«MADELINE - Aero Flynn» la recensione di Rockol

Per gli Aero Flynn, garantisce Justin Vernon

Il secondo album della band di Minneapolis è all'insegna dell'amicizia tra il frontman Josh Scott e la mente dei Bon Iver. La recensione.

Recensione del 28 dic 2020 a cura di Mattia Marzi

Voto 7/10

La recensione

Questa è la storia di una storia d'amore - e perdonate il gioco di parole. No, non è una puntata di "C'è posta per te". Se non altro perché l'amore in questione è un amore musicale. Quello che lega Justin Vernon, anima dei Bon Iver, il gruppo che più di chiunque altro ha plasmato l'indie pop negli ultimi quindici anni, e Josh Scott, il frontman degli Aero Flynn. C'era lo zampino dell'autore di "Skinny love" nell'eponimo album d'esordio della band di Minneapolis, uscito nel 2015, molto apprezzato dai seguaci della scena indipendente d'oltreoceano. E all'insegna di Justin Vernon è pure questo "Madeline", seconda prova di Josh Scott e soci.

L'amicizia

I due sono vecchi amici. Prima ancora che il cantautore fondasse i Bon Iver, Scott faceva il frontman in una band di Eau Claire, Wisconsin, la città che ha dato i natali a Vernon. La band si chiamava Amateur Love ed esordì nel 2003 con l'album "It's all aquatic", che oltre ad essere il primo lavoro della formazione fu anche l'ultimo. Vernon poco dopo iniziò a suonare in un gruppo, i DeYarmond Edison, di cui facevano parte anche ex componenti degli Amateur Love. Per un periodo il futuro leader dei Bon Iver (che nel 2012 con la sua etichetta Chigliak avrebbe ristampato "It's all aquatic") e l'ex frontman degli Amateur Love condivisero anche un appartamento, a Eau Claire, ed erano soliti scambiarsi idee e spunti. Un verso di "Holocene", una delle canzoni dei Bon Iver, quello in cui Justin Vernon canta "that night you played me 'Lip Parade'", fa riferimento proprio a una delle canzoni che Scott fece ascoltare all'amico una sera in quell'appartamento.

Le sonorità

I due hanno lavorato alle canzoni di "Madeline" gomito a gomito, negli ultimi cinque anni, nei ritagli di tempo tra un impegno e l'altro di Vernon e dei Bon Iver. Vernon lo sente quasi un disco suo, tanto da twittare: "Questo album ha richiesto anni di lavorazione. Ci teniamo moltissimo, a queste canzoni e a questo progetto". In effetti, da "Inlet" a "Find me love" il disco strizza parecchio l'occhio alle produzioni dei Bon Iver. Più alle ultime che a quelle degli esordi: di "22, a million" e "i,i" riprendono il gusto per l'astrazione facendo però convivere l'approccio sperimentale ("Holy water", "Two step", "Find me love"), la dimensione acustica ("Apogee") e orchestrazioni massimaliste ("Apogee", "You care", "Make it with mine").

Il marchio di fabbrica

Un pregio? Un difetto? Che il marchio di fabbrica di Justin Vernon si senta tanto è inevitabile, in fondo, anche se John Scott e compagni fanno di tutto per non suonare troppo Bon Iver. La presenza di Mike Noyce, Trever Hagen, Zach Hanson, Andra Chumas, Cherie Minske, tutti musicisti che in un modo o nell'altro hanno contribuito negli ultimi anni ai lavori dei Bon Iver, di certo evidenzia ancor di più il trade-mark. Però quando guardano altrove, gli Aero Flynn funzionano: basti ascoltare "Driftless", che riporta in auge i Coldplay di "Fix you", in chiave ancor più minimal. Meritano una chance.

TRACKLIST

01. Inlet (01:58)
02. Apogee (02:34)
03. Holy Water (02:13)
04. You Care (02:43)
05. Two Step (01:37)
06. Make It With Mine (02:55)
07. Driftless (02:50)
08. Find Me Love (04:11)
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