«I DON'T WANNA - Pet Shop Boys» la recensione di Rockol

Il post scriptum di “Hotspot”: tra i remix, un tuffo nel passato

L'EP del duo britannico propone versioni remixate del brano “I don’t wanna” presente nell'ultimo album dei Pet Shop Boys, “Hotspot”, ma anche un canzone inedita del 1984.

Recensione del 10 mag 2020 a cura di Erica Manniello

La recensione

A soli tre mesi di distanza circa dal loro ultimo capitolo discografico, “Hotspot”, uscito lo scorso mese di gennaio, i Pet Shop Boys hanno arricchito il materiale presente nel loro quattordicesimo album in studio con quella che risulta a tutti gli effetti un’appendice di “Hotspot”, l’EP “I don’t wanna”, composto da versioni alternative, remix e dall’inedito “New boy”. 

Il duo britannico composto da Neil Tennant e Chris Lowe, una vera e propria istituzione dell’elettropop internazionale, sentiva di avere ancora qualcosa da aggiungere al lavoro fatto ai leggendari Hansa Studios di Berlino confluito nell’ideale seguito di “Super”. Giusto una puntualizzazione di cinque brani, raccolti dietro a una copertina bianca con un blocchetto di testo blu che recita all’interno di una grafica da chat “I don’t wanna”, il brano principe dell’EP, presente in ben quattro versioni. La prima è quella radio edit, che a differenza della versione presente nel disco entra subito nel vivo della canzone, limitando di molto l’intro. La seconda è stata affidata al DJ e producer di base a Berlino Mano Le Tough: il suo remix diluisce il brano, estendendo le parti strumentali della canzone e giocando con il cantato, marginale rispetto all’originale. Nelle sue mani “I don’t wanna” diventa un pezzo da club volto all’EDM, con le atmosfere ambient, che non perdono mai del tutto di vista la dance delle decadi passate, tipiche della coppia di musicisti. Tutto ritmo, invece, il primo (di due) remix di David Jackson, che pulsa energia sotto al testo “I don’t wanna go out, I don’t wanna go dancing”, quasi fosse un ossimoro in musica. Più cupo il secondo remix di Jackson, con diversi crescendo, sempre più frequenti con il passare dei minuti, e ricami sonori.

Quanto a “New boy”, il brano viene dagli archivi del duo: la canzone è stata scritta dai Pet Shop Boys nel 1984 e terminata e incisa solo recentemente. Spiegano Tennant e Lowe che “New boy” arriva dallo stesso periodo di “Rent”, uno dei brani contenuti in “Actually” (1987), ed è stata rivista e registrata nel 2018. Il titolo iniziale, visibile nella copertina di un demo del 1984 recuperato dai due artisti in una scatola di cassette, era “New boy in town”. Il pezzo contiene il marchio di fabbrica della band di “It’s a Sin”: la capacità di disegnare melodie estremamente orecchiabili, ma anche raffinate ed eleganti, in mezzo ai loop, alle distorsioni e ai sintetizzatori. È il caso di “New boy”, specie nel ritornello, vintage – grazie anche ai fiati che fanno capolino un paio di volte nel corso del pezzo - e sognante.

Anche i Pet Shop Boys, come molti altri artisti, hanno dunque approfittato dei giorni di isolamento dovuti alla pandemia di Covid-19 per ridare lustro ai demo del passato, mettendo a disposizione dei fan, a qualche settimana soltanto dalla morte del loro manager Tom Watkikns, una chicca del periodo d’oro del gruppo rimaneggiata con la sensibilità dei Pet Shop Boys di oggi, che – non c’è niente da fare – non perdono un briciolo di classe.

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