«MONDO EXOTICA - Francesco Adinolfi» la recensione di Rockol

Francesco Adinolfi - MONDO EXOTICA - la recensione

Recensione del 13 lug 2021 a cura di Franco Zanetti

Voto 9,5/10

La recensione

Se frequentate con una qualche regolarità questa rubrica, sapete che non sono solito largheggiare nelle valutazioni e nei voti. Di norma scrivo le mie recensioni dopo aver letto interamente i libri di cui mi occupo: il che a volte, come in questo caso, me le fa pubblicare a una certa distanza dall'arrivo dei libri medesimi nelle librerie. E questo fa sì che le mie opinioni non siano - come troppo spesso capita - semplici riscritture di comunicati stampa. E siano spesso piuttosto severe.

A memoria, ricordo solo un paio di occasioni in cui ho dato il massimo dei voti a libri di saggistica musicale: è successo nel 2017, con "I primi cinque secondi di 'Revolver'" di Gianfranco Salvatore e "Superonda" di Valerio Mattioli.
Sono contento di potervi dire che il libro di cui vi sto riferendo si colloca nella stessa categoria di eccellenza dei due appena citati.

E, come nei due casi precedenti, "mi corre l'obbligo" - come si scriveva una volta - di precisare che non conosco personalmente, e non ho mai nemmeno incontrato, l'autore di "Mondo exotica (Suoni, visioni e manie della rivoluzione lounge)". Ne ho spesso sentito la voce dalla radio, ascoltando "Beat connection" su Radio Uno RAI, da dove Adinolfi - che ha una singolare modalità di conduzione per la quale dà del "tu" agli ascoltatori - conduceva una sua trasmissione che mi capitava di ascoltare dall'autoradio. Ma, appunto, non sono legato a lui da un rapporto che mi possa rendere eccessivamente generoso.

Il fatto è che questo libro è stata una scoperta davvero inattesa, soprattutto perché io non sono, per quanto riguarda i miei gusti musicali, particolarmente appassionato della cosiddetta "lounge music". E' un mio limite, del quale non mi sono mai dispiaciuto finché non ho diligentemente letto le 390 pagine che costituiscono i due terzi del volume.
Le 250 che mancano al totale sono sessanta utilissime pagine di indice dei nomi, una decina di pagine di bibliografia, una poderosa discografia di 50 pagine che definire "essenziale" è quasi obbligatorio, e un corredo di ben 125 pagine di note.

A proposito delle quali confesso subito il rimpianto di non averle potute consultare man mano che procedevo nella lettura, perché sono certo che me ne avrebbero arricchito la degustazione; ma la scelta editoriale ormai prevalente è quella di non porre le note a piè di pagina, dove sarebbero più facilmente fruibili, ma di confinarle, appunto, in una sezione in appendice, che rende sostanzialmente disagevole la loro lettura in parallelo alle pagine che ne contengono i rimandi numerici.

Anche così, comunque, sono in grado di dirvi con tutta tranquillità che l'opera di Adinolfi è imprescindibile non solo per chi sia un estimatore della "lounge music", ma anche per chiunque, come me, sia un semplice appassionato di storia delle musiche.
Questo libro, evento rarissimo per l'editoria musicale italiana, alla sua prima edizione (che contava circa la metà delle pagine) è stato tradotto e pubblicato in inglese; ottenendo anche dei riconoscimenti internazionali, evento ancora più raro - se non unico.

Il lavoro di Adinolfi è stupefacente per ampiezza e per profondità; e si attiene alla modalità che io prediligo, cioè si astiene per quanto possibile dalle valutazioni personali privilegiando la quantità e la qualità delle informazioni (cosa che più volte mi ha indotto a chiedermi dove mai l'autore abbia potuto reperirne tante, e così dettagliate).

E non solo in ambito musicale; perché Adinolfi traccia un panorama complessivo che parte dalla musica e abbraccia la letteratura, l'arte, il cinema, la cultura e la società. Lo fa con una lingua piacevole alla lettura, concedendosi rari vezzi lessicali ("viene in mente", "fa venire in mente" è il più ricorrente), e con un atteggiamento non spocchioso ma serenamente divulgativo.
Ai pregi dell'opera aggiungo quello di essere sostanzialmente priva di refusi. Ne ho trovati solo un paio: un "Jane", anziché Jayne Mansfield a pagina 148 (le altre ricorrenze del nome sono corrette) e un "Englebert", anziché "Engelbert" Humperdinck a pagina 205. E converrete che sono proprio pochi - soprattutto al confronto con tanti altri libri che, invece e purtroppo, di refusi (quando non di veri e propri errori) pullulano.

Terminata la lettura, mi è rimasto il rimpianto di non avere, ormai, abbastanza tempo nella vita per esplorare, ascoltandole, tutte le musiche di cui Adinolfi mi ha rivelato l'esistenza. Ma il tempo che ho impiegato a leggere questo libro - tempo imprevedibilmente trovato approfittando dell'assenza di connessione wi-fi nel luogo dove ho trascorso una settimana - non è stato di certo speso male. Anzi.

Franco Zanetti

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