«COUNTLESS BRANCHES (DELUXE EDITION) - Bill Fay» la recensione di Rockol

Bill Fay, con delicatezza, mette in musica la vita

Il pianista inglese pubblica “Countless Branches”: una raccolta di brani che ha composto e tenuto da parte nel corso degli ultimi quarant’anni

Recensione del 17 gen 2020 a cura di Claudio Cabona

La recensione

C’è una sorta di indescrivibile purezza nella musica del pianista inglese Bill Fay. Un suono denso e allo stesso incontaminato. “Countless Branches” ha un sound più minimale e istintivo degli ultimi lavori di Fay. Mette in risalto un’intimità forse mai così profonda, vero collante, insieme alla sua voce, di tutte le canzoni. L’album è una raccolta di perle e brani che l’artista, 76 anni, ha composto e tenuto da parte nel corso degli ultimi quarant’anni e che ha deciso di pubblicare solo ora, seguendo un ciclo positivo di uscite. Mai, infatti, è stato così prolifico. Questo album, dopo “Life Is People” del 2012 e “Who is The Sender?” del 2015, è il terzo progetto in otto anni. Non male per un artista che dagli anni ’70 ai primi del 2000 aveva fatto perdere le proprie tracce. I temi delle canzoni sono quelli ricorrenti, a lui cari: rapporto con la natura, famiglia, ciclo della vita, voglia di sorprendere e soprattutto di essere sorpresi dall’esistenza, senza dimenticare la disillusione, forse ancora figlia degli ’70. “Filled With Wonder Once Again”, “Pieno di meraviglia ancora una volta”, è una radiografia in musica dello stato d’animo con cui Fay ha messo le mani sul pianoforte. L’artista non ha mai bisogno di alzare la voce, il timbro muta, ma rigetta qualunque forma di suono “forte” che possa intaccare la raffinata tensione che ha creato.

Il disco è quindi un viaggio nel tempo, l’apertura di un baule di ricordi e canzoni che non poteva più aspettare, ma c’è sempre una coerenza che lega tutti gli aspetti che lo compongono. Prodotto da Joshua Henry, con la partecipazione della chitarra di Matt Deighton, mette in luce il lato più personale dell’artista, che attraverso arrangiamenti articolati, e in contemporanea puliti, riesce a portare l’ascoltatore dentro un’aurea candida che avvolge tutto il lavoro. La copertina bucolica disegnata da Benjamin A. Vierling racconta le radici del disco. Nella versione “Deluxe – Lp” il progetto è arricchito con altre sette perle, fra bonus track, versioni di canzoni in acustico o con la band. L’album si apre con “In Human Hands”, piano e voce, quasi sussurrata in alcuni frangenti. Segue “How Long, How Long” in cui si innesta la chitarra a rendere più denso il suono che accompagna la voce di Fay. “Your little face” si arricchisce ancora, Fay modula la voce a seconda di quello che vuole esprimere e cavalca con precisione i suoni che produce. Il cuore del disco è ancorato a un’idea più minimale, ma non per questo povera. Diversi strumenti si intersecano fra le linee vocali di Fay. “Love will remain” è la canzone che va ascoltata, mentre “One life” è la giusta preghiera di chiusura del progetto.

TRACKLIST

#1
01. In Human Hands (02:19)
02. How Long, How Long (02:43)
03. Your Little Face (02:44)
04. Salt Of The Earth (03:39)
05. I Will Remain Here (02:06)
07. Time's Going Somewhere (02:42)
08. Love Will Remain (02:24)
09. Countless Branches (02:20)
10. One Life (02:47)

#2
01. Tiny - Bonus Track (02:56)
02. Don't Let My Marigolds Die (Live in Studio) - Bonus Track (02:17)
03. The Rooster - Bonus Track (03:16)
04. Your Little Face (Acoustic Version) - Bonus Track (02:18)
06. How Long, How Long (Band Version) - Bonus Track (02:43)
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