Il suo vero nome è Paul D. Miller. Ma chiamarlo così sarebbe troppo limitante per un personaggio come lui. Già perché Miller oltre che essere scrittore ed artista concettuale, laureato in filosofia e letteratura ed essere conosciuto da tutti come DJ Spooky e That Subliminal Kid, è considerato il guru, il teorico di quella illbient scene che a New York sta facendosi strada nell'underground grazie anche ad etichette come Asphodel e Wordsound. Un guru attorno a cui si muovono figure leggendarie della scena musicale newyorkese come Bill Laswell. Un teorico, attivissimo anche nella pratica, che si esibisce spesso in compagnia di jazzisti di frontiera in club quali il Knitting Factory. Un guru che ha suonato nel progetto orchestrale di Ryuichi Sakamoto ("Discord", Sony Classical) ed ha realizzato alcune installazioni (una delle quali "Viral Sonata", era anche il suo ultimo disco). Oggi, fra un libro di science fiction, collaborazioni con Talvin Singh, Amiri Baraka e la progettazione di un sito della Absolut Vodka (www.absolutvodka.com), DJ Spooky ha anche trovato tempo per un nuovo disco ("Riddim Warfare", Asphodel) e per fare una chiacchierata con noi.Quando hai iniziato a fare musica, a proporti come DJ?
Ho iniziato a fare musica quando morì mio padre. Mi lasciò una collezione di dischi che iniziai ad ascoltare. Attraverso la musica mi venivano a galla frammenti di ricordi, pezzi di vita vissuta con lui. Tutto il resto, giradischi, computer, campionatori e tutti gli altri strumenti che ho imparato col tempo, è arrivato molto più tardi. Prima sono passato attraverso la radio, al college, mentre studiavo filosofia. Era un programma in cui cercavo di "distorcere" i significati della musica, di ogni genere musicale.
Oggi più che mai il DJ è una figura centrale all'interno dell'evoluzione della musica contemporanea. Che connotazioni dai a questo personaggio, a questo non musicista?
Il DJ è un decifratore di codici moderni che scopre i punti di contatto fra diverse culture. Un cacciatore di informazioni che diventa storico, archivista, inventore di codici, scrittore di algoritmi. E' la personificazione della dicotomia che Levi Strauss ipotizzava in antropologia. Il futurismo primitivo, il primitivismo che entra in rotta di collisione con l'industrializzazione.
La musica elettronica e in genere molte musiche prodotte oggi sono il frutto di una ricerca che non è più tesa verso la forma canzone, verso il ritornello perfetto, ma piuttosto verso la ricerca del singolo suono, di molteplici vibrazioni che, concatenate una nell'altra, danno come risultato finale un brano. Credo che questa filosofia di composizione sonora appartenga anche alla musica di DJ Spooky…..E' così che agisci all'interno dei tuoi brani?
Sì. La prima cosa che faccio quando incido un brano è aborrire la linearità. I miei brani non hanno né inizio né fine. Sono un flusso di coscienza continuo che aspira all'elevazione. Riddim Warfare, il mio nuovo album, e tutti gli altri miei progetti precedenti, firmati come That Subliminal Kid, Paul D Miller o DJ Spooky, hanno in comune proprio questo allontanamento dalla canzone, questa ricerca costante delle vibrazioni. Sono come John Cage che diceva; "in questa musica c'è posto solo per i suoni che ci circondano. Perché non c'è niente di più interessante che il suono di uno spazio vuoto o di un momento di stasi". Sono un erede di Cage così come di Coleman, Sun Ra, Pierre Henry e Luigi Russolo. Come loro apro le porte ai suoni che vibrano nell'ambiente.
Il tuo stile come potrebbe essere definito?
L'evoluzione che ha avuto la musica negli ultimi anni, soprattutto nel campo dell'elettronica, mi ha fatto capire quanto la musica contemporanea sia pronta per sperimentare una forma sonora multiculturale, che ingloba qualsiasi cosa. La mia musica di conseguenza è proprio questo; un laboratorio sonoro globale, senza confini. E' un disegno che ho avuto ben chiaro qualche mese fa, a San Paolo. Ho registrato una jam session per Riddim Warfare con Nascao Zumbi, un collettivo di percussionisti di Bahia. Io ero lì con il mio giradischi, a "scratchare" i dischi. Di fronte a me la gente sorrideva. Si capiva che avevano colto le vibrazioni, le corrispondenze sonore fra la ritmica e lo scratch. Era come se secoli di musica fossero sintetizzati in ciò che stavamo facendo. Era come se ogni barriera geografica fosse stata annullata. Con queste modalità di espressione quindi potrei definire la mia musica come un meta-stile che vuole creare corrispondenze soniche fra culture differenti. E poi ancora, Riddim Warfare, e tutto ciò che ho fatto in passato, sono il suono delle fibre ottiche che ci accompagna tutti, dispersione di pensieri, rumori, pulsazioni, alterazioni di subfrequenze. In una parola, entropia culturale.
Prima hai citato artisti come Cage, Coleman, Sun Ra, Pierre Henry e Luigi Russolo. Tutti artisti che, sia pur innegabilmente influenti nella musica contamporanea, appartengono ad altri tempi. Oltre a loro, c'è qualche artista contemporaneo che ti ha particolarmente ispirato?
Oh, certamente. Primi fra tutti Underground Resistance (un'etichetta techno di Detroit, n.d.r.). E poi tutti gli artisti della scena di New York. DJ Olive, l'hip hop della Rawkus (un'etichetta indipendente di NYC che, soprattutto con Soundbombing, sta portando l'hip hop underground al mondo intero, n.d.r.), i Wu Tang Clan e tutti gli artisti della Asphodel (altra etichetta underground di NY per cui DJ Spooky incide, n.d.r.). Ma vorrei anche dire che la mia musica è una specie di addizione, un incrocio fra i Parliament, con la loro critica e revisione del concetto di funk, e Sun Ra, con la sua visione mitologica della musica.
Sei considerato come la figura centrale di questa nuova scena newyorkese che tutti definiscono illbient. Ti senti parte di questa scena?
Sì, anche se terrei a specificare una cosa. Molti artisti della scena illbient che si muove fra il Soundlab, Cultural Alchemy e Konkrete Jungle (tre club di New York dove suonano spesso gli artisti Asphodel e Spooky stesso, n.d.r.) hanno una visione un po' troppo ristretta della musica. Pensano a compartimenti stagni, facendo categorizzazioni fra generi musicali diversi. Per me invece non c'è differenza fra jazz, hip hop, funk, soul, classica o qualsiasi altro suono. Il mio sostentamento artistico deriva soprattutto da questo concetto; multiculturalismo è la mia parola d'ordine. La mia musica è estensione di questo concetto.
Dacci la tua definizione di illbient….
Illbient è una naturale risposta all'ambiente in cui viviamo. Illbient è come una proporzione. Ill sta all'ambiente in cui viviamo come la pazzia sta ai suoni. Illbient è una sorta di esorcismo digitale di tutto ciò attraverso cui passo, fisicamente e mentalmente. Ogni giorno, per andare da casa mia, che è a Chinatown, allo studio in cui lavoro, a Chelsea, cammino attraverso 20 quartieri diversi in cui ascolto dialetti, moduli di comportamento, stili di vita differenti. Illbient è la somma di tutto questo. E nulla di tutto ciò. Perché alla fine, illbient è musica, musica che non puoi catalogare, perché cercare di farlo sarebbe come voler trattenere l'acqua fra le tue mani. Perché illbient, e la mia musica, by-passano le forze culturali conservative che ragionano a compartimenti stagni. Riddim Warfare è soprattutto questo; un contenitore dentro cui far fluire tutto ciò che ascolto, tutto ciò che mi passa accanto.