«THERE IS NO YEAR - Algiers» la recensione di Rockol

Il difficile terzo album degli Algiers

Il quartetto anglo-statunitense ha pubblicato “There Is No Year”.

Recensione del 24 gen 2020 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

Algiers capitolo terzo. Le aspettative per il nuovo lavoro della band di Atlanta (Georgia) sono alte, inutile nascondersi. L’asticella era posta davvero in alto, dopo l’eponimo esordio datato maggio 2015 e il seguente “The Underside of Power”, giunto a giugno 2017, che sono da considerarsi quanto di meglio sia stato prodotto in musica nella seconda metà degli anni Dieci. A “There Is No Year” viene affidato il compito di aprire possibilmente alla grande gli anni Venti. E, diciamolo subito, il compito risulta portato a termine rimanendo un passo dietro i due precedenti.

“Algiers” aveva dalla sua l’effetto sorpresa di aver proposto un qualcosa di poco convenzionale e abbastanza originale. Una potenza sonora affidata alla elettronica come al gospel, alla essenziale aggressività del punk rock mediata dalla voce di Franklin James Fisher che, nero nato nel Sud degli Stati Uniti, sa praticare le camere del soul. Un mix letale, affascinante, trainante. Questa impalcatura sorregge testi che rimandano alla canzone di protesta, un luogo in cui non si fanno sconti. La seconda prova degli Algiers, se possibile, spingeva ancora più in là il concetto: quello testuale e quello musicale. Un disco, giusto per mettere a fuoco le idee, che si apre con la voce militante della Pantera Nera Fred Hampton, passato a miglior vita nel 1969, dopo un raid della polizia nell’appartamento in cui stava dormendo.

“There Is No Year” - il titolo paga il debito al romanzo del 40enne scrittore Blake Butler, che vive proprio ad Atlanta) - giunge, come scritto più sopra, con il pesante fardello di non dover sfigurare innanzi alle vette dei suoi fratelli maggiori.

Mai paura! Drum machine, sintetizzatore, poi la voce di Fisher – che, vi assicuriamo, non è roba da poco – ed è una corsa a perdifiato. La title track ci accoglie nel mondo degli Algiers. L’elettronica lascia il posto a ispirazioni maggiormente ‘black’, ma il ritmo è inesorabile e non accenna a diminuire anche in “Dispossession”, (‘Run around, run away from your America/While it burns in the streets’), mentre un coro echeggia ‘You can't run away’ e pare proprio non esserci via di fuga. Nelle distorsioni di “Hour of the Furnaces” si balla tutti dentro al fuoco e la cosa è molto lontana dal rassicurare. Nulla di sorprendente, il polistrumentista della band, Ryan Mahan, lo aveva dichiarato senza perdersi in chiacchiere: ‘Il titolo fa riferimento a queste sensazioni: l’ansia, l’idea che chi è al potere abbia distrutto il futuro, o l’idea che abbiamo del futuro. Abbiamo scritto questo album perché avevamo bisogno di sfogare un’esasperazione psicologica, una mancanza di speranza.” L’elettropop di “Chaka” è squassato nel suo mezzo da un assolo stravolto e stravolgente di sax: piacere e timore. I quattro minuti di “Wait for the Sound” tolgono il fiato, “Repeating Night” si pone sulle coordinate di certi Depeche Mode. Il finale è lasciato al punk old school di “Void”, e viene ripetuto incessantemente il mantra ‘Devo trovare un modo / Per uscirne, fuori’. Un inquietante affresco quello che mostrano gli Algiers. Una visione della società che rimanda per molti versi alla fantascienza, ma la fantascienza è qui. Ora. Tra noi. Un quadro da incubo, ma un incubo che si viene invitati a non accettare passivamente.

“There Is No Year” è un buon album che, seppur non affilato come i due precedenti, ribadisce incontrovertibilmente il fatto che gli Algiers sono, senza dubbio, tra le band più interessanti che potete ascoltare di questi tempi. Se potete non mancateli in concerto, il 26 febbraio al Monk di Roma e il 27 febbraio al Circolo Ohibò di Milano.

TRACKLIST

01. There Is No Year (03:14)
02. Dispossession (04:15)
04. Losing Is Ours (03:43)
05. Unoccupied (03:06)
06. Chaka (03:52)
07. Wait For The Sound (04:11)
08. Repeating Night (03:01)
09. We Can't Be Found (03:24)
10. Nothing Bloomed (03:40)
11. Void (02:55)
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