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Ci sono molti modi per affrontare un disco come “Biophilia”, nuovo album di Bjork, a quattro anni da “Volta”.
Il primo è forse quello giornalisticamente più corretto; non può prescindere dall’ammirazione per chi ha creato un’opera totale di queste dimensioni e di questa profondità. Perché questo è, Bjork: una delle poche Artiste musicali contemporanee con la A maiuscola. Che ha pensato i brani di “Biophilia” come un concept album vero e proprio (per una volta la definizione non è abusata), una sorta di riflessione sui diversi aspetti della natura e della vita. La concettualizzazione del lavoro ha un altro lato, ancora più profondo e complesso. Il disco è stato pensato con l’iPad e per l’iPad; è un album-applicazione, per cui per ognuna delle canzoni c’è un software realizzato con sviluppatori ed artisti, che permette di esplorare mondi legati alla canzone, interagire con essi e con la canzone stessa. E’, se non il primo album-app, sicuramente il primo fatto da un’artista di questo livello. Poco importa che le prime app non fossero poi così innovative, rispetto alle cose che si vedono o si sono già viste sul tablet della Apple: “Virus”, per esempio, è un gioco molto semplice di navigazione in un tunnel vettoriale, a seconda del progresso si modifca il brano (che è presentato, come tutte le canzoni, anche in un di clip che permette di seguire le parole con la struttura della canzone - anche questa un’idea non nuovissima ma eseguita bene). Il risultato di queste app non è sempre all'altezza delle aspettative, ma l’idea è però molto ambiziosa, così ambiziosa da aver causato il ritardo della pubblicazione dell’album di due settimane. A questo link trovate una bella e informatissima recensione che segue questo approccio.
Però.
Però c’è un altro modo, più di pancia, di affrontare quest’album. E riguarda la musica. Anzi, le canzoni. Perché si può vestire, sovrastrutturare, ridefinire all’infinito un’opera musicale. Ma nel pop la base di tutto rimangono le canzoni. Sono le fondamenta: se ci sono, regge tutto; anzi possono - devono - bastare da sole.
E qua c’è il dubbio grosso di questo disco - e in generale dell’ultima fase della carriera di Bjork, forse solo escluso “Volta” che era un disco meno sperimentale e più ritmico. L’eccessiva intellettualizzazione della musica ha fatto sì che Bjork perdesse di vista le canzoni. Ci sono degli ottimi brani, in “Biophilia”, come “Crystalline” (molto ritmica: sarà un caso?) o “Cosmogony” - che ha una melodia riconoscibile. Ma in generale Bjork sceglie strutture sempre più rarefatte che lasciano poco spazio alla melodia, alla riconoscibilità. Canzoni che si reggono quasi esclusivamente sulla voce - che è sempre incredibile, unica. Ma certe volte non è abbastanza: ascoltatevi “Dark matter”, o l’inizio di “Hollow”, cacofonia pura, indescrivibile a parole (a meno che non siate dei fan).
Insomma, nel complesso, l’ascolto di “Biophilia” lascia un po’ spiazzati, per questa netta frattura tra le intenzioni artistiche e intellettuali e i risultati strettamente musicali. A voi decidere quale punto di vista scegliere su questo album - io non ho molti dubbi....
(Gianni Sibilla)
TRACKLIST:
"Moon"
"Thunderbolt"
"Crystalline"
"Cosmogony"
"Dark matter"
"Hollow"
"Virus"
"Sacrifice"
"Mutual core"
"Solstice"
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