Sono le 22.30 di una giornata invernale. Di solito si fanno le interviste a quest’ora “malsana” quando ci sono “in ballo” delle chiacchierate telefoniche oltreoceaniche con artisti americani. Il fuso orario costringe l’intervistatore di turno a lavorare fino a sera tarda. Non è il caso di Violent Femmes e dell’intervista con il mitico Gordon Gano, chitarrista, voce nonché leader indiscusso del gruppo. Violent Femmes infatti sono a Milano. Sì, proprio a Milano. Sono appena arrivati da Oslo. Domani mattina saranno a Dublino. La loro casa discografica ha pianificato un tour promozionale massacrante per comunicare l’uscita del nuovo album, “Freak magnet”. Ma per una band come questa, da sempre gruppo di culto della scena indie americana, forse un tour come questo non è nemmeno un grande cruccio. Da sempre conosciuti solo nell’underground e da una stretta cerchia di aficionados, Violent Femmes sono da anni sulla scena (data ufficiale di inizio della loro carriera discografica: 1982, anno in cui fu pubblicato “Violent femmes”). La loro forza è sempre stata l’interpretazione acustica del punk, che li ha portati a modellare una sorta di crossover, di impollinazione tra punk e folk. Se poi si aggiungono veri e propri anthem dell’underground come “Blister in the sun” o “Kiss off”, si capisce quanto Violent Femmes , si può capire quanto questa band del Wisconsin sia stata sottovalutata e oggi, all’inizio del nuovo millennio, abbia voglia di emergere, usando tutti i media che vengono messi a loro disposizione. E così, quando ci troviamo, io e Gordon, e sottolineo l’ora, lui scoppia a ridere, dicendo, in italiano: “sono stanchisimo”. Guarda, facciamo una cosa……Perché non ti fai un giro su internet, scarichi un’intervista, te la lavori e facciamo finta che io e te ci siamo parlati per la canonica mezz’ora…..
Oh, sarebbe una buona idea... Okay, allora rimaniamo così…..ciao. Un attimo di silenzio. Panico. Ha messo giù davvero, mi chiedo. Hallo, dico. Dall’altra parte il silenzio….. Hallo, ripeto…..Gordon scoppia a ridere e poi, visto che l’intervista s’ha da fare, inizia a parlare a “raffica”…
E’ strano essere sbattuti qua e là, in giro per il mondo. Strano e allo stesso tempo faticoso. Ma ci fa anche molto piacere. Per anni nessuno sapeva nemmeno l’esistenza della nostra band. Oggi, se siamo qui, alle 22.30, a fare un’intervista è perché probabilmente a molta gente interessa parlare con e di Violent Femmes. E noi siamo felici di fare tutto questo, anche perché in passato le cose non sono andate per il verso giusto. Anche il fatto che si sia stati lontano dalle scene per così tanto tempo e che si sia riusciti a pubblicare un solo album nell’arco di cinque anni (“Viva Wisconsin”, un album “live”, n.d.r.) ha a che fare con il nostro rapporto non molto felice con le case discografiche, in particolare con l’ultima nostra label, Interscope. Noi consegnavamo i nuovi pezzi e loro si rifiutavano di pubblicarli. Questo vuol dire tutta una serie di altre implicazioni. Vuol dire non riuscire a suonare in giro, perché i gestori dei locali ti dicono: “Hey, se non c’è un disco nuovo non c’è motivo che voi facciate un tour”. Ma nonostante tutto siamo qui. Abbiamo fatto uscire un disco “live” proprio per far capire alla gente che non eravamo morti. Abbiamo registrato un altro disco, già pronto per essere pubblicato. In più abbiamo questo nuovo album, “Freak magnet”, che è la somma delle cose migliori scritte in questi cinque anni. E sai una cosa: spero proprio che questo album, questi nuovi brani rispecchino quello che sentiamo nei confronti della musica, ovvero un amore totale per ciò che facciamo, per quello che la musica ci permette di fare. Se penso ai milioni di persone che vivono la loro vita senza alternative, con un lavoro che non hanno voglia di fare ma devono fare a tutti i costi, per portarsi a casa di che vivere e guardo me stesso e i miei compagni della band, capisco quanto Violent Femmes sia una benedizione.
Parlaci allora di questo album….. Credo che fin dal titolo sia rappresentato questo vostro modo di vedere la musica in modo “strambo”, di reinterpretare i luoghi comuni della tradizione popolare americana da un’angolazione “freak”, che da sempre accosta il punk al folk……
Beh, siamo sempre passati attraverso i generi più disparati. E’ vero, anche questo disco può essere visto come una rielaborazione, in chiave folk punk, di luoghi comuni della musica contemporanea. E tutto questo è possibile perché a noi non sono mai interessate le presunte categorie. Ci siamo passati attraverso con il nostro modo di suonare.
Siete sempre stati considerati una band originale per il vostro modo di suonare punk rock con strumenti acustici. Questa volta invece sono molti i passaggi, all’interno di “Freak magnet”, in cui fate brani con chitarre elettriche……Volete allontanarvi dal vostro passato?
No, assolutamente. E’ solo che avevamo voglia di fare qualche pezzo elettrico. Per noi suonare con delle chitarre elettriche è sempre stato riduttivo in passato perché la vedevamo come la cosa più semplice da fare. Quante band ci sono là fuori che suonano punk rock con lo stesso set strumentale? Noi volevamo differenziarci. Cercare di cogliere l’energia punk da un’altra angolazione, che avesse a che fare con il folk. E’ stato più difficile ma siamo contenti dei risultati. Oggi quindi, una volta raggiunti certi risultati, paradossalmente, è stata quasi una sfida metterci a suonare “elettrici”. Suonare insomma in modo tradizionale senza per questo perdere l’identità di Violent Femmes.
E ci siete riusciti?
Oh, credo proprio di sì. E qui entra in gioco il nostro modo di produrre i dischi. In fase produttiva infatti si cerca sempre di mantenere i suoni il più naturali possibili, senza limarli troppo per farli suonare perfetti. Quando suoni non sei mai perfetto e sarebbe stupido e innaturale applicare filtri vari. L’unico risultato sarebbe non suonare “umani”. E non è proprio quello che vogliamo essere. Per questo “Freak magnet” ci soddisfa: perché è un disco umano, con tutte le imperfezioni che gli umani si portano appresso……