi....

Da una parte, come è loro consuetudine, Primal Scream, dopo la bella prova di “Vainishing point”, a distanza di quasi due anni, si ripresentano in scena con un album che si allinea idealmente a due dei lavori più interessanti della fine del millennio (“Surrender” dei Chemical Brothers, “The Contino sessions” di Death In Vegas), ribadendo la propensione alla dance e al concetto di escapismo che pervade la scena dance. Dall’altra invece Bobbie Gillespie, i suoi compagni e l’ultimo acquisto (Mani, ex bassista di un gruppo storico per il pop inglese come Stone Roses) ci sorprendono con un disco “incazzato”, politicizzato, che, mai come ora, guarda dritto in faccia alla realtà, giocando, come avevano fatto i Sex Pistols più di vent’anni fa, con il caos che, secondo Mani, pervade la realtà inglese d’oggi. Abbiamo parlato di questa inflessione “politica” e dei contenuti dell’album con Mani alla fine di Novembre, appena qualche giorno dopo la fine delle registrazioni dell’album.

E’ strano fare le interviste così tanto tempo prima dell’uscita dell’album, non trovi?
Sì, di solito si fanno il mese prima dell’uscita del disco, in modo da permettere ai mensili di uscire con l’intervista quando l’album è già nei negozi. Ma per noi, devo dire, è una figata. Lo è perché così, messi da parte gli impegni promozionali, ci possiamo concentrare al 100% sulla preparazione dei concerti. L’unico punto a sfavore è che ora siamo appena usciti dallo studio di registrazione. Alcuni brani devono ancora essere masterizzati e ritoccati. Siamo talmente “dentro” a ciò che abbiamo fatto che forse non siamo ancora pronti per analizzare lucidamente ciò che abbiamo fatto. Ad ogni modo siamo molto orgogliosi di ciò che è venuto fuori in questo album.

Quali credi che siano i punti centrali di “Xtrmntr”, ciò che rende diverso questo album da “Vanishing point” (il disco precedente)?
Questa volta, rispetto a “Vanishing point”, ma credo anche rispetto al passato, siamo stati più lucidi nel cogliere le emozioni e i sentimenti. Questo essere sensibili alle emozioni ci ha portato, per forza di cose, a scrivere un disco fatto di brani molto dark, di vibrazioni violente, a volte paranoiche.

Perché dici che scrivere e “suonare dark” è stata una scelta obbligata?
E’ una scelta obbligata perché se ascolti le tue emozioni e ciò che senti, rapportandoti alla realtà che ti circonda (e in questo album è ciò che abbiamo cercato di fare), alla realtà inglese, non vedi altro che gente che si fa dalla mattina alla sera. La cocaina è ritornata di moda. La cultura delle droghe è imperante e sta distruggendo la parte più creativa dell’Inghilterra alternativa. I giovani non trovano lavoro, non hanno un futuro. Credo che l’Inghilterra non sia al momento un bel posto in cui vivere. E credo che sia anche per questa ragione che Bobbie ha scritto dei testi incazzati come non mai.

Anche il tono della voce di Bobbie è spesso “arrabbiata”….
Sì. D’altra parte, con una situazione come questa non si può far altro che essere incazzati. Noi non viviamo in un altro mondo, nel mondo dorato delle rockstar. Noi abbiamo amici che vivono la vita di tutti i giorni, che hanno a che fare con questo stato che non esiste, che non ti assiste, che se ne frega di te e quindi sappiamo bene cosa succede in giro.

Credo che mai come in questo caso però Bobbie abbia usato la voce come un vero e proprio strumento più che come un mezzo per esprimere concetti….
Bobbie è migliorato tantissimo da questo punto di vista. E’ molto più a suo agio nella scrittura dei testi ma sa benissimo che può raggiungere ottimi risultati anche usando la voce come per esempio ha fatto in “Shoot, speed, kill light”, un pezzo in cui più che cantare ha cercato di costruire un mantra, qualcosa che desse una sensazione di perdita di coscienza, di qualcosa di caotico, di primordiale.

Insomma, caos e coscienza sociale sembrano due temi centrali in “Xtrmntr”
Non potrebbe essere altrimenti. La realtà è che l’Inghilterra è un caos. Un caos che a noi non sta bene.

Sembra quasi un’affermazione politica….
Lo è. “Xtrmntr” è un disco politico. Anche “Swastika eyes”, il primo singolo tratto dall’album, è un pezzo politico. E’ un pezzo sul nuovo ordine mondiale. Sul terrorismo americano internazionale. Sull’americanizzazione del mondo e sul controllo della polizia, che poi non è altro che uno strumento americano sul territorio inglese, italiano o di qualsiasi altro paese nel mondo. La polizia infatti è ovunque. Controlla i tuoi movimenti. Gli occhi con la svastica sono proprio quelli dei poliziotti.

So che ci sono stati dei problemi con la Creation per il titolo di questo pezzo….E’ vero?
Sì. Volevano farci cambiare il titolo. Ma noi ce ne siamo fregati. Il titolo è e rimarrà questo.

Sai una cosa…. E’ strano sentire parlare i Primal Scream di politica, di gente senza lavoro. I Primal Scream sono sempre stati associati al concetto di sballo, al solito luogo comune del rock: sex’n’drugs’n’rock’roll. Anche in questo disco vi siete accostati a una cultura, quella della club culture, della musica dance, che più che affrontare i temi politici e della vita quotidiana, ha, da sempre, una tendenza a fuggire la realtà, a fregarsene dei problemi della vita di tutti i giorni….
E’ vero. i Primal Scream sono sempre stati vicini alla club culture. Ma non tanto per quello che la cultura propone, che poi si riduce solo alla cultura delle droghe di cui parlavo prima, ma quanto per quello che, in termini musicali, ha portato, soprattutto negli ultimi anni. A noi la dance è sempre piaciuta. Sia Bobbie, con “Screamadelica”, che io, con il mio lavoro negli Stone Roses, abbiamo sempre dimostrato di essere vicini, musicalmente, alla musica dance, di apprezzare i ritmi e certe sonorità. Questo non vuol dire che si accetti al 100% la club culture, anche se, per essere ancora lucidi e reali, devo purtroppo accettare il fatto che la gente, davanti a una realtà dura, a una realtà che spesso è senza futuro, non ha altra scelta che rifugiarsi in un club, prendersi una pasticca di ecstasy, andare fuori di testa a ritmo di techno o trance e mettere da parte per un po’ le proprie sofferenze. Lo posso capire ma non lo accetto. Preferisco guardare in faccia la realtà, il suo caos, e da questo caos tirarci fuori qualcosa di buono.

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