Recensioni / 05 mar 1999

Eugenio Finardi - AMAMI LARA - la recensione

AMAMI LARA
Eugenio Finardi
Eugenio Finardi a Sanremo: l’abbiamo visto scendere le scale del Teatro Ariston vestito come una brutta copia di Pino Daniele, sorridente eppure terrorizzato da quel palco maledetto: quando la canzone è partita non sembrava niente di che, fatto salvo che lui, Finardi, saliva d’ottava in continuazione: e continuava a salire anche quando andava a prendersi la "A" di "Amami Lara" chissà dove, un po’ incerto forse, ma la nota la portava giù. A poco a poco l’animale da palco si svegliava e alla fine Eugenio era sul suo palco, con la sua canzone e il suo gruppo accanto. La seconda sera è andata ancora meglio, anche se si è dimenticato qualche parola, ma la sicurezza questa volta sembrava esserci dal primo minuto: sorridente, sicuro, e in più c’eravamo anche abituati alla mise da Pino Daniele. La terza volta si ballicchiava, durante il pezzo, con Finardi ad aprire l’ultima serata - che sfiga, la posizione peggiore, il primo dei big, ma perché queste cose capitano sempre a quelli come lui? - e il pezzo che ormai si era fatto strada e si poteva pure cantare. Eugenio tiene il palco e la voce come pochi, la differenza di classe si sente ed è qualcosa con cui tutti devono fare i conti.
Eugenio Finardi dopo Sanremo: "Amami Lara" non è una nuova "Forza dell’amore", ma piuttosto un divertissement che a tratti acquista lo spessore di una vera canzone. Ci riesce soltanto grazie a Finardi, alla sua storia e alla sua classe, al suo essere il più vicino ai superospiti tra i cantanti in gara, eppure apparentemente così lontano da loro. Perché Eugenio a volte - forse troppo spesso - si accontenta di cantare canzoni che stanno un gradino più in basso di lui. E questo, alla fine, fa la differenza. È un istintivo, non è un calcolatore, Finardi, e anche questo fa la differenza.
"Amami Lara" esce nel repackaging di "Accadueo", ma anche in questa confezione modello ‘mini-cd’ che contiene due versioni del brano - una con e una senza orchestra - e due brani dal vivo registrati nel 1997, durante il tour di "Occhi": si tratta de "La forza dell’amore" e "Uno di noi", la cover di "One of us" di Joan Osborne. Superfluo dire che sono due bei momenti, in cui la vocalità di Finardi si esprime in tutta la sua grazia. Cos’altro dire? A Finardi di non abbassare la guardia e di continuare a puntare sulla qualità e l’ispirazione, che per il resto non deve dimostrare niente a nessuno. Agli altri soltanto un consiglio: se questo cd vi capita tra le mani, non lasciatelo lì.