«LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL - Arctic Monkeys» la recensione di Rockol

Arctic Monkeys alla Royal Albert Hall: una band in stato di grazia

L'intero concerto di due anni fa nella prestigiosa venue i cui proventi andranno tutti all'associazione War Child. 20 canzoni che attraversano tutta la carriera di una delle ultime rockband rilevanti ancora in carriera.

Recensione del 07 dic 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 8,5/10

La recensione

Ve li ricordate quei bei doppi dischi live di una rockband, magari anche in vinile? Ecco, quando la musica seguiva ancora delle regole non scritte, il doppio live rock rappresentava per un artista una sorta di fondamentale traguardo. E capivi che quel tuo ascolto era importante, per te e per chi l'aveva realizzato.
Poi si sa come è andata a finire, però quando ci si trova davanti un disco dal didascalicissimo titolo “Live at the Royal Albert Hall” quell'importanza torna a galla, non solo perché si tratta degli Arctic Monkeys - forse una delle ultime rock band rilevanti ancora in carriera – ma anche perché tutti i ricavati della vendita e degli ascolti di questo disco andranno a War Child UK, l'organizzazione benefica che aiuta i bambini colpiti dai conflitti e per coprire il deficit di 2 milioni di sterline causato dall’impatto devastante del Covid-19 sulla loro raccolta fondi.

Un banco di prova importante

“Live at the Royal Albert Hall” è la fedele registrazione del concerto che si tenne nella prestigiosissima venue il 7 giugno 2018, anche quella volta per beneficienza. Si tratta di una delle prime date a seguito dell'uscita del disco “Tranquility Base Hotel & Casino”, disco bellissimo ma che aveva fatto storcere la bocca a molti fan della prima ora del quartetto di Sheffield, per l'aver abbandonato le chitarre alt-rock a favore di un mood e un registro più lounge dark e sofisticato. 
Il live alla Royal Albert Hall era quindi un importante banco di prova dopo 12 anni di carriera, sei album sempre al vertice delle classifiche inglesi e due Glastonbury da headliner. 

Una setlist perfetta

Il set parte con la cinematica “Four out of five” tratto da “Tranquillity..” con quell'hook mirabile e finale psichedelico per continuare con una scaletta perfetta che alterna la spavalderie impertinenti degli esordi (“Brianstorm, “ Crying Lightning”) e la maturità di “AM” del 2013 (“Do I wanna know”, “Arabella”). Tutto funziona anche quando il tono si fa più morbido e suadente con “TBH & C” e “Star Treatment” e quella leggendaria strofa in apertura (“I just wanted to be one of The Strokes..”) che dal vivo si trasformano in classici. 
“Don't believe the hype” dice ironicamente Alex Turner di fronte ai seimila spettatori estasiati prima di lanciarsi in una versione divertita del loro singolo di debutto in assoluto “I Bet You Look Good on the Dancefloor”.

 Alex Turner è davvero uno dei pochi songwriter in questi anni ad avere raccontato in musica storie ordinarie e disordinate dei giovani inglesi (“Why'd You Only Call Me When You're High?" è ormai un classico moderno): il pubblico batte le mani e intona "Don't Sit Down 'Cause I've Moved Your Chair" in sintonia con il canto baritonale e drammatico di Turner e si lascia cullare dalle tonalità sognanti di “One point perspective”. .
Questo live ci riporta una band in stato di grazia capace di mettere insieme il post punk, il garage e un sofisticato songwriting con grande classe ed empatia. Insomma, è un disco da avere perché fa bene a noi e a chi ne ha davvero bisogno.

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