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«J.T. - Steve Earle» la recensione di Rockol

Il saluto di Steve Earle al figlio Justin Townes

Il cantautore texano canta le canzoni del figlio morto l'estate scorsa.

Recensione del 11 gen 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

"J.T." non è un album come gli altri, e non potrebbe esserlo. Si dice che un genitore non dovrebbe mai morire prima di un figlio. Ecco. Justin Townes Earle è morto lo scorso 20 agosto all'età di 38 anni, Steve Earle che di anni ne ha 65 è ancora in vita.

La causa della sua morte pare sia da ricercare in una overdose del combinato cocaina/fentanil. Purtroppo l'accaduto non sorprende, Justin ha iniziato molto presto con la droga, non era neppure un teenager. Una lungo idillio che l'ha portato prematuramente alla fine della corsa. Tra le difficoltose problematiche che Justin ha dovuto affrontare nella sua esistenza, sin da subito quella di avere un padre parecchio ingombrante. Un musicista con un ego particolarmente sviluppato, non uno stinco di santo. Il rapporto tra i due quando non era assente, era a dir poco tumultuoso. In più Justin ha scelto di ripercorrere le orme del padre e di vivere di musica. Agli inizi ha anche militato, per un breve periodo, nella band di Steve, ma non era cosa e Justin aveva più di un problema nel gestire droga e lavoro, venne quindi cacciato. Poi, negli ultimi tempi, il riavvicinamento. Il rispetto e la comprensione l'uno verso l'altro, un qualcosa che si può definire rapporto. E, piace pensare, affetto.

Non un album come tutti gli altri

Questi sono i motivi per i quali "J.T.", per Steve Earle, non può essere un album come tutti gli altri della sua lunga carriera, e non potrebbe esserlo. Il musicista originario dello stato della Virginia dell'album ha detto una frase di una verità totalizzante: "È l'unico modo che conoscevo per dirgli addio". Il disco è composto interamente da canzoni scritte da Justin Townes, scelte dai nove album da lui pubblicati, da "Yuma" del 2007 fino all'ultimo "The Saint of Lost Causes" uscito nel 2019. Tutte le canzoni tranne l'ultimo brano presente in tracklist, "Last Words", questo è scritto dal padre. Ad accompagnare Steve Earle – e ad alleggerire, forse, un poco il peso insostenibile del dolore che avrebbe inevitabilmente creato un disco solista, magari acustico - la sua band di sempre, i Dukes.

Il dolente commiato

"J.

T." è il tributo di un padre a un figlio e di un musicista ad un altro musicista. Un disco pubblicato, per aggiungere ulteriore significato, il 4 gennaio, nel giorno di quello che sarebbe stato il trentanovesimo compleanno di Justin Townes. E anche se l'ascolto non può essere disgiunto dall'inevitabile ricordo e le parole di alcune canzoni assumono un'altra chiave di lettura andando a legarsi con la perdita e l'addio, non è un disco tetro. Tutt'altro. Le storie narrate in "They Killed John Henry", "Lone Pine Hill", "Harlem River Blues", per fare alcuni esempi, come da tradizione del country-roots a stelle e strisce, scorrono piacevolmente senza intoppi, sfiorando, a volte, una atmosfera da sagra paesana. Almeno fino alla finale "Last Words", il dolente commiato di Steve al figlio: “Ero lì quando sei nato. Le ultime parole che ho pronunciato sono state 'Anch'io ti amo.' Non so perché ti sei ferito così tanto. So solo che l'hai fatto e mi sento molto triste. Mi hai fatto ridere e mi hai fatto piangere. Ti ho amato per tutta la vita." A rendere perfetto il cerchio, l'intero ricavato dei profitti generati da "J.T." saranno devoluti alla figlia di tre anni di Justin Townes.

TRACKLIST

01. I Don't Care (01:54)
02. Ain't Glad I'm Leaving (02:52)
03. Maria (02:46)
06. Turn Out My Lights (02:35)
07. Lone Pine Hill (02:43)
08. Champagne Corolla (03:35)
10. Harlem River Blues (03:10)
11. Last Words (04:21)
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