«BLUSH - Maya Hawke» la recensione di Rockol

Maya Hawke, da 'Stranger things' all'album d'esordio: è nata una stella?

Figlia di Uma Thurman e di Ethan Hawke, la ragazza - vista questi giorni a Venezia, dove ha partecipato alla presentazione di "Mainstream", il film di Gia Coppola nel quale recita la parte della protagonista - pubblica il suo primo disco. Bellissimo.

Recensione del 07 set 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

La vita segreta di Maya Hawke. In molti la conoscono per aver interpretato il personaggio di Robin Buckley nella terza stagione di "Stranger Things" (tranquilli, tornerà anche nella quarta), la serie Netflix (già culto) ideata dai fratelli Duffer, che - tra citazioni, omaggi, ambientazioni, costumi e musiche: negli episodi si ascoltano hit come "Africa" dei Toto, "Should I stay or should I go" dei Clash, "Time after time" di Cyndi Lauper e "Never ending story" di Limahl - ha svolto un ruolo determinante nel revival degli Anni '80 degli ultimi tempi. Alcuni sanno che è la figlia di Uma Thurman e di Ethan Hawke. Qualcuno avrà visto le sue foto sulle pagine dei giornali in questi giorni, legate al passaggio a Venezia in occasione della presentazione di "Mainstream", il nuovo film di un'altra figlia d'arte, Gia Coppola (è figlia della costumista Jacqui de la Fontaine e di Gian-Carlo Coppola, dunque nipote di Francis Ford), che ha per protagonista proprio la Hawke nel ruolo di un'adolescente trascinata da un amico youtuber nella corsa alla popolarità a ogni costo sul web e che è stato presentato alla Mostra. In pochi sanno che parallelamente alla sua carriera come attrice la ragazza, classe '98, bellissima, con quegli occhi azzurri e i capelli biondi, viso d'angelo, già da un annetto sta provando a farsi strada anche nel campo musicale.

Sotto la guida di Jesse Harris (la sua "Don't know why", interpretata da Norah Jones, vinse un Grammy nel 2003 - in Italia ha collaborato con Chiara Civello), ha appena pubblicato il suo album d'esordio, "Blush", anticipato da una manciata di singoli (uno di questi, "Coverage", è stato accompagnato da un videoclip diretto nientemeno che da papà Ethan). Una dozzina di canzoni piacevolissime da ascoltare, suonate bene e interpretate meravigliosamente, con suoni, arrangiamenti, atmosfere e colori che guardano al folk americano tradizionale.

"Blush" è stato registrato a New York, dove la Hawke vive, tra le pareti del Reservoir Studios, tra Midtown e Murray Hill, all'ombra dell'Empire State Building, già frequentate da - tra gli altri - Glen Hansard, la stessa Norah Jones, Paul Simon, Rufus Wainwright e Sufjan Stevens. Alle sessions, sotto la regia di Harris, hanno partecipato musicisti di spessore come la star del bluegrass statunitense Benjamin Lazar Davis (basso, piano e tastiere), Jeremy Gustin e Michael Riddleberger (percussioni - il primo ha alle spalle collaborazioni con Albert Hammond Jr. e The Ah, l'altro è uno dei componenti della band indie rock newyorkese dei Ravens & Chimes) e Will Graefe (la sua chitarra è una costante nelle produzioni indie rock americane, dagli Ovkkervil River in giù).

Niente elettronica: "Blush" è un disco che omaggia un certo modo di fare musica, magari anacronistico, ma proprio per questo affascinante e romantico. Suoni caldi e avvolgenti, arrangiamenti raffinati ed eleganti, una scrittura pulita che guarda un po' ai Beatles (sia nelle ballate che nei pezzi più rock - nella melodia "Generous heart" ricorda in certe passaggi "Let it be", mentre le schitarrate di "Anima enough" strizzano l'occhio a quelle di "Octopus's garden") un po' al folk intimista di Laura Marling e che non manca di lasciarsi contaminare dal cantautorato jazz alla Norah Jones (suona il piano di "Bringing me down").

Quelle di "Blush" sono canzoni dolci e delicate, rese ancora più soffici dalla voce rassicurante di Maya Hawke, graziosa pure quando accompagnata dai chitarroni graffianti. Non ha bisogno di chissà quali effetti speciali per fare centro: le basta raccontare con un filo di voce le sue fragilità, la timidezza ("Blush" significa proprio "arrossire"), i problemi di cuore adolescenziali, il rapporto con i genitori (a loro dedica "Goodbye rocketship": "You didn't know how to raise me any more than I knew how to grow up", canta) e i suoi sogni. È nata una stella?

TRACKLIST

01. Generous Heart (03:35)
02. So Long (03:59)
03. By Myself (02:26)
04. Animal Enough (03:27)
05. Coverage (03:45)
06. Hold the Sun (02:59)
07. River Like You (02:16)
08. Bringing Me Down (02:35)
09. Cricket (03:10)
10. Menace (03:57)
11. Goodbye Rocketship (03:10)
12. Mirth (02:57)
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