«ROCK PROGRESSIVO ITALIANO - Francesco Mirenzi» la recensione di Rockol

Francesco Mirenzi - ROCK PROGRESSIVO ITALIANO - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

Castelvecchi, 210 pagine, 18.000 lire

La recensione

Formidabili quegli anni, direbbe qualcuno a proposito della stagione del nostro rock progressivo, nato parallelamente alle istanze neoclassiche proposte da alcuni gruppi inglesi (Genesis, Yes, E,L&P, Van Der Graaf Generator, Gentle Giant...) e poi arrivato a rappresentare, al di là di tutto, una scena autonoma, originale e creativa. Gruppi come Gli Area, la PFM, il Banco, le Orme, i primi Delirium, gli Stormy Six - tanto per citare i primi gruppi che vengono alla mente di quel periodo - si impossessarono in breve della nostra scena musicale, intessendo spesso un fitto rapporto con il periodo di contestazione e antagonismo che in quel momento caratterizzava la scena politica e sociale. Spesso furono proprio i musicisti a farne le spese per primi, tenuti d'occhio com'erano da un'opinione pubblica politicamente integralista, fautrice dei concerti gratuiti e dello sfondamento, capace di processi politici che non avrebbero risparmiato neanche i 'compagni' più generosi. Si trattò sicuramente di un periodo assai creativo, sia pure nella profonda complessità della gestione, che lascia tutt'oggi pagine musicali rimaste insuperate persino dai più titolati referenti esteri. Come ha detto giustamente una volta nel corso di un'intervista Eugenio Finardi, ai tempi cantore della "Musica Ribelle": "Negli anni '70 in Italia avevamo una scena musicale che per uomini e idee non aveva niente da invidiare a quella del resto del mondo. Eravamo veramente i migliori." Di certo fu in quella stagione che un gruppo rock come la PFM si trovò ad andare in tour negli Stati Uniti e ad essere trattato alla stregua delle più importanti star internazionali; e fu sempre allora che gruppi come gli Area furono invitati a suonare in Francia e seguitarono a creare dissenso e dibattiti con le loro performances estreme nei manicomi. Era un momento in cui tutto si poteva fare, ma tutto andava ancora inventato: i primi festival di "Parco Lambro", il nascere di riviste come Muzak, Gong, Ciao 2001, Re Nudo, furono i primi tentativi di dare una forma alla sostanza che già da tempo pervadeva la nostra realtà musicale. Ancora una volta, in un festival di ingenuità reciproche, furono a volte proprio i musicisti a farne le spese, soprattutto quando il loro smettere di essere compagni per pensare seriamente ad un soundcheck veniva scambiato per snobismo. Di quella situazione, di quel periodo, Francesco Mirenzi traccia una mappa dettagliata non esitando a trascrivere articoli, interviste e resoconti che hanno il vago sapore di verbali da collettivo sopravvissuti al tempo.

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