Andy Gill ha prodotto il disco postumo di Michael Hutchence, del quale ha firmato anche numerosi pezzi. Un disco molto bello, che poteva rappresentare un primo passo verso una nuova direzione per uno dei più grandi istrioni della musica pop, che ha spesso dato l’impressione di non esprimere tutto il suo talento nella macchina commerciale degli INXS. Invece, non è un primo passo ma un passo d’addio. Sorprendente, inquietante per profondità e per alcuni passaggi che sanno di premonizione. Anche se su quanto successo nelle ultime ore della vita di Hutchence, non c’è alcuna certezza. E nemmeno Gill vuole darne.
Posso chiederti un piacere? E’ tutto il giorno che mi chiedono come penso che sia morto Michael. Non rispondo volentieri. E non mi sembra una domanda corretta, non capisco perché me la facciano. Io voglio parlare di un disco.
Va bene, anche se come sai siamo qui anche per parlare di Michael. Puoi spiegarmi come vi siete conosciuti?
Mi ha telefonato. Mi ha detto che voleva cominciare il suo album solista. Mi ha chiesto se volevo suonare la chitarra per lui. Gli ho detto di sì: non lo conoscevo di persona, ma lui mi piaceva come performer.
Li avevi visti dal vivo?
No li ho sempre visti solo in tv. Ma avevo subito notato la sua personalità. Comunque, dieci minuti dopo mi ha richiamato e mi ha detto: “Sai, quello che volevo chiederti davvero è se scriveresti canzoni con me”. Forse già allora voleva che gli producessi il disco, ma questo me lo ha chiesto solo tempo dopo, quando abbiamo visto che ci siamo trovati bene assieme.
Quando vi siete incontrati?
Era l’estate del 1995. Avevo finito il disco coi Gang Of Four; lui mi ha invitato in una casa nel sud della Francia. Abbiamo finito per passare sei mesi insieme. Poi sono andato in tour con il mio gruppo, e ci siamo ritrovati per rimetterci a lavorare.
Che intenzioni aveva per il disco?
Michael sapeva di dover reinventare se stesso e la sua musica. Il modo migliore di farlo era da solo, e non con gli INXS.
E perché? Non era una figura marginale nel gruppo. Non riusciva a portarli nella direzione che voleva?
No, non è tanto questo. Gli INXS erano certamente figli suoi. Ma dopo anni di carriera in una certa direzione non erano reinventabili come gli U2. Lui sentiva che la musica stava cambiando e che anche lui stava cambiando. Penso che dopo tanti dischi di successo, dopo la fama come sex symbol e cantante, da questo punto di vista non avesse più sfizi da togliersi. E invece era il tipo che voleva sempre dimostrare qualcosa.
Però il disco è così diverso anche da “Elegantly wasted”...
E’ sicuramente più introspettivo. Anche se all’inizio eravamo partiti dall’idea di fare un disco molto dance, di dargli un sapore stile Motown. Tipo “Dancing in the street” di Martha & the Vandellas. E credo sia stato per questo che mi ha chiamato: gli era piaciuto il tipo di musica dei Gang of Four. Ma alla fine è venuta fuori qualche ombra, qualche suo disagio.
Quindi più queste crescevano, più si sentiva soffocato dagli INXS.
So per esperienza che chiunque può sentirsi soffocato in un gruppo. Gli INXS si collocano in una precisa area tra rock e pop. Per il mondo, lui era un certo tipo di personaggio, aveva un certo ruolo. Penso che la gente sia incline a una certa idea di Michael Hutchence, ma c’era un altro lato di lui. Molta gente sarà sorpresa, perché questo album è qualcosa di completamente diverso. La gente dirà: ‘Mio Dio, questa è una cosa seria’.
Non pensi che la gente possa dire che questo disco esce a troppa distanza dalla morte di Michael per essere solo suo?
Come ogni produttore, ho fatto la mia parte. Ma lui aveva fatto la sua. E’ naturale essere diffidenti rispetto a dischi postumi. Ma facendo l’esempio di Jimi Hendrix, “Cry of love” è uno dei suoi album migliori, uno dei miei preferiti. E’ il disco che stava facendo prima di morire, e non ha niente a che vedere con i tanti dischi inutili usciti dopo, che Hendrix non avrebbe voluto. Michael voleva questo disco, e lo voleva in questo modo: solo un paio di cose sono state cambiate rispetto a come le aveva lasciate lui prima di morire. “Flesh and blood” non ci veniva proprio bene. Grandi parti vocali, ma ho lavorato molto al pezzo anche perché il testo molto filosofico, esistenzialista e oscuro lo meritava. La musica doveva diventare asciutta e minimale come il pezzo. Alla fine ci sono riuscito. Naturalmente però il brano più diverso è “Slide away”. Bono l’ha cantata pochi mesi fa. Decisamente non sarebbe stata la stessa canzone che c’è sul disco se Michael fosse sopravvissuto. Non aveva finito di registrarla, non avremmo potuto usarla così com’era.
Molti dei testi sembrano lasciar intendere una sorta di presentimento. Su tutti: “Non salvarmi da me stesso”...
Assolutamente. E’ inquietante. Mette quasi i brividi. Però allora non potevo considerarli presagi. E Michael era troppo vitale, pieno di energia intanto che lavoravamo a questo disco.
Personalmente penso che alcune delle canzoni di questo disco siano tra le migliori che Michael abbia mai scritto. E’ un peccato che vengano fuori solo ora che è morto.
Sì, è molto triste. Penso che Michael fosse frustrato dal fatto che in tutto il mondo gli INXS erano ancora associati a “Kick”. Un ottimo disco, ma Michael si era convinto che per fare cose più profonde aveva bisogno di cambiare ed essere da solo.
Forse se fosse ancora vivo il disco sarebbe stato presentato in modo diverso. Voglio dire, immagino una copertina più seducente, con un singolo, un suo video... Non lo dico per sminuire il disco, ma perché con lui vivo l’industria avrebbe richiesto certe cose.
Non del tutto. Anche se certi aspetti promozionali ci sarebbero stati, non abbiamo mai pensato a qualcosa di “radio friendly”. E comunque, a differenza di quanto succede spesso di questi tempi, io e Michael abbiamo pensato subito a fare un album, nel senso pieno del termine: non una decina di canzoni trainate da un paio di singoli.
Bene, visto che il tempo sta scadendo, vorrei chiederti qualcosa sui Gang Of Four. Tutto finito? E se sì, perché?
Sono fiero dell’ultimo disco che abbiamo fatto, ma penso che sia una storia finita. Ora mi piace produrre e scrivere con altre persone. Amo ancora fare dischi, mentre non sento la mancanza della parte promozionale.
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