Sono stati accusati più volte di essere dei cloni dei Pearl Jam, dei Soundgarden, di Alice In Chains. Il loro front man, Scott Weiland, è più dentro che fuori dalla galera. Infiniti sono i casini che ha avuto con la droga (eroina). Tutto questo da una parte ha alimentato, attraverso il “rumore” dei media (sia quello dei “gossip” su Scott che quello sulle critiche negative della band), la leggenda di Stone Temple Pilots. Dall’altra ha creato molte aspettative su quello che, dopo tre anni di silenzio, è uno dei dischi rock più attesi dell’anno: “No. 4”. Un lavoro che parte in quarta, con una serie di brani ("Down", "Heaven & Hot Rods", "Pruno", in particolare) che impressionano per la loro compattezza rock e, più che i soliti "rimandi" a gruppi grungey come Alice In Chains, Pearl Jam, Nirvana, fanno pensare alla ruvidezza di Stooges e al primitivismo del garage rock. Poi, improvvisamente, la macchina si
inceppa. Scott scrive melodie per ballate "mainstream" a tratti quasi
imbarazzanti ("No way out", "Atlanta") . E se negli album precedenti, al
di là delle accuse di plagio, Stone Temple Pilots tappavano la bocca a
tutti con delle canzoni di grande impatto, questa volta il songwriting è
scialbo, poco originale. Quindi c'è solo da sperare che questo
ulteriore periodo di "clausura" di Scott possa servire a ritrovare la
vena giusta in modo che nel prossimo album Stone Temple Pilots ritornino
al fulgore di "Purple". Noi abbiamo parlato di tutto questo con Robert De Leo, di fatto deus ex machina, insieme a Dean (il fratello) di questo gruppo dalla storia travagliata.“Era anni che non mi svegliavo così presto”, dice Robert. Già, perché Robert mi sta chiamando da Los Angeles. Lì sono le 10 di mattina. E Robert, all’inizio sembra avere poca voglia di parlare del disco. Molta invece è la voglia di assaporare, sia pur via cavo, un frammento di Italia. Robert De Leo è chiaramente di origine italiana e ci tiene a ricordarlo. “Hey, come va laggiù in Italia. Sapete, io sono italiano”, dice in un italiano zoppicante. “I miei nonni erano di Napoli. Non vedo l’ora di tornare a suonare in Italia. L’ultima volta abbiamo fatto due date, Milano e Modena. Ci siamo divertiti un sacco”.
“Okay, Robert, ma cosa ci racconti dell’album?”
“Oh, l’album. Beh, come sempre è stato molto difficile portarlo a termine. Scott c’era e non c’era. Ha avuto grossi problemi di droga. Quindi entrava e usciva da cliniche disintossicanti. Oggi, con il senno di poi, ci si guarda alle spalle. Stone Temple Pilots esistono da otto anni. In questo periodo abbiamo inciso soltanto quattro dischi. Avrebbero potuto essere tranquillamente sei, sette forse. Se mi mettevo a pensare a una cosa simile qualche anno fa sarei caduto in depressione. Oggi invece vedo ciò che è successo da un’angolazione diversa. Sono più rilassato sull’argomento. Capisco con maggior chiarezza cosa sono Stone Temple Pilots oggi. Capisco che è inutile stare a pensare a quello che avremmo potuto fare in più, perché quello che è successo, e che sta tuttora accadendo, è dovuto, nella maggior parte dei casi a Scott. Qualche anno fa, io e Dean decidemmo di mollare il colpo. Facemmo un disco sotto il nome di Talk Show. Siamo molto orgogliosi di quel progetto. Musicalmente avevamo fatto un buon lavoro. Ma c’era un problema: il cantante era un perfetto estraneo. Un front man che avevamo “assunto” per l’occasione. Molto professionale, non c’è che dire. Ma mancava qualcosa. Mancava quella sintonia che c’è sempre stata e che c’è tuttora con Scott. Insomma, l’esperienza con Talk Show ci è servita perché abbiamo capito quanto Scott, nonostante i casini che ci crea, sia indispensabile, insostituibile per l’economia del gruppo. E’ sempre stato così e lo è anche oggi, perché Scott, anche in “No.4” ha dimostrato quanto sia brillante nella stesura dei testi”.
In che modo pensi che Stone Temple Pilots siano cambiati da “Tiny Music” a questo nuovo album?
“E’ difficile per me fare un’analisi di ciò che siamo oggi e di come eravamo tre anni fa. Posso solo dire che scriviamo canzoni ed è questo che ci interessa di più. Che poi questa canzone abbia un’evoluzione diversa da quella che poteva avere in “Tiny music”, che i brani di “No.4” siano meno articolati, meno arrangiati, più rock’n’roll che in passato, beh, non è stata una cosa premeditata. E’ venuta così perché probabilmente era quello che sentivamo al momento. Nel nostro lavoro è sempre stato così: la canzone prende forma mentre ci lavoriamo sopra. Non ci si mette a tavolino a pensare come dovrebbe essere un pezzo”.
Quanto incide Scott, e il suo problema con l’eroina, nel “mood” dei brani?
“Non tanto, credo. Io e Dean scriviamo i pezzi. Lui poi ci mette i testi. Sono testi che potrebbero sicuramente portare nella musica qualcosa di deprimente, che potrebbero in qualche modo portare nella musica le sue esperienze, esperienze che sono sicuramente negative. Ma questo non avviene, perché Scott ha comunque un modo di vedere la vita con il sorriso sulle labbra che taglia fuori tutto il resto”.
Essere “tossico” però potrebbe incidere sulla sana circolazione di idee di Scott, non pensi? Non credi che l’eroina “congeli” il cervello?
“Oh, sono d’accordo. A me piace “sballare”, ma lo faccio con altre cose, che mi permettono di non rimanere intrappolato, mantenere la mia libertà e portare avanti ciò che mi interessa di più nella vita, che è fare musica”.
So che Scott attualmente è ancora in carcere. Questo vuol dire che non porterete “No.4” in tour?
“Il fatto che Scott sia in carcere non è una situazione nuova per noi. Anche quando uscì “Tiny music” dovemmo affrontare questo problema. Ma, considerando che Stone Temple Pilots sono un qualcosa di indissolubile, qualcosa che senza uno di noi non ha ragione di esistere, il problema non ci interessa. Già qualche settimana prima della data di uscita di “No.4” sapevamo che Scott era stato arrestato e che quindi sarebbe saltato il tour. Dovevamo quindi decidere se far uscire il disco subito o aspettare qualche mese in modo da far coincidere tour e uscita discografica. Abbiamo alla fine deciso di pubblicare il disco ora. Poi, quando Scott sarà pronto, ce ne andremo tranquillamente in tour”.