Necessità, fantasie e mondi reali nell'intervista a Raffaella Destefano.

Raffaella Destefano e Gino Marcelli, ovvero i Madreblu: il loro secondo album, ”Necessità”, è forse una delle cose migliori uscite quest’anno in Italia, e forse altrettanto poco considerato. Un peccato, perché i Madreblu propongono una miscela musicale molto originale, che fluisce in un pop crudo e al tempo stesso melodico, prodotto con raffinatezza e al tempo stesso essenziale. Rockol ha incontrato la voce dei Madreblu, Raffaella, per farsi raccontare due o tre cose riguardo al disco, al progetto e, naturalmente, alle necessità…

Qual è la prima cosa da dire su “Necessità”?
Forse che è un disco che rappresenta l’evoluzione dei Madreblu. Questo nonostante i Madreblu siano un gruppo che ha pochi anni e una storia breve, visto che io ho 25 anni e Gino 34 ma per la gente esistiamo da un anno. Di noi tutto quello che il pubblico conosce è l’album “Prima dell’alba”, che in realtà noi vediamo come un punto di partenza. “Necessità” invece, è un battito d’ali, niente di più e niente di meno. Non è un album fantasmagorico, non cambierà le carte in tavola alla musica, però è la nostra evoluzione.

Siete anche stati coinvolti maggiormente in questo lavoro…
Assolutamente sì, visto che l’abbiamo seguito in tutti i passaggi, a partire dal fatto che Gino ha fatto tutti gli arrangiamenti e poi me li faceva sentire per vedere cosa ne pensassi. Ci siamo spalleggiati molto in questo secondo lavoro, anche nei missaggi e nella pre-produzione, abbiamo scelto i musicisti, le parti da suonare, siamo stati i creatori di tutta l’idea, per cui alla fine si rischia anche di diventare poco obiettivi. Allora forse è meglio dire che questo album è una piccola cosa di cui andiamo orgogliosi.

Come avete scelto i brani presenti sull’album?
Ne abbiamo inseriti 10 anche se ne avevamo a disposizione parecchi di più. Comunque l’album di sembrava completo così. Poi c’è una ghost-track intitolata “Ma perché” che era una versione remix del brano già contenuto su “Prima dell’alba”, album su cui figurava ancora il terzo componente del gruppo, Valerio, che adesso non c’è più.

A proposito, perché vi siete separati da lui?
Un semplice cambio di percorso. Eravamo cambiati e avevamo obiettivi diversi, scelte diverse, per cui con molta tranquillità abbiamo deciso di prendere strade separate. Poi a livello umano ne abbiamo sentito molto la mancanza, però la nostra musica è andata avanti e siamo riusciti a stringerci ancora di più tra noi due.

”Necessità” sembra un disco meno confuso del precedente, con una produzione accurata eppure leggera…
Sì. Questo è merito del fatto che io e Gino ci siamo avvicinati molto durante la lavorazione di questo disco. Non siamo uno di quei gruppi nati in cantina a 15 anni, in cui acquisti un feeling a forza di suonare e di vivere insieme, e quindi la nostra intimità ce la siamo dovuta costruire. Abbiamo iniziato scrivendo e arrangiando le cose che piacevano a entrambi, mentre per questo album abbiamo fatto un passo avanti, cercando di scrivere armonie, melodie e testi in funzione l’uno dell’altro. Questa cosa è nata dopo un anno di tournée, vivendo gomito a gomito. E poi ci siamo molto aperti, cosa comunque non proprio facilissima in un rapporto di lavoro, e questo ha contribuito a quell’effetto di omogeneità e leggerezza di cui parli.

Quando sono nate le canzoni?>
La più vecchia risale al settembre del ’97 e la più nuova all’estate del ’98. Durante questo anno di concerti abbiamo iniziato a lavorare sul nuovo album e a preparare i provini. Poi il grosso del lavoro è stato organizzato tutto in una volta, modificando i groove che ‘rubi’ dai cd rom, dando una sonorità più ‘sporca’ rispetto al primo disco, però è una cosa in cui ci riconosciamo molto.

Chi scrive cosa nei Madreblu?
Ci sono delle canzoni interamente scritte da me e altre in cui Gino ha scritto l’armonia e io la melodia e il testo. A livello di arrangiamenti, invece, all’80% è un lavoro fatto da Gino, mentre il rimanente 20% è rappresentato dalle cose che io, nella mia becera ignoranza, chiedo di poter modificare, dei piccoli ritocchi.

Perché “Necessità”?
Perché secondo me è importante dare voce alle proprie necessità. Secondo me se uno continua a fare quello che dicono gli altri, oppure a fare le cose che fa in maniera automatica, e non si ferma mai a cercare di capire ciò di cui ha bisogno, le cose basilari, talmente semplici e banali che spesso vengono dimenticate.

I testi del disco sembrano richiedere un contatto fisico e mentale con la realtà: sembra un disco scritto dal chiuso di una stanza…
Sì, anche se io mi sento molto più terrena rispetto a un anno fa, e mi sembra di avere manifestato questa cosa sia nel suono che nelle parole e nelle melodie. Credo di avere un iter da percorrere, e questo è ciò che mi sta succedendo: è una cosa che capita a tutti, solo che molta gente fa finta di non vedere questo percorso. Mi sto scoprendo più terrena: non sempre mi piace e non sempre ci riesco, visto che rimango a metà tra i miei viaggi mentali, in cui mi vedo quasi come un angelo che volo, e poi in altri momenti sento proprio un contatto più forzato e concreto con la terra.

Nel disco usi diverse volte l’espressione ‘farsi del male’…
Sì, sono abbastanza masochista! Mi piace questa cosa, perché ci vuole un po’ di eccesso nelle cose. Sono alla ricerca di un equilibrio, però mi piace arrivarci attraverso l’eccesso, le sensazioni forti, la sofferenza per la vita, l’amore per una persona, il fatto di raggiungere uno scopo a tutti i costi e farsi del male in questa cosa. Il dolore fa parte del gioco e senza la percezione del dolore non si capisce niente. Il farsi male è uno step, un passaggio dell’evoluzione, e del resto il dolore fa parte della vita.

Nei vostri testi si legge un po’ la difficoltà a rapportarsi con il reale…
Di sicuro sento le cose in maniera diversa e questa è una cosa che a volte mi ha provocato dei problemi. Sono una persona abbastanza solitaria, pur vivendo bene in mezzo al mondo, però ho bisogno del rapporto a due, dove io posso parlare con te, piuttosto che la tavolata da 25 persone. Il fatto di stare da sola e apprezzare la solitudine mi ha portato dei problemi da un lato e dei vantaggi dall’altro, perché comunque ho potuto coltivare questo mio bisogno. Poi non credo che sarà una fase che durerà per tutta la vita, esattamente come non credo che un bambino che mangia delle cose a 5 anni continui a mangiarle anche a 18. Però ora mi esprimo così. Gli svantaggi derivano dall’ostilità del non voler sentire, non voler andare a fondo nelle proprie seghe mentali, nelle proprie angosce…

Come si riconoscono le seghe mentali?
Eh…dramma! E’ facile; quando le vai a rileggere, ti accorgi che erano soltanto delle cazzate. Poi sono necessarie anche loro, magari, però lì per lì quando ci sei dentro corri anche il rischio di perderti. E’ che ogni tanto, tornando al discorso che facevamo prima, hai quasi il bisogno di farti di male, di dirti quanto sei sfortunata e incompresa…la normalità di fondo c’è, ma penso che nessuno di noi sia davvero normale. Mi piace pensare che ci siano diversi gradi di normalità, di pazzia…

C’è un filo che lega le canzoni di questo disco?
No, direi di no, perché sono tutte sensazioni così diverse – “Calma” che parla di questa calma apparente e isterica, “Reiko” che parla di un’insensibilità, un’insoddisfazione di fondo, una intolleranza propositiva, “Bar giallo” che è un addio, non legato ad un rapporto amoroso ma tra persone… “La vera entità” è un pezzo di crescita interiore, di scoperta di veri valori della vita, “Nuda” è il massimo del cinismo che sono riuscita a tirare fuori - che credo ci sia più un filo conduttore a livello di suoni piuttosto che di testi.

Che rapporto hai con la tua insoddisfazione?
E’ la mia linfa, nel senso che se fossi soddisfatta non penso che farei più niente. Sono sempre molto autocritica al limite della disperazione, nel senso che mi piace sentirmi un po’ dannata. Non che io abbia una vita dannata, anzi, però ogni tanto faccio fatica a farmi capire e a capire me stessa di conseguenza non mi basta niente di tutto quello che faccio, e questa è la mia armatura. E la domanda che mi rimane è proprio quella: perché non riesco ad adeguarmi alla normalità degli altri, perché tutto non mi basta?

E’ cambiato qualcosa nel tuo modo di cantare, dopo un anno di tour?
Be’, sono cambiate molte cose dai primi due concerti che canti in panico con la convinzione di stare stonando. Da lì inizia il tuo cammino, diventi sempre più consapevole di quello che fai e sei più sicura delle tue potenzialità.

Vi offendete se qualcuno definisse “Necessità” un disco pop?
Assolutamente no, anche se in Italia questa parola è considerata un insulto, mentre all’estero ha una valenza totalmente positiva. Robbie Williams, Pet Shop Boys, sono artisti che fanno della grande musica pop, e il nostro obiettivo era comunque quello di fare un disco dei Madreblu pop. Purtroppo in Italia il pop è considerato solo in una valenza molto superficiale, mentre invece è molto difficile dire cose personali indossando un vestitino fruibile come quello della canzonetta.

Altre interviste

Scritti Politti - E' sparito per 10 anni, ma adesso è di nuovo un musicista: bentornato, Green Gartside! (17/08/1999)

Juri Camisasca - Arcano enigma e altre storie, tra spiritualità e pop... (14/08/1999)

Randy Newman - Voglio vendere molti dischi!: ce la farà questa volta? (11/08/1999)

Cree Summer - La protetta di Lenny Kravitz si racconta tra infanzia hippy e amore per la musica. (08/08/1999)

Gay Dad - A tu per tu con il gruppo del momento! (05/08/1999)

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.