Il 2000 inizia in modo abbastanza frenetico per Ryuichi Sakamoto: mentre due suoi album arrivano nei negozi, il compositore giapponese si prepara a deliziare il pubblico con una serie di concerti che toccheranno anche l’Italia (tre le date previste, a partire dal 9 febbraio, nelle città di Prato, Roma e Milano), medita di dare alle stampe la sua prima opera, “Life”, e una colonna sonora scritta per il grande regista giapponese Nagisa Oshima, oltre ad iniziare il lavoro per le musiche del prossimo film di Bernardo Bertolucci. Per il celebre regista italiano Sakamoto ha scritto le colonne sonore di “Il tè nel deserto”, “L’ultimo imperatore”, “Il piccolo Buddha”, e proprio alcune di queste composizioni trovano spazio su uno dei due album in uscita in questi giorni: si tratta di “Cinemage”, resoconto del suo tour con un’orchestra datato 1997, con in più una composizione classica e la musica ufficiale scritta per le Olimpiadi di Barcellona del 1992. L’altro, “Back to the basics”, contiene una serie di composizioni per solo piano ed è stato pubblicato, seppure in una differente versione, in Giappone lo scorso anno. Il singolo “Energy flow”, estratto dall’album, ha venduto oltre un milione e mezzo di copie in patria, rimanendo al numero uno in classifica per diverse settimane e stabilendo un record per un brano di solo pianoforte. A 47 anni, Ryuichi Sakamoto sembra incarnare come nessun altro l’immagine e il ruolo del compositore contemporaneo, capace di alternare il lavoro progettato in proprio a quello realizzato su commissione per altri, senza porsi limiti di genere e di campo. Il recente incontro milanese offre una conferma a questa impressione, e vede Sakamoto parlare dei sui progetti futuri piuttosto che celebrare la sua musica già registrata.Anzitutto, come stai? Sembri stanco…
Sì!!! Sono molto stanco…è la terza settimana di promozione, dopo averne trascorsa una a New York e una a Londra. E non ho ancora finito, visto che mi aspettano in Germania e a Berlino…
Iniziamo a parlare dei tuoi nuovi lavori: “Cinemage” è l’album dedicato alle tue colonne sonore, però ho notato che dalla tracklist mancano alcune cose molto importanti, come il tema de “Il tè nel deserto”. Come mai?
Mi sarebbe piaciuto inserire più brani della mia musica da film, ma purtroppo non è stato possibile per motivi tecnici, nel senso che le registrazioni che avevo a disposizione non erano di qualità soddisfacente. Si tratta di brani eseguiti due anni fa nel corso di un tour con un’orchestra, ma in realtà si è trattato di una serie molto breve di esibizioni, circa sei o sette.
E su sei o sette esibizioni non hai trovato materiale ‘soddisfacente’? Sei veramente un perfezionista!
Ebbene sì, lo ammetto, sono un maniaco! Il fatto è che lavoro su dettagli che ad altri possono sembrare insignificanti, ma che per me sono fondamentali. Le registrazioni di quei concerti erano piene di rumori, di interruzioni, di piccoli disturbi che fanno parte della routine di un concerto, ma che non mi sarebbe piaciuto inserire su un disco. Sono cose che mi danno molto fastidio.
E poi, una volta su disco, sono destinati a rimanere…
Certo, e io rimarrei arrabbiato per il resto della mia vita!
Sull’album “Cinemage” c’è una nuova versione del tuo classico “Forbidden colors”: è stata registrata durante il tour con David Sylvian?
No. La parte orchestrale è stata registrata nel corso del tour, ma Sylvian ha sovrainciso la parte vocale in studio. Non era con me sul palco, quando abbiamo registrato quel brano.
”Forbidden colors” è un brano comparso molto spesso nella tua discografia: oltre all’originaria colonna sonora, lo ritroviamo su un altro disco, poi su “1996” e ancora, adesso, su “Cinemage”. Sembra quasi che tu non riesca a liberarti da quella canzone…
Non è così. Mi piacerebbe sempre lasciarmi alle spalle la musica che compongo e che riguarda il passato, ma è la gente a chiedermela. E così finisce per far parte sempre del mio repertorio.