«NO TREASURE BUT HOPE - Tindersticks» la recensione di Rockol

Il viaggio nell'anima dei Tindersticks

Stuart Staples e la sua band si rinnovano nella continuità.

Recensione del 17 gen 2020 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Tre anni dopo “The Waiting Room” tornano a pubblicare un nuovo disco i Tindersticks di Stuart Staples. “No Treasure but Hope”, è il titolo del dodicesimo album di una discografia che, tra fisiologici alti e bassi, ha sempre mantenuto un eccellente standard qualitativo. L’ultimo nato della band inglese non abbassa la media, non mancando di sorprendere per delicatezza e armonia e non deluderà quanti seguono con affetto questa formazione, nonostante sia risaputo quanto armonia e delicatezza siano precipue nell’opera della band. Uno scavalcamento a destra, oppure a sinistra, come meglio preferite, che lascia attoniti e soddisfatti. Pronti, dopo il tuffo del primo ascolto, ad immergersi nuovamente con entusiasmo al di sotto del pelo dell’acqua per riassaporare la meraviglia e cercare di fare propria la bellezza dell’album, forse vanamente.

Bellezza, ma anche una dose massiccia di malinconia. Nulla di nuovo viene da pensare, sono le principali caratteristiche dell’arte dei Tindersticks. Ma quel nulla di nuovo in realtà nasconde, come in ogni opera degna di questo nome, mille sfumature che, a volere perdercisi dentro, portano inevitabilmente a scoprire altre sfumature, come fosse un caleidoscopio. Di colori tenui e inesorabilmente melodici. I dieci brani del disco si compenetrano l’un l’altro senza soluzione di continuità. Simili nella loro diversità, diversi nella loro similitudine.

Si fa cenno alla malinconia, ma poi vengono a smentire l’assunto le parole di Staples che riferendosi a "Pinky in the Daylight", uno dei brani paradigmatici di “No Treasure but Hope”, apre al cambiamento dichiarando: "Ho sempre scritto canzoni d'amore ma giravano sempre intorno a un ‘Ti amo, ma...’. Ci sono sempre problemi! Penso a "Pinky" come alla mia prima canzone d'amore, è stata una sorpresa per me". I Tindersticks, comunque sia, non si snaturano e rimangono fedeli a loro stessi, sfuggendo però al pedissequo tranello della ripetizione. Un disco registrato in presa diretta in una sola settimana. Archi e pianoforte ad accompagnare le parole e la voce di Staples, precisa e intensa, romantica e retrò, come si conviene alle atmosfere cinematografiche evocate in “No Treasure but Hope”.

Il Deus ex Machina del gruppo, Stuart Staples, ha dato vita alle canzoni presenti in “No Treasure but Hope” nell’autunno del 2018 nell’isola di Itaca, in Grecia, dove, da qualche tempo a questa parte, ha deciso di stabilire la propria residenza e che viene ritratta anche sulla copertina dell’album. Dell’isola che, come ci venne insegnato a scuola, fu di Ulisse dice: “Le persone qui dicono che Itaca è la fine del tuo viaggio. Un’ultima destinazione…”. Facile chiudere queste righe con l’augurio che, dopo quasi trent’anni di invidiabile carriera, lo splendido viaggio dei Tindersticks non sia giunto alla sua fine.

TRACKLIST

01. For the Beauty (04:45)
02. The Amputees (03:27)
03. Trees Fall (05:04)
05. Carousel (04:38)
06. Take Care in Your Dreams (03:56)
07. See My Girls (05:28)
08. The Old Mans Gait (04:42)
09. Tough Love (04:56)
10. No Treasure but Hope (03:51)
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