L’intervista era iniziata per scherzo, con i Subsonica che facevano le domande al giornalista, ma naturalmente, si era arenata lì… Ristabiliti i ruoli, non è stato difficile andare ad esplorare il loro più recente album, “Microchip emozionale”, di sicuro uno dei migliori prodotti italiani del 1999. Un album recensito più che positivamente da Rockol, e che a diverse settimane dall’uscita continua a guadagnare punti, sorretto da splendidi concerti. Ne abbiamo parlato con Max Casacci, Boosta e Samuel, rispettivamente chitarra, tastiera e voce del gruppo torinese… Siete soddisfatti per come è stato accolto il vostro album?
Max Casacci: Direi di sì, tanto per le recensioni ottenute che per il riscontro e l’accoglienza del nostro pubblico.
E’ stato un album faticoso da realizzare?
Max Casacci: E’ stato sicuramente realizzato in modo molto più fluido rispetto al primo. Lì eravamo alla nostra prima esperienza e per giunta avevamo suonato molto poco insieme. In più il fatto di voler fare qualcosa che non fosse stato fatto prima ti costringe a faticare molto di più, a fare verifiche continue. Però quello che abbiamo notato è che dopo due anni di vita insieme si sono creati dei meccanismi grazie ai quali comunichiamo e ci intersechiamo molto più a fondo. C’è molta più sicurezza, e questo ci porta a puntare più in alto quando facciamo musica. E’ stato comunque faticoso per questioni di tempistica, perché abbiamo valutato male i tempi fino ad arrivare a fare il grosso del lavoro in quattro mesi, cosa che ci ha messo a dura prova fisicamente, più che musicalmente.
Ascoltando l’album ci si rende conto per l’ennesima volta che in Italia non esiste niente di simile: è una cosa di cui vi rendete conto oppure no?
Boosta: Credo che questa sia una cosa che risponde a quello che volevamo sin dall’inizio, cioè essere non convenzionali. In tutto, a partire dall’uso degli strumenti. Questo è il modo in cui sappiamo lavorare, per cui anche nei mesi in cui abbiamo registrato non abbiamo fatto altro che suonare la nostra musica senza alcun tipo di problema.
Pensate che il vostro album abbia ‘sorpreso’ maggiormente il vostro pubblico o la stampa?
Samuel: Questo album va comunque visto come una prosecuzione del discorso iniziato con il primo, e la matrice è rimasta la stessa. Certo, il fatto di essere stati due anni in tour e di aver girato per club in continuazione ha influito molto sul risultato finale, tanto che il disco è una sintesi di tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi tempi.
Dal punto di vista dei testi “Microchip emozionale” è un album tutt’altro che leggero, nonostante la musica…
Max Casacci: Hai ragione, è che a Torino siamo un po’ così…questo disco è stato concepito durante la guerra in Kosovo, per cui le atmosfere non sono rosee. E’ comunque un album dai testi molto solidi, nel quale abbiamo cercato di non avere niente con cui confrontarci. Quindi c’è una grande libertà e anche un po’ di vertigine nella scrittura. Nel nostro tipo di ricerca c’è il tentativo di lavorare parallelamente al discorso musicale e a quello relativo ai testi. Non vogliamo che i testi siano un riempitivo delle misure del pezzo e basta. Ci interessa esprimere dei concetti ben precisi, e utilizzare per fare questo anche la sonorità delle parole.
C’è qualcosa che lega tra loro le canzoni dell’album?
Max Casacci: Mi rendo conto che i testi non sono proprio solari, e forse questo può rappresentare un elemento comune. Il fatto che questo gruppo sia di Torino e che Torino sia una città molto attiva nel mettere in discussione le cose, molto ‘spessa’, per certi versi, fa sì che ci venga da scrivere del mondo che ci circonda piuttosto che scrivere testi ‘casuali’.
Musica e televisione: quanto devono gruppi come il vostro a una realtà come MTV, e quanto invece deve una realtà come MTV deve a gruppi come voi, che ormai siete dei veri e propri testimonial?
Samuel: Di sicuro grazie ad MTV riusciamo a stuzzicare l’attenzione di molte persone, mentre loro riescono a dare un’immagine musicale dell’Italia molto più moderna rispetto a quella solitamente immaginata.
Boosta: Non è una relazione univoca, visto che alla fine un mezzo come MTV ha sostituito la radio nell’immaginario di molti ragazzi. E poi mi immagino loro a programmare soltanto video di boy-bands. Sarebbe ridicolo.
Oltre a quello musicale, che altri mondi entrano nelle vostre canzoni…?
Boosta: Il cinema di fantascienza su tutto. Poi in cinema d’azione, roba tipo Schwarzenegger, ma ci spingiamo anche oltre…Sean Connery, ma anche “La vendetta della maschera nera”, un film giapponese di una cattiveria insostenibile. Purtroppo questo film è rimasto nelle sale mezz’ora!
A proposito di cinema, i vostri video sono sempre molto curati…
Max Casacci: Sì, sarà per il fatto che mio padre lavora in quell’ambiente e che i Subsonica sono nati tra le pizze cinematografiche di ogni formato, fatto sta che anche in quel settore ci piace curare il risultato del nostro lavoro.
Vi piacerebbe portare la vostra musica all’estero?
Max Casacci: Diciamo che per ora non ci pensiamo più di tanto, ci interessa maggiormente curare il nostro lavoro anche per quanto riguarda i concerti. Comunque abbiamo ricevuto molte proposte dall’Europa dell’est, e forse sarà il caso di iniziare a cercare una distribuzione in quei paesi, e poi successivamente andare a suonare. Per l’esperienza fatta con gli Africa Unite ho degli ottimi ricordi dei nostri tour all’estero, però mi ricordo pure che senza distribuzione chi non comprava il disco al banchetto dietro il palco non avrebbe avuto più la possibilità di trovarlo. E questo alla lunga ti logora.
C’è una storia molto particolare raccontata sul disco, quella di “Aurora sogna”: da dove viene?
Max Casacci: Non da una storia vera, ma da alcune riflessioni. E’ un testo nato per conto suo, fino a quando non mi sono reso conto che parlava, a modo suo, della diversità. E’ una diversità inseguita e cercata per esprimere un disagio, una cosa che mi sembra molto comune. Potrebbe essere una storia mentale ma anche molto reale.
Come vi immaginate in questo mondo transgenico prossimo venturo?
Boosta: E’ un mondo che ci affascina molto da osservatori, e che offre innumerevoli spunti creativi, e soprattutto dal punto di vista sessuale è ormai una realtà. Basta vedere la fauna che popola i club di Torino in cui giriamo noi!
Vi sembra cambiata la scena musicale italiana rispetto a quando avete inziato?
Max Casacci: Direi di no, e non potrebbe che essere così, visto che i meccanismi alla base del consumo della musica sono rimasti gli stessi. C’è una grande offerta, in questo momento, e riguarda musica di grande qualità, ma poi ti scontri con radio che programmano soltanto grandi successi. Come si fa a diventare un successo se non ti passa nessuno fino a quando non sei un successo?
E internet?
Max Casacci: Internet può aiutare ad abbattere il costo dei Cd, e dando una possibilità a tutti eliminerà il ruolo primario di quelle grandi strutture che adesso sono padrone della musica, e mi riferisco ai media canonici. Per il resto non posso che pensare tutto il bene possibile della possibilità di ascoltare musica su internet, mentre una serie di difficoltà si faranno sentire sicuramente sul piano operativo. Però sono difficoltà destinate ad essere superate, e inoltre la Rete può avere un grande valore aggiunto per collocare da qualche parte musica che magari non uscirebbe altrimenti sui cd. Penso ad esempio ai mille remix che ci piacerebbe fare di ogni nostro brano, e che potrebbero essere ascoltati su internet.