Stranamente, al termine della chiacchierata con Brett Anderson e Mat Osman, i due componenti principali dei Suede, rimane l’impressione di due rockstar piuttosto antipatiche, tanto da suggerire di evitare certi argomenti (Bernard Butler, i problemi avuti dal batterista gay, e altro...). Ma una volta trascritta l’intervista, ci si accorge delle cose lucide e salaci che hanno detto. Chissà se Brett Anderson avesse avuto solo un tocco di “Savoir faire” in più, dove sarebbe potuto arrivare. Quando è venuta fuori la seconda lettera del titolo del vostro album, molti erano convinti che sarebbe stato: “Heroin is lovely”.
Brett Anderson: «Non ho niente da dire in proposito... Non ci è mai passato per la mente».
Ma non vi danno fastidio certe dicerie sul vostro conto?
Anderson: «Quasi niente di quel che si dice sul nostro conto è vero. Lo è solo quello che raccontiamo noi - e forse nemmeno quello. Potremmo persino essere peggio di quello che si dice. E non solo per gli eccessi chimici; anche per quelli sociali. Comunque, la vita è bella. Anche senza eccessi. O perlomeno così mi hanno detto. Certo, con gli eccessi ti sembra tutta un'altra cosa. Ha i suoi lati interessanti, che normalmente non proveresti... Comunque ora i miei eccessi sono ginnici...».
A cosa pensavi quando hai scritto che “C’è uno sbrego nella Union Jack”?
Anderson: «E’ una semplice metafora... Ma non si applica necessariamente alla Gran Bretagna. Penso che possa essere applicata a un certo jingoismo che è molto popolare anche in altri paesi. Il patriottismo senza opinione. E’ un peccato che la gente pensi che stiamo parlando solo del Regno Unito, perché noi abbiamo un messaggio da comunicare anche in Italia o, che so, in Svezia. Il mondo non è che una grande oliva. E ciò mi riempie il cuore di poesia».
Quale sarebbe il messaggio?
Anderson: «“La droga è per i perdenti” ».
Parlando di jingoismo e “voglia di menare le mani”, Tony Blair si sta rivelando molto guerrafondaio...
Mat Osman: «Sicuramente. E’ un meraviglioso governo con molti amici musicisti. Evidentemente vuol dire qualcosa. Lui è proprio per un figlio dei fiori, no? Vedi Blair e pensi alle Spice Girls, la band più politica degli ultimi anni. Anche scegliere di cantare "un ragazzo incontra una ragazza" sottintende certe cose».
Chi è contro il governo ora?
Osman: «Gli Asian Dub Foundation. Quelli che parlano di razzismo, come gli Skunk Anansie all'inizio. Il razzismo è una leva politica, che muove dall’ultima coscienza di classe rimasta».
Cosa avete pensato vedendo certe band venute sulla vostra scia (Oasis, Blur...) scatenare il polverone del “brit-pop”?
Anderson: «E' buffo quante cose gli europei hanno pensato che avessimo in comune con certa gente. La cosa mi ha fatto molto pensare».
Forse la gente ha trovato delle affinità nel sound che nei testi o nell’immagine del gruppo non c’erano.
Anderson: «Se fosse così andrebbe bene. La musica ci interessa più dei testi. E' la cosa che più dà soddisfazione».
Come descrivereste in poche parole “Head music”? Avete tentato di fare qualcosa di nuovo?
Osman: «Di essere più semplici e groovy. La cosa più difficile in questo mestiere è conservare la semplicità delle idee».
Anderson: «Più oscuro, meno emotivo, deliberatamente pop».
Cosa vi aspettate dal prossimo millennio?
Anderson: «Tanto per cominciare, che arrivi. Sarebbe già qualcosa. Poi, vogliamo essere gli “Heroes of the zeroes”. E' uno slogan che ho sentito da qualche parte, non so che diavolo voglia dire, ma chi non vorrebbe essere “Hero of the zeroes?” Ehi, ma è il mio té, quello che stai bevendo?»
Spero di no. Ho chiesto che me ne portassero uno, e quindi mi aspettavo fosse questo.
Anderson: «E dire che sono famoso per essere un bastardo... e invece, mi faccio fregare il té da un italiano».
Ci sono una teiera, e due tazze. Ce n'è per tutti e due... Da cosa dipende, il fatto di essere considerato un bastardo?
Anderson: «Vallo a sapere. Sono un uomo molto carino con un'immagine orrenda».
E il “Savoir faire” di cui parli in una canzone?
Anderson: «Oh, è il mio pezzo preferito. Volevo suonare moderno, un approccio moderno che però fosse "Suede". Parole semplici e sciocchine, per non essere molto seri ma originali».
Sei davvero “ossessionato dai poteri femminili”?
Anderson: «Mi piaceva il suono di quella frase, era poetica... non è che lo intenda davvero...E' il tipo di cosa che si dice in una canzone, sai... Però, sì, ne sono affascinato».
Parlando di un’altra canzone, quando ti capita di sentirti "down"?
Anderson: «Ogni quattro secondi. Cosa fai, ridi? E' un dramma».
Cos'è la cosa più stupida che avete visto nella vostra carriera?
Anderson: «A parte le interviste? Non resta molto. No, non è vero. Musicisti buffi con vestiti buffi. Ma la cosa più strana è stata vederci su una maglietta con un tale con la testa rossa che non c'entrava niente con noi. E' stato fotografato insieme a noi ma passava di lì per caso. Mi spiace, non era molto divertente».
Osman: «Cose stupide? Quante ne vuoi. Il fatto che nel music business ci sia un sacco di gente che sinceramente odia la musica. La cosa più stupida comunque è il fatto che i video costino più degli album».
I vostri costano molto?
Osman: «Sì».
Non fateli.
Osman: «Oh, dobbiamo».
Perché non fare un video semplicemente con voi che suonate?
Osman: «Non piacciono. Né alla gente né alle tv. I video sono una forma di pubblicità. La devi fare pensando a questo. Non credo ce ne siano molti con un contenuto artistico».
La stampa inglese ha sempre parlato piuttosto bene dei vostri dischi. Vi fidate dei giornali musicali?
Osman: «Solo di quelli porno».
Ci siete apparsi?
Osman: «Haha! Separatamente, beninteso... »
Anderson: «Ci fidiamo dei giornali musicali più tecnici. I mensili che parlano solo di chitarre: sono i migliori. Finalmente gente che fa domande interessanti, dalle quali anche noi possiamo imparare. Gente che pensa a questo come a un lavoro e non una fottuta forma d'arte».
Osman: «Arte, non esageriamo. I giornali scriverebbero di me più volentieri se gli dicessi che sono il più grande segaiolo del secolo».
Lo sei?
Osman: «Haha, non sarebbe male. Già immagino la top 10; e poi, in caratteri grandi: “Segaiolo del secolo? Molti nomi vengono in mente, ma sul più grande, c’è un nome che mette d'accordo tutti...”»