J Ax e DJ Jad a ruota libera su musica, media,periferie e matrimoni online...

Non è certo un compito facile accingersi a intervistare un gruppo che ha scelto di dare come titolo al proprio album "Perché sì!", la tipica risposta di chi non ha voglia di dare spiegazioni, forse perché di spiegazioni non ce ne sono, quando le cose si fanno semplicemente seguendo l'istinto. Gli Articolo 31, ovvero J.Ax e D.J. Jad, reduci dalla festa concerto nel corso della quale hanno presentato la loro ultima fatica discografica (che in barba a ogni scaramanzia arriva nei negozi di venerdì diciassette), si concedono per una breve chiacchierata telefonica con Rockol, interrotta a tratti dall'irruzione di qualche fan che chiede un autografo (visto che i nostri stanno camminando per strada).

Ormai è certo: tra voi e Kurtis Blow è una cosa seria. Prima la collaborazione per il brano "Perché sì!" poi lui che vola da New York a Milano per la presentazione del vostro album. E' scoccato il colpo di fulmine?
D.J. Jad: E' difficile spiegare com'è andato l'incontro con Kurtis Blow. Tra noi è nata da subito una sintonia fortissima. Una questione di pelle, di cuore, di emozioni. Qualcosa di molto personale, di cui è difficile parlare. Hai presente quella roba new age del karma? Ecco, quando ci siamo incontrati è stato come se ci fossimo sempre conosciuti. D'altronde, io sono letteralmente cresciuto con la sua voce. La sua musica, alla fine degli anni Settanta, ha fatto conoscere l'hip hop in tutto il mondo. Kurtis Blow è tra i grandi di questo genere e aver potuto lavorare insieme a lui è qualcosa che va oltre la libidine: non è stato solo suonare con un mito. Kurtis Blow è diventato un amico. E la cosa bella è che il sentimento è reciproco.

Con Kurtis Blow siete tornati alle origini della vostra passione per l'hip hop e un ritorno alle radici c'è anche in "Strada di città 2000" che ricorda molto da vicino il titolo del vostro album di debutto.
J.Ax: Per continuare sul filone new age di Jad, le cose nella vita sono destinate a tornare. La collaborazione tra noi e Chief ne è un esempio: abbiamo preso due strade diverse, lui produzioni underground e noi musica da "consumo nazionale", eppure in questo album siamo di nuovo insieme. E ci troviamo bene, nonostante le diversità, perché in comune abbiamo lo stile. "Strada di città 2000" poi è un tributo a Milano, che è da sempre la nostra fonte di ispirazione.

"Perché sì!" è stato concepito in terra americana, a New York. Come vi siete trovati in trasferta nella Grande Mela?
J.Ax: Benissimo, ci siamo integrati alla perfezione. Come base avevamo Brooklyn, che è un enorme calderone di razze. E noi ci stavamo dentro alla grande. Figurati che abbiamo addirittura organizzato una festa: sono arrivate duemila persona e alla fine ci è venuta a trovare anche la polizia, per farci sgomberare.

E a New York avete ideato questo concept album.
J.Ax: Sì, anche se alla fine il concept non esiste. O meglio, il concept è l'istinto. Perché sono convinto che se l'uomo seguisse davvero la sua natura farebbe raramente del male. Le cose più negative che ci circondano nascono dal modo in cui è organizzata la società. L'uomo per sua natura desidera essere in armonia, e non in conflitto, con quello che ha intorno.

Se però c'è da giocare duro non vi tirate indietro: basta ascoltare un testo come quello di "Cattivo gusto" o di "Senza regole", dove andate giù pesanti e ve la prendete con giornali, radio e televisioni, senza usare mezzi termini, anzi, con il gusto di essere eccessivi.
J.Ax: Il fatto è che i media si occupano di musica con superficialità e pressappochismo. Ma quello che mi fa davvero incazzare è la censura, il fatto che chi fa informazione musicale o chi programma in radio e in televisione si arroghi il diritto di decidere quello che la gente deve o non deve ascoltare. E' da presuntuosi e poi c'è una buona dose di ipocrisia in quanti si mettono a pontificare su quello che è eccessivamente volgare. Ma ascoltano come parla la gente per strada?

Sarai d'accordo con me nel dire che Internet, da questo punto di vista, rappresenta una grande opportunità.
Internet è uno strumento fantastico e sono molto contento che ci siano sempre più persone in grado di utilizzarlo. La rete è anarchia e spero che un giorno arrivi a togliere di mezzo i vari censori. Allora sarà possibile per chiunque andare a pescare le informazioni, senza essere obbligato a comprare un giornale o a farsele raccontare da qualcuno alla tv (che poi ci mette del suo). Per la musica sarà lo stesso: si sarà liberi di ascoltare di tutto e di farsi una propria idea, senza mediazioni alla fonte. Io non vedo l'ora che quel giorno arrivi.

Però c'è già chi preme per mettere delle regole.
J.Ax: E' inutile. Internet non può avere regole perché c'è una categoria di persone che continuerà a lavorare per boicottare qualsiasi tentativo di controllo. Sono gli hackers e a loro non ci vuole niente per fregare la polizia o i cervelloni dei governi.

Questa dichiarazione d'amore per la rete è il minimo che ci si poteva aspettare da uno che on line si è pure sposato (anche se solo per finta).
J.Ax: E' stata una trovata divertente. Sia io che Fanny Fidenzio siamo fanatici della rete e ci siamo prestati allo scherzo. Siamo diventati due cartoni animati che sul sito di matrimonionline.com hanno celebrato delle nozze virtuali. Che, preciso subito, non preannunciano niente di reale. Io sono un ateo religioso, per cui al matrimonio credo alla mia maniera: piuttosto che il comune, una chiesa, un sindaco o un prete preferisco un ponte, dove stringere un patto di sangue, alla "Natural Born Killer".

A proposito di donne, in "Donna facile" parli del mondo dello spettacolo al femminile, attraverso la figura della fantomatica Giusy, che poi sei tu.
J.Ax: Sì, perché mi sono chiesto: "Come sarei stato se fossi nato donna?". Sarei stato come la Giusy, una donna facile. Ma, chiariamo, con questo non muovo nessuna critica al sesso femminile. In una società maschilista come la nostra trovo giusto che una ragazza usi ogni mezzo a sua disposizione per salire nella piramide del potere. Perché sono convinto che le donne sarebbero capaci di rendere la nostra società migliore, se solo potessero fare di più. Non mi sento mai di accusare una ragazza per i mezzi che ha usato per arrivare dov'è, calendario compreso. Il problema non è delle donne, è della società che alle donne lascia aperte poche strade.

"Guapa Loca" è un altro brano dove si parla di donne e dove, musicalmente, c'è una forte contaminazione tra l'hip hop e il sound latino, il cui successo mondiale ha rappresentato il caso musicale di questo 1999.
J.Ax: La musica latina è nel nostro sangue da sempre. Già in "Nessuno" avevamo recuperato alcune sonorità mediterranee, mescolandole con le altre componenti del nostro modo di fare hip hop. "Guapa Loca" è, secondo me, uno dei pezzi più forti dell'album ma abbiamo scelto di non farlo uscire come singolo proprio perché non volevamo che si dicesse che cavalchiamo le tendenze. Sappiamo che la gente ha la memoria corta. E poi ci tengo a precisare che il nostro è un pezzo dove riprendiamo i ritmi del flamenco, qualcosa di molto più rugoso e antico che non il latin-pop che sta spopolando in giro per il mondo.

A proposito, mi spiegate chi è questo Carmelo Saenz Mendoza che suona con voi in "Guapa loca"?
Non è un cantate professionista, abita vicino a Madrid, dove alleva cavalli. Lo abbiamo conosciuto grazie a un nostro amico che lo ha sentito cantare a un matrimonio. L'abbiamo voluto subito, a scatola chiusa: non aveva mai preso l'aereo ma è venuto volentieri a Milano e si è divertito un sacco a registrare il pezzo con noi.

E penso che non sia stato l'unico, visto che nel vostro album ci sono degli intermezzi "sceneggiati" dove vi siete divertiti a inventare dei personaggi che prendono in giro categorie come i carabinieri, i giornalisti musicali, i conduttori radiofonici.
J.Ax: L'idea di inventare dei personaggi è nata dalla passione per i film e per i videogiochi ma anche dalla volontà di fare un Cd a nostro modo "multimediale".

Guest star è Sergio Rubini nei panni del Maresciallo Capperi. Non è che questa contaminazione cinematografica prelude a un'avventura degli Articolo 31 sul grande schermo?
J.Ax: Per quel che riguarda Sergio, è stato un onore lavorare con lui, che è il mio attore preferito, nonché mio amico. Quanto a possibili progetti cinematografici, confesso che ci stiamo lavorando, ma ci vuole tempo. Il fatto è che, come nella musica, così nel cinema vorremmo avere la possibilità di fare le cose alla nostra maniera. Non vogliamo fare delle cazzate. Vogliamo cose vere e nostre.

Questa voglia di essere liberi è palese in "Perché sì!", per nulla conciliante con il mondo che ruota intorno alla musica ma al contrario volutamente provocatorio. Non vi sembra di sputare nel piatto in cui mangiate?
J.Ax: Assolutamente no. E' vero che le radio e le tv passano la nostra musica, e che i giornali parlano di noi, ma non è a loro che dobbiamo dire grazie. Se la gente ci ascolta è perché facciamo canzoni che dicono qualcosa e che continuano a dirlo. Il vero grazie dobbiamo dirlo a chi ci segue da anni e non è un grazie per il successo, di cui non me ne può fottere di meno, ma per l'energia che il pubblico è in grado di comunicarci. La mia speranza è quella di riuscire a trasmettere loro la stessa carica, la stessa voglia di fare musica che abbiamo noi. Io e Jad siamo la dimostrazione vivente che una persona non bella, non ricca, anzi svantaggiata (visto che veniamo dai quartieri popolari), può arrivare comunque a realizzarsi con successo, senza imboccare la strada della delinquenza.

Cosa ne pensi dell'allarme criminalità scoppiato a Milano, che ha ancora una volta puntato il dito contro le periferie, proponendo come soluzione un maggiore controllo da parte delle forze dell'ordine?
J.Ax: Il problema della delinquenza non c'entra con le periferia. E' vero, se uno ha fame ruba ed è più probabile che uno che non ha soldi viva nei quartieri popolari piuttosto che in centro a Milano. Ma il vero problema è questo cazzo di modo in cui ci governano: il problema è a monte, nelle disuguaglianze. Criminalizzare le periferie è una stronzata e chi fa discorsi del genere dovrebbe andare a fare in culo.

Ormai ci siamo. Al 2000 manca davvero poco. Come festeggeranno il nuovo millennio gli Articolo 31?
J.Ax: Suoneremo, a Taranto e a Caserta. Se ci dovrà essere un Armageddon voglio andarmene con un microfono in mano.

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