«PLANET 9 - Rose McGowan» la recensione di Rockol

Planet 9, il pasticciaccio new age di Rose McGowan

La 47enne attrice statunitense che ha dato vita al movimento #MeToo esordisce nella musica con un disco tra ambient ed electro pop con testi simbolici e fantasy di rinascita. Meglio tornare al cinema.

Recensione del 29 apr 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 4/10

La recensione

Per molti il nome Rose McGowan non dirà molto, ma negli Stati Uniti negli ultimi anni è stato al centro dei riflettori in quanto personaggio di punta che ha guidato il movimento del #MeToo: la mcGowan è stata infatti una delle prime a denunciare pubblicamente le molestie sessuali subite anni prima dal produttore Harvey Weinstein. Come attrice Rose McGowan ha avuto il suo apice di successo a fine anni 90 primi anni zero con la serie “Streghe”, ma ha partecipato anche a qualche blockbuster, alcuni dei quali prodotti da Weinstein.

Appassionata di musica, già stata fidanzata con Marylin Manson, la McGowan fino ad oggi aveva inciso solo un paio di singoli e presentato una rappresentazione di teatro concettuale, un po' reading e un po' video arte con musica dallo stesso titolo del disco che è uscito in questi giorni “Planet 9”. 
Fin dalla copertina e dai titoli delle canzoni (“Rise”, “We are free”, “Canes Venatici”) si capisce che stiamo dalle parti dei contenuti pseudo New Age e che fanno parte di un processo di 'guarigione' che la McGowan sta attraversando dopo le esperienze subite non senza una forte condivisione nella narrazione - tempo fa uscì in USA anche una sua autobiografia dal titolo “Brave”. In particolare la McGowan attinge a un immaginario infantile-fantascientifico: Planet 9 è un mondo utopico della mente che si era creata da bambina in cui andava a rifugiarsi nei momenti di difficoltà (la McGowan è cresciuta nella comunità dei movimento religioso Bambini di Dio, accusato di predicare le relazioni sessuali tra adulti e bambini). 

Sebbene il disco sia stato realizzato da produttori e musicisti elettronici francesi come Punishment, Hot Sugar e DJ Falcon (quest'ultimo ha collaborato in "Contact" dei Daft Punk) il risultato dal punto di vista musicale è un mezzo disastro.

SI tratta infatta di una raccolta di canzoni ambient piuttosto fredde e ipnotiche su cui la McGowan sussurra cantando (il più delle volte con spoken word) strofe tese a unire mente, corpo e spirito per una nuova rinascita. Talvolta siamo dalle parti dell'ASMR, la pratica dei sussurri al microfono, i cui video sono stati molto popolari qualche tempo fa su Youtube: in “Now I'm here” si parlare di soli dorati e della follia dei cavalli alati, “Sirene” è il prezzo più electro-pop (quasi italo-disco) dove riporta il discorso più sulla sua esperienza personale ("Conosco la tua verità / Conosco il loro odio / Conosco le loro bugie / Conosco la tua rabbia" canta sfiatando). “Green Gold” è una lunga agonia (per chi ascolta) di oltre 10 minuti dove cita i bastioni di Orione di Blade Runner, per farvi capire il livello di originalità, mentre in “Origami”, forse il pezzo musicalmente più riuscito, fa il verso a Bjork con risultati risibili.

Ci auguriamo che Rose McGowan riesca ad uscire da questa situazione di disagio e torni a fare l'attrice. 

TRACKLIST

01. Canes Venatici (04:00)
02. Sirene (03:54)
03. Now You're Here (03:15)
04. Origami (03:53)
05. Green Gold (10:05)
06. Lonely House (07:11)
07. Rise (05:42)
08. We Are Free (02:53)
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