Dopo il ritorno a Sanremo, due parole per uno degli album più interessanti dell'anno.

Un album, "Dove sei sei", che la colloca nuovamente nel novero degli artisti che hanno veramente qualcosa da dire. E questo nonostante un periodo di silenzio discografico durato sette anni. Con la produzione di Mauro Pagani, e firmando da sola sia le musiche che i testi delle sue nuove canzoni Nada rappresenta un caso - quasi unico, a dire il vero - di artista che continua a seguire la sua strada al di là di ogni possibile riscontro commerciale, determinata soltanto a fare la sua musica. Ecco le sue ragioni dopo Sanremo.

Si riesce a rimanere tranquilli a Sanremo, nonostante la lunga carriera alle spalle, oppure no?
Be’, di sicuro non c’è esperienza che riesca a farti vivere tranquillamente lo stress indotto di quelle giornate: tra interviste, foto, radio, tv è un vero inferno, senza considerare che, in fondo a tutto questo, in realtà sei lì per cantare. Però è anche vero che Sanremo ti offre una possibilità promozionale senza precedenti... mi ricordo che quando ne parlammo con Mauro Pagani, lui mi disse "si, facciamolo, ma cerchiamo di sfruttare al meglio l’ingranaggio senza farci stritolare, altrimenti è molto rischioso...". Il fatto di farsi ascoltare da 16 milioni di persone è una opportunità unica. Anzi, mi sono persino sorpresa che mi abbiano accettato il pezzo, perché non è proprio il massimo della fruibilità popolare. Però spero di essere riuscita a comunicare qualcosa in quei quattro minuti. Per me, dopo sette anni di silenzio, è stato importante tornare su tutte le radio. Il mio non è un disco facile, penso che per venderlo come vorrei bisognerebbe lavorarci un anno.

Perché parli anche tu di facile e difficile?
Perché in realtà per me le cose che mi piacciono, mi piacciono e basta, non sono né facili né difficili, però mi metto nei panni degli altri. Se guardo quello che succede intorno mi rendo conto che gli artisti hanno bisogno di un altro sostegno. In definitiva Sanremo non è diverso dal resto degli spettacoli televisivi, anzi, è proprio il simbolo di quello che vediamo tutti i giorni in televisione. Vedo intervistarmi ragazzi giovanissimi, che sembrano entusiasti e innocenti e invece magari sono più ambiziosi di quelli che ormai sono troppo vecchi per andare avanti. È tutto così.

Ti è dispiaciuto ritrovarti ultima dopo la prima sera?
Sinceramente mi è dispiaciuto un po’ soltanto per mia madre, che ha 82 anni e magari ci rimane male. Io non ho fatto Sanremo per la gara, ma per presentare il mio disco. Non mi cambia niente, credo che il mio disco sia molto bello e non mi faccio smontare sette anni di lavoro da una cosa del genere. Ho visto che la stampa ne ha parlato bene e questo mi ha riempito di gioia. È una canzone moderna, la mia, al di là di tutto. Ha un linguaggio moderno, e il maestro Bacalov mi ha detto che l’ha trovata più contemporanea di quanto proposto da diversi giovani.

Ti ho sentito dire da qualche parte che non c’è nessuno che rischi qualcosa, che tenti qualche strada originale...
Io posso parlare per me, e per quanto mi riguarda sento questo album come mio. Ci ho lavorato molto da sola, e ci ho messo molti anni per trovare la gente giusta, che lo capisse per quello che era. È stata dura...perché io non ho smesso di fare dischi perché non ne avevo più voglia: ho smesso di fare dischi perché nessuno me ne dava la possibilità, quello che mi arrivava a livello di proposte era qualcosa di allucinante. Così ho fatto la scelta di non pubblicare niente, ma non è che ci stessi bene, visto che la musica è il mio lavoro. Mi sembra che di nuovo, a cominciare da Sanremo, c’è poco, e anche in Italia a giudicare dalle cose che sento c’è musica molto derivativa. Si fanno un sacco di cover, la musica rischia di omologarsi...

Forse le cover nascondono la voglia di essere rassicurati...
Sì, credo di sì, però...

Cambiamo discorso: quanto è stato importante il tuo precedente lavoro, "L’anime nere"?
È stato un disco sul quale avevo scritto già molte cose, soltanto che poi le firmava qualcun altro! A un certo punto ho detto: «ma perché io scrivo e gli altri firmano?» Così ho iniziato a fare da sola. "L’anime nere" era un disco come questo, in origine, ma è stato modificato con la produzione perché si pensava che quel tipo di disco fosse eccessivo. Era un album molto diverso dagli altri, con un suono più rock. Questo è invece un album più essenziale, preciso, con tutte le cose al loro posto. È un album che nasce dalla sintesi, e infatti quando ho presentato l’album alla Polygram e a Mauro Pagani sono stati concordi nel registrarlo così.

A proposito, quanto è stato importante l’incontro con Mauro Pagani? Vi conoscevate già?
Ci eravamo incrociati in qualche spettacolo televisivo, però capivo che c’era una certa stima da parte sua. Poi ascoltai qualche anno fa "Le nuvole" di Fabrizio De Andrè e scoprii che lo avevano registrato insieme, e mi piacque molto. Così ho pensato a lui, a un musicista completo, quando si è trattato di lavorare a questo album. Ci voleva un musicista esperto, non avevo bisogno del musicista rock che venisse con le sue chitarre o il suo gruppo a cambiarmi il suono... non è stato facile trovare qualcuno, perché in Italia non hai molta scelta, così ho pensato a lui. L’ho chiamato e lui ha accettato, anche se in verità non potevo garantirgli un grande budget... ma mi ha detto che lo faceva perché il disco gli piaceva molto. Abbiamo lavorato molto bene insieme, e ho scoperto che non è soltanto un musicista etnico ma anche uno modernissimo, molto preparato: l’ho dovuto trattenere...

Ti ha dato fastidio il fatto che la prima canzone che è venuta fuori dall’album è stata "Glu glu", che sembra avere a che fare con un rapporto orale...
È un pezzo giocato sui suoni, sulle parole, il testo è un po’ folle, in cui uno magari ha bevuto un po’ e associa le parole. C’è il sesso, ma è un sesso giocato, non sono certo io che mi metto a fare il porno... ma mi vedete come sono? Io dico le cose, canto "guardami negli occhi", non mi concio da reginetta dell’hard e poi canto "amore mio"...

Come ti sembra di essere stata accolta dalla gente...?
Bene, devo dire. Ho visto che anche a Sanremo tutti mi facevano complimenti, mi trattavano bene... però a dire il vero già dai tempi del tour con il Nada Trio continuavo ad essere seguita. La gente veniva anche senza pubblicità, senza manifesti, senza disco... sai, alla fine il bello della musica è questo, che la gente si muove e arriva, a volte anche contro qualsiasi logica.

Le canzoni del nuovo album appartengono a quale periodo?
Alcune le ho scritte da diverso tempo, ma la maggior parte sono nuove canzoni... addirittura "Guardami negli occhi" è stata l’ultima che ho scritto. Avevo l’arpeggio di chitarra fermo da qualche anno, quattro per la precisione, ed era talmente bello che non riuscivo a trovare niente che andasse bene. Poi, poco prima di chiudere il disco, ho trovato l’ispirazione giusta e ho scritto quel testo.

Come vivi la musica nel quotidiano?
Scrivo tutti i giorni qualcosa, potrei avere già pronti cinque album... scherzi a parte, è il mio lavoro, mi piace molto, mi piacerebbe anche dare alcune delle mie canzoni ad altri, però forse è ancora presto per pensarci. Credo comunque di avere delle cose da dire...

Ti senti in cambiamento nella tua vita?
Beh, la mia vita è molto condizionata da me, dal mio lavoro. Però ho una vita molto intensa, faccio molte cose: viaggio, ho molti amici, vado al cinema... insomma sono abbastanza impegnata.

A giudicare da questo album sembri più interessata a dire delle cose che a cantare quello che dicono gli altri...
Sì, è così, anche perché quando canti qualcosa di un altro autore devi per forza di cose lavorare su qualcosa che non è completamente tuo. Io quando interpreto mi baso sempre sull’interpretazione che ne ha fatta chi ha scritto il brano, perché penso che no si possa prescindere da questo. Comunque a proposito di quello che mi piacerebbe fare, ti dirò che ho intenzione di produrre una giovane artista che secondo me scrive benissimo. Vorrei portarla ad aprire i miei concerti, credo che sia una che merita veramente. Dopotutto più buona musica c’è e meglio è per tutti. In Italia nessuno scrive come lei... a parte me!

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