Nina dei Cardigans ci parla di pop svedese e

Strana band, i Cardigans. Eleganti e malinconici, oscillanti tra un leggerissimo euro-pop e certe, più consistenti ombre che candidano il gruppo di Nina Persson a possibile "cult" di fine secolo. La cantante sembra vivere questo ruolo con una certa stanchezza e indifferenza. Ecco la nostra intervista.

Quante volte siete stati definiti i "nuovi Abba" perché siete svedesi?
"Parecchie, anche se ai Roxette capita più spesso. Il fatto è che per i Roxette qualche legame musicale c'è. Per quanto riguarda noi, si tratta solo di una questione geografica. Certo preferirei essere in una band britannica o americana, così ci paragonerebbero a gruppi di quei posti. E' come se un cantante rock italiano venisse definito il "nuovo Pavarotti", solo per la sua carta d'identità".

Mi pare di capire che la cosa è esasperante. Ma di fatto, dalla Svezia arrivano molto spesso dei gruppi che fanno un pop commerciale molto orecchiabile.
"Non credo che si possa dire che in Svezia qualcosa spinga a quel tipo di musica... Che sia il sistema di assistenza sociale?... Forse fra qualche anno qualcuno sarà paragonato ai Cardigans e penso che sarà molto meglio per loro oltre che per noi. Nel nostro tour saremo accompagnati dai Soundtrack of Our Lives, un gruppo svedese che fa una specie di rock'n'roll classico. Sono bravissimi. Sarei molto felice se avessero successo all'estero".

Il video di "My favourite game" è stato molto criticato. Nel complesso sembra insistere sulla vanità della vita, e canzoni come "Do you really believe" parrebbero confermare questa visione...
"Vero. Fondamentalmente, credo sia nell'amore che nella vita. Ma entrambi sono fottutamente difficili. Tutti lo sappiamo, e bisogna prenderne atto, se no ci faremmo abbattere dalle difficoltà".

Comunque, l'intero disco risulta molto malinconico. Lo avete fatto come reazione al successo di "Lovefool", per insistere su un altro aspetto di voi?
"Penso che abbiamo sempre conferito alle nostre canzoni una certa tristezza. Forse questo disco è più suggestivo. "Lovefool" è stata scritta tre anni e mezzo fa. Non è che abbiamo deciso a tavolino: "Okay, cambiamo". "Lovefool" è un brano particolare del nostro repertorio; chi conosce il nostro primo album sa che non è un nostro "prodotto tipico". Ora, non è che odiamo "Lovefool", ma personalmente preferisco le canzoni nuove, e mi fa piacere vedere che stiamo diventando anche "la band di 'My favourite game'" e non più solo "la band di 'Lovefool'". Più in generale, penso che il disco rifletta il nostro desiderio di quiete, dopo un tour massacrante e un lunghissimo periodo passato a lavorare".

Eravate molto stressati?
"Questo è un lavoro. Del quale nessuno sa quanto possa durare, o dove ti possa portare. Eravamo estremamente stanchi alla fine dell'ultimo tour e album. E alle volte è molto difficile non darsi sui nervi, non essere stanchi degli altri o di se stessi. E' stato molto rinfrescante fare nuove canzoni".

E fare del "Gran turismo"?
"In realtà ce ne siamo rimasti in Svezia. Per quanto mi riguarda, se non sono costretta a muovermi per lavoro, sto più che volentieri a casa Quando hai tempo libero non vai in giro per il mondo, non ne hai nessuna voglia".

Sai, è il contrario di quello che fa la maggior parte della gente. Ma allora, il titolo dell'album?
"Il significato è un po' filosofico, significa vivere con l'atteggiamento del turista. Esaminare le cose con attenzione, con curiosità. Pronti a scoprire cose nuove. Non trovo più molto eccitante essere in giro per il mondo. Se dovessi viaggiare per mio piacere personale non andrei in nessun posto dove sono stata per lavoro".

Non ci sono posti che ti sono piaciuti?
"Molte regioni del Nordamerica. Ma in genere ho bei ricordi dei posti dove mi sono divertita, più che dei posti "belli". L'Islanda, ad esempio".

Tornando al titolo del disco, non ha proprio nulla a che fare con il famoso videogioco?
"Non sapevamo che fosse un videogioco. Pensavamo proprio al termine italiano. Non ci piacciono i videogiochi. Per quanto riguarda me, non ho troppa confidenza nemmeno con i computer, ne ho uno che non tocco da due anni. E personalmente odio anche internet".

Credo di sapere il perché: certi fotomontaggi sexy che ti riguardano, giusto?
"Non solo per questo. Tecnicamente lo trovo un sistema lento ed esasperante. Forse tra due anni sarà meglio anche se in effetti non sono del tutto convinta che il mondo avesse bisogno di una cosa totalmente incontrollata come internet, dove chiunque può parlare di te e fare qualunque cosa..."

Immagino che quelle foto siano fastidiose, ma forse è uno degli svantaggi dell'essere carina. I vantaggi sono che grazie al tuo aspetto molta gente si interessa ai Cardigans.
"Sì, fa parte del gioco. Ma è un gioco che ha parecchie regole discutibili. E' una disgrazia che ogni donna in questo business sia giudicata in base al suo aspetto".

Ehi, ormai vale anche per gli uomini. E non solo in questo business.
"Sì, ma non tagliano le teste agli uomini per metterle su foto porno".

Ok, non ancora...

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