Dopo 'God is a DJ', arriva l'album di remix...

Lo scorso anno, con “Sunday 8 p.m.” e un singolo schizzato quasi subito in cima alle classifiche di mezza Europa (“God is a DJ”), si presentarono al mondo con il loro stile da post club, uno stile che sapeva di dub, hiphop ambient, jazz, funk e chissà cos’altro. Quest’anno, sia pur con un “hype” tremendo che li accompagna, Faithless hanno deciso, dopo un tour lunghissimo, di concedersi una pausa (“to chill out”, direbbero gli inglesi. Era proprio quello che stava facendo Maxi Priest, il rapper/vocalist/poeta del gruppo quando lo abbiamo contattato telefonicamente) e rimanere inattivi fino al 2001. Per i fan e i curiosi però Faithless, insieme a un manipolo di amici (soprattutto di Rollo, il DJ del gruppo), si sono inventati “Saturday 3am”, un album di remix in cui hanno rielaborato loro stessi alcuni brani (“Postcards”, “God is a DJ”) e hanno dato in mano a personaggi della scena dance di grido (Paul Van Dyk su tutti) i brani di “Sunday 8pm” per renderli più appetibili alla pista da ballo. “Fino a questa primavera abbiamo deciso di restare fermi”, dice Max. “Verso Marzo rientreremo in studio per registrare il nuovo disco, che non uscirà prima del 2001. E’ anche per questo che abbiamo deciso di far uscire un album di remix. Così i nostri fan avranno qualcosa da ascoltare”.

Quale credi che siano le differenze tra la versione ufficiale di Sunday 8pm e questo disco di remix?
“Sunday 8pm” era un disco da post club. Un disco dai ritmi lenti. In questo album di remix invece i ritmi sono più veloci. Si passa dall’house di “Take a long way home” al breakbeat di “Postcards” al remix di Paul Van Dyk in versione trance di “Bring my family back”. In “Sunday 8pm” il concetto era creare musica che potevi ascoltare la sera, a casa, con la tua famiglia. Qui invece stiamo facendo musica che si presume la gente ascolti chiusa in un club, il sabato sera, con la voglia di divertirsi addosso”. “Sunday 8pm” era un disco a volte malinconico, “Saturday 3am” è l’opposto. E’ un disco da party, estatico. E’ anche per questo che abbiamo scelto un personaggio come Paul Van Dyk (numero uno della trance inglese, al momento, n.d.r.). A noi non piace tanto la trance. Ma sono sicuro che la gente apprezzerà. E sono sicuro anche che questo disco potrebbe essere un buon regalo per tutti, non solo per il Natale ma anche per il prossimo millennio”.

Come è nata l’idea di pubblicare questa versione di “Sunday 8pm”, riveduta e corretta secondo i dettami della pista da ballo?
“L’idea di pubblicare un album di remix l’avevamo già messa in pratica per il primo album, “Reverence”. Era un’operazione che ci era piaciuta parecchio. Anche la gente aveva apprezzato. Così qualche mese fa ci siamo trovati, io, Sister Bliss e Rollo (il nucleo originale della band, n.d.r.) e abbiamo deciso che si sarebbe potuto fare questo disco di remix. Questa volta però, rispetto a “Reverence”, avevamo in mano molto più materiale. Oltretutto il formato a cui il disco viene venduto è interessante sia per i fan che per coloro che non avevano comprato “Sunday 8pm”. L’album infatti, due Cd, verrà venduto al prezzo di uno. Spero sia un regalo gradito per questo Natale”.

E’ strano però che abbiate deciso di chiamare uno come Paul Van Dyk, che di fatto è al momento una sorta di icona della scena trance, quando, poche settimane fa, su un giornale inglese, avete dichiarato di essere contro al ritorno della trance….
“E’ strano se pensi a Faithless come a un gruppo, a un’entità che pensa con una testa sola. Ma Faithless non è la band che è schierata in assoluto su posizioni precise, che ama il jazz e quindi fa solo jazz. Io, Rollo e Sister Bliss abbiamo gusti diversi. A Rollo piace la trance. Rollo ha curato in particolare la stesura e la realizzazione di molti dei remix contenuti in “Saturday 3am” e di conseguenza ha deciso di dare spazio anche a questa collaborazione con Paul Van Dyk.

Rollo dice che “Sunday 8pm” era un disco deprimente…..
“Lui la pensa così. Io credo invece che “Sunday 8pm” fosse un disco malinconico. E malinconia, secondo me, non è assolutamente sinonimo di qualcosa di negativo, che ti porta alla depressione. Mi viene in mente, ad esempio, un momento della giornata come il tramonto. Un bel tramonto, okay. Lo guardi e ti senti felice. Dici a te stesso: che spettacolo! Provi gioia e allo stesso tempo ti dici: questo tramonto se ne andato per sempre. Questo momento di gioia non tornerà mai più nella mia vita. E improvvisamente ti ritrovi ad avere a che fare con uno strano, incontrollabile sentimento di nostalgia, che subito diventa malinconia. Gioia e malinconia si fondono insieme, in un solo istante”.

In quella chiesa di cui parli in “God Is A DJ”?
“Esattamente. Quando parlo di una chiesa, non intendo un luogo fisico preciso, non intendo la chiesa tradizionale, no. Per chiesa intendo quel luogo dove la gente impara a trattarsi con rispetto, dove le persone celebrano la loro umanità, entrano in contatto con altri esseri umani e capiscono quanto estasi e malinconia siano sentimenti così lontani ma allo stesso tempo vicini e, oserei dire, complementari. E’ per questo che la chiesa di cui parlo in “God is a DJ” potrebbe essere un club così come uno stadio o un cinema. Perché in questi luoghi vibra la vita. La mia vita, la vita di tutti”.

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