LEONARD COHEN: MANUALE PER VIVERE NELLA SCONFITTA

Silvia Albertazzi

Non sono all’altezza di questo libro. Mi è già capitato di scriverlo in altre occasioni, ma di fronte a testi così eruditi provo un senso di desolante impotenza. Sarà che mi piace leggere senza fare troppa fatica, sarà che non sono laureato, sarà che mi dà sempre un po’ fastidio l’approccio accademico a una materia leggera come la musica leggera: ma Silvia Albertazzi, che insegna letteratura dei Paesi di lingua inglese all’Università di Bologna, è troppo al di sopra delle mie possibilità. Con una produzione così abbondante e qualificata (ha pubblicato quindici saggi, quindici racconti, un romanzo, due raccolte di poesie e chissà quanti articoli) la professoressa è su un altro pianeta, rispetto alle mie povere capacità di comprensione. 

Riconosco in lei e in ciò che scrive una competenza indiscutibilmente profonda riguardo le opere – romanzi, poesie e canzoni – di Leonard Cohen, ma, pur essendo anch’io un appassionato ascoltatore dei dischi del canadese, continuo a pensare che i testi delle canzoni non siano poesie, e che sia in qualche modo sbagliato trattarli come tali (ne facevo già cenno nella recensione del libro di un’altra professoressa su un altro cantautore). Però è anche vero che Cohen per primo si è espresso anche in forme puramente letterarie e non solo attraverso canzoni, quindi la considerazione vale solo parzialmente.

Ci sto girando intorno, ma il succo del discorso, alla fine, è quello che scrivevo all’inizio: non sono abbastanza preparato, o non sono abbastanza colto, per affrontare questo tipo di libri – men che meno per assegnare loro una valutazione in stellette. Scusate, ma bisogna saper vivere nella sconfitta...

Franco Zanetti