«THE ROAD TO GOD KNOWS WHERE - Nick Cave» la recensione di Rockol

Nick Cave - THE ROAD TO GOD KNOWS WHERE - la recensione

Recensione del 13 mar 2006

La recensione

Un approfondito sguardo sulla vita artistica (e non) di Nick Cave dal 1989 al 1992. E’ questo il contenuto di “The road to God knows where/Live at the Paradiso”, una doppia pubblicazione (stampata in un'unica confezione) dedicata al musicista australiano edita dalla Mute Records.
“The road to God knows here” è il titolo di un documentario firmato da Uli M Schueppel, la cui versione originale in Vhs venne data alla luce nel 1990, che riprende la vita in tour di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds all’epoca composti da Mick Harvey (basso), Blixa Bargeld (chitarra), Thomas Wydler (batteria), Kid Congo Powers (chitarra), Roland Wolf (piano) e Victor Van Vugt (mixer). Il film, della durata di 113 minuti, accompagna la strana combriccola attraverso gli States, toccando numerose città (Philadelphia, Washington, New York, Boston, Montreal (Canada), Toronto (Canada), Columbus, Detroit, Chicago, Minneapolis, Seattle, Portland, San Jose, San Francisco, Long Beach e Los Angeles) in soli due mesi (febbraio e marzo 1989). Gli hotel, i soundcheck, i backstage, i concerti e la stramba compagnia di sbandati che ruotava attorno al gruppo (Anita Lane, Lydia Lunch, Lung Leg nel backstage di New York), insomma la realtà di un lungo ed estenuante tour ripresa in tutte le sue sfumature.
Sullo stesso DVD sono contenuti due interessanti e prestigiosi documenti filmati: una collezione di Super8 girati in tour intitolata "City of Refugee" ed alcune riprese inedite delle registrazioni del brano “(I’ll love you) till the end of the world”, inserito nella splendida colonna sonora del film "Until The End Of The World" di Wim Wenders.
“Live at the Paradiso” è invece la testimonianza prettamente artistica del Nick Cave di quel periodo. Registrato nel 1992 al mitico Paradiso di Amsterdam, il concerto trasmette tutta l’energia e l’atmosfera inquieta che il musicista australiano riesce ad infondere nelle sue esibizioni (soprattutto in quegli anni), includendo brani di grandissima fattura come “The mercy seat”, “Jack the ripper”, “The ship song”, “Tupelo”, “Deanna”, “The good son”, “The carny”, “Papa won’t leave you, Henry”, “The weeping song”, “In the ghetto” (rilettura di un brano di Mac Davis), “From her to eternity” e “New morning”. Per l’occasione, oltre ai fidi Harvey, Bargeld e Wydler, i Bad Seeds si avvalsero del piano di Conway Savage e del basso di Martyn P. Casey.
Questa doppia pubblicazione è indubbiamente un prodotto da non perdere per gli amanti di Nick Cave, ma anche per chi volesse avvicinarsi a questo incredibile artista: sia il documentario che il concerto disegnano un profilo di King Ink in uno dei periodi più brillanti della sua onorata carriera.

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