Il 'freddino' dopo l'orgasmo del successo, e una nuova lucudità: gli SA ne parlano con Rockol.

La recente trasferta sanremese li ha visti addirittura lasciare un obolo per Zucchero, reo di avergli scopiazzato la loro "Hedonism": lontano dai riflettori, però, ecco gli Skunk Anansie nel loro ruolo preferito, quello di rockstar verosimilmente incazzate e in controllo della propria ‘meteora’ personale, il cui viaggio discografico si arricchisce adesso di una nuova chicca, "Post orgasmic chill", che già dal titolo è tutto un programma...

Perché questo titolo, "Post orgasmic chill?"
Mark: Riassume la nostra sensazione dopo tutte le cose che ci sono successe. L’eccitazione e il successo sono stati l’orgasmo. Seguito da una sensazione diversa, quella di freddezza ma anche di maggiore lucidità che abbiamo avuto guardando al futuro.

E oggi, cosa sono gli Skunk Anansie?
Skin: Siamo una band diversa e originale. Direi che abbiamo seguito la corrente principale per vedere dove andava, ma mantenendo una nostra originalità. Nella nostra musica ci sono molte influenze, il che è un riflesso di quanto accade a Londra, dove si ascolta davvero di tutto.

Come è nato - e cresciuto - questo disco?
Mark: Abbiamo scritto qualche canzone, poi ci siamo fermati, poi abbiamo scritto ancora un po’, poi ci siamo fermati di nuovo. Canzoni diverse, provenienti da momenti diversi, ma registrate in uno stesso momento.
Skin: E soprattutto cercando di avere la sonorità del live, di catturare la vitalità della nostra performance.

Le canzoni sembrano molto legate, e altre effettivamente lo sono, tramite dialoghi, o espedienti sonori. E’ buffo, visto che vengono da situazioni e periodi diversi.
Cass: Abbiamo subito concepito il disco come un tutt’uno, come un live-show: come prima di un concerto, abbiamo pensato all’atmosfera generale che volevamo dare. Così abbiamo pensato anche a legare i pezzi, e alla successione degli stati emozionali.

Sembrerebbe un disco con meno aggressività, ma maggiore tensione rispetto a "Stoosh".
Skin: Tutti potrebbero trovare una canzone da amare in questo disco. Un po’ come noi, che veniamo da esperienze musicali differenti. Roba heavy o roba soft, roba complicata e semplice. E comunque l’atmosfera drum’n’bass dell’album è molto aperta, e le parole sono studiate per consentire ai ragazzi di identificarsi maggiormente.

Che significa "Charlie big potato"?
Cass: "Charlie" è una persona con un ego enorme. E’ un pezzo sulla gente che ha una grossa opinione di sé.

Il successo di "Hedonism" ha influenzato le nuove ballate?
Skin: No. Non abbiamo pensato ai vecchi pezzi. Ci sono canzoni lente che non sono necessariamente singoli, o pensate per le radio. Sì, ci sono un paio di pezzi, "Secretly" e "Follow me down", che probabilmente le radio troveranno accattivanti. Il che è un bene per il disco. E 'importante che la gente ci senta in giro. Più in generale, sono canzoni con una struttura particolare. Non abbiamo mai fatto canzoni come queste. Vanno in direzioni diverse rispetto a quello che uno si aspetterebbe.
Ace: E’ un buon album, è il nuovo rock. Abbiamo un disco rock che ci eccita, alla faccia di tutti quelli che dicono che il rock è morto. Ci tenevamo a fare un gran disco.

"In my hotel tv" sembra decisamente scritta da una band in tournée.
Skin: "Siamo stati in un sacco di posti e in tutti gli alberghi nelle stanze c’è una finestra che si chiama tv. Il brano ha una struttura lirica particolare, che serve a descrivere rapidamente delle immagini diverse. C’è stato anche un momento in cui le tv parlavano molto di noi, e ci toccava guardarci in questo specchio deformante, senza fare nulla. La tv dell’albergo ci veniva addosso con una certa immagine degli Skunk Anansie, e noi eravamo indifesi.

Fa parte del gioco, si dice.
Skin: Certo. E’ un rischio come la sovraesposizione: il pubblico potrebbe rompersi le palle e non per causa nostra, perché abbiamo fatto un brutto disco, ma perché stanchi di vedere le nostre facce.

>Siete noti per aver affrontato nelle vostre canzoni temi come sesso e razzismo in un modo che non si era mai sentito prima nel rock. In "Post orgasmic chill" c’è questo aspetto?
Skin: Abbiamo visto il mondo e abbiamo maturato diversi punti di vista. Così abbiamo trattato questi ed altri temi in modo nuovo. Era importante sviluppare le cose, e dirne di nuove. Che senso avrebbe ripetere "Yes it’s fucking political"? Soprattutto, non avrebbe senso ripetere le cose nello stesso modo. E un’altra cosa: non vogliamo fare i "professori" con il pubblico. Così, queste canzoni sono più dirette nei testi.
Cass: E’ meglio essere più specifici su certi argomenti, mentre prima ci poteva capitare di essere generici su sessismo e razzismo. Ora abbiamo un punto di vista sociale più che politico.
Skin: E alla fine la gente ha il diritto di annoiarsi. Specie quelli che ti seguono da un po’ e sanno come la pensi. Penso che il nostro punto di vista si sia come allargato. Siamo più aperti. E siamo più abili di prima ad esprimerci e a dire le cose.

"We don’t need who do you think you are" è stata scritta dopo il viaggio in Sudafrica, dove avete incontrato Nelson Mandela. Pare che abbia smesso di incontrare i musicisti perché pensa che cercassero di sfruttarlo.
Skin: Lo abbiamo visto succedere ed è disgustoso. Lo abbiamo incontrato alla sua festa di compleanno. Un sacco di gente abusa della sua popolarità e del suo carisma. Un tipo come Michael Jackson cerca credibilità mettendosi al fianco della persona politica più influente del nostro tempo. Però in una certa misura è stato importante, da parte sua, aver accolto tanti artisti personalmente, perché laggiù ci sono ancora black radio, black tv, e una sorta di separazione culturale che continua a dispetto della fine dell’apartheid. Penso che sia importante che gli artisti vadano là e che la gente si mescoli ai concerti.

Parlando di razze e di musica, una tua vecchia canzone invitava a diffidare dei "white men in white limos". Cosa pensi quando vedi rappers neri in limousine nere?
Skin: E’ interessante che tu me lo chieda. Forse ti domandi perché lo fanno i neri, ma non perché i bianchi lo abbiano sempre fatto.

Forse perché uno spera che, venendo dal ghetto, pensino a un riscatto di tipo diverso piuttosto che vantarsi dei propri miliardi e delle proprie pistole.
Skin: Perché si suppone che siano più intelligenti?
Cass: Non puoi aspettarti comportamenti intelligenti da gente che viene da un background sottosviluppato. Certi comportamenti sono espressione della cultura del ghetto. E’ facile disapprovare quando si è fuori, ma loro documentano quello che succede in quell’ambiente creato dai governi di quei paesi. La domanda andrebbe fatta ai politici, se gli interessa qualcosa.
Skin: Tieni conto del fatto che la negatività attira molta attenzione. Erykah Badu viene da un ambiente molto povero, ma pochi le dedicano le copertine perché non si comporta come Coolio.

C'è una tua scelta che mi ha trovato perplesso... Perché hai accettato di legare la tua immagine al mondo della moda?
Skin: Perché come musica e cinema, musica e moda sono sempre stati molto legati. Le popstar vogliono apparire in un modo, avere uno stile. Quando sei sempre nell’occhio del pubblico, ci devi pensare. Non ho mai firmato un contratto, ho solo accettato di partecipare a una sfilata di Versace. Mi interessano i vestiti, ma non sarò mai il tipo di persona che mette solo una marca di vestiti. Così come non potremmo usare un solo tipo di chitarra. Abbiamo un sacco di offerte per legarci a prodotti commerciali, robe da bere soprattutto... E abbiamo sempre rifiutato. Bisogna stare attenti a come si viene usati; la gente ti giudica da quello che pubblicizzi.

E’ difficile per voi della band ritrovarvi ogni tanto nel "cono d’ombra" di Skin?
Cass: Tutt’altro: lei viene seguita nella città e nei locali, noi ce la dormiamo comoda. Ogni rockband ha un suo centro di gravità. Poi la gente tende a pensare che il cantante sia il membro più influente nel gruppo. Ma non è un problema per noi, lo accettiamo. Nella scrittura delle canzoni abbiamo un sistema che chiamiamo "architettura aperta". Che in realtà significa: nessuna regola. Ognuno contribuisce con un elemento se ritiene che ci stia bene: un titolo, un verso, una ritmica, un’ispirazione. Il fattore principale è "Ispirazione".
Mark: Non è un caso se stiamo dando quest’intervista tutti assieme, e se nelle foto siamo sempre insieme.

Siete mai imbarazzati da quel che dice Skin?
Cass: No, ma qualche volta vorrei che fosse un po’ più delicata. In un’intervista ha definito i rapporti con la stampa come "avere un lungo coso secco nel sedere..." Ogni tanto devo chiederle di non dire più parolacce: "Skin, mia madre ci sta guardando in tv..."

Se decidessi di metterti in proprio o lasciare comunque la band, voi continuereste come Skunk Anansie?
Cass: E’ una domanda stupida. Non farne un’altra o ce ne andiamo!

No, suvvia. E’ una domanda legittima.
Cass: Beh, non so cosa faremmo. Non ho proprio idea.
Skin: Rispondo io: non intendo lasciarli. Se proprio volessi lasciare gli Skunk Anansie, sarebbe per qualcosa di completamente diverso, perché questa è la nostra band. Quello che vogliamo fare, possiamo farlo negli Skunk Anansie. Andiamo d’accordo il 95 per cento delle volte, ogni desiderio e intenzione che abbiamo, riusciamo a concretizzarla. Non vorrei nessun altro a suonare la chitarra o la batteria. Anche se magari il bassista... No, scherzo. Un disco solista? Finirei col pagare loro per suonare con me.

Chi vi ha fatto desiderare di essere dei musicisti?
Ace: Il mio gruppo preferito erano i Motorhead. Sono stati il primo concerto che ho visto, erano al massimo all’epoca... Mi hanno spazzato via, decisi che volevo essere in una band, suonando qualsiasi strumento.
Mark: Io a 8 anni desideravo essere Elvis.
Cass: Io non volevo somigliare a nessuno.
Skin: Oh, sei sicuro? Neanche Bob Marley? Per quanto riguarda me, non c’è nessuno che volessi essere...
Cass: Oh, sei sicura? Neanche Grace Jones?

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