«LA TUTA DI GOLDRAKE - Brilla» la recensione di Rockol

Supereroe della quotidianità, Brilla indossa "La Tuta Di Goldrake"

Con cinismo e passione, il cantautore toscano, ma ligure d'adozione, canta nel suo primo album l'avventura infinita di diventare grandi

Recensione del 30 dic 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Non bisogna certo essere Actarus per far fronte ai mille trabocchetti della vita. Eppure una tuta protettiva come quella indossata dal protagonista di “UFO Robot Goldrake” metaforicamente la si indossa tutti i giorni per superare gli ostacoli che si incontrano sul nostro percorso. Una riflessione da eroico paladino della quotidianità che Andrea Brilla ha trasmesso nel suo album di debutto, “La Tuta Di Goldrake”, richiamando nel titolo proprio il celebre anime giapponese.

Lavoro, esami e relazioni sono le insidie del viver comune analizzate dal giovane cantautore toscano, ma ligure d’adozione. Alla sua prima prova sulla lunga distanza, Brilla intreccia elementi reali e fantastici tra ritmi sincopati e linee di basso trascinanti, in un synth pop colorato che richiama tanto il cinismo beffardo degli Zen Circus quanto le folgorazioni del Battiato degli anni Ottanta, così come le traiettorie già tracciate da Niccolò Contessa e Calcutta. Gli scenari compositi delle nove tracce dell’album sono istantanee di una realtà ordinaria e personale, ma non per questo meno interessante, in cui siamo tutti chiamati a interpretare giorno dopo giorno il ruolo degli invincibili eroi che, indossato l’apposito costume col mantello, non hanno da temere rivali nel “superare le porte”.

C’è ritmo e cassa sempre in quattro in queste avventure del paladino per caso Brilla, che in poco più di mezz’ora racconta di un mondo costantemente inquieto, in cui le possibilità di rimanere in trappola sono una costante. La battaglia senza fine della title track è uno dei temi centrali del disco, che in un flusso di coscienza salvifico, mette in mostra le immancabili botole da evitare nella realtà degli adulti, contrastando quei “precipizi che senti dentro” con la piacevole leggerezza del pop. Si creano in questo modo le brillanti metafore di un lavoro solo in apparenza spensierato, disseminato di intuizioni inusuali, come il paragone che l’autore fa di se stesso in “Gennaio”, ovvero il mese dei buoni propositi perennemente disattesi e la più solitaria inquietudine di “Jasmine”, in cui la tristezza di un legame finito male viene identificata con l’immagine un po’ disillusa e incerta di “un libro in un ipermercato”. Ancora, tra una certa necessità di introspezione e potenziali filastrocche moderne, si incontrano i dissapori esistenziali di chi sceglie di restare dalla parte della virtù, nel mezzo dove “non ambisce a diventare un santo o criminale” (“A merenda un pugno di chiodi”), come nella surreale fantasia espressa nel desiderio di “un cavallo in giardino e mi sentirei a Troia” (“Sono le due di notte”).

Con aria nostalgica, ma tutt’altro che rasserenata, “La Tuta Di Goldrake”, racconta della storia infinita di diventare grandi in un ambiente pieno di stonature, senza paura di bruciarsi o di apparire fuori luogo. In questo modo, pur mostrando la corda di un linguaggio diretto che mette bene in mostra i suoi punti di riferimento, Brilla canta la colonna sonora della sua avventura quotidiana, andando a ritroso, dagli anni taglienti cantati in “Non siamo vergini” fino a trovarsi ancora sedicenne nella sua cameretta in “Ferite”, passando per la voglia mai soddisfatta di “Quel senso di sete”. Con sentimento, passione e una sana dose di vitalità non teme di aprire bocca su sentimenti, pulsioni profonde e convenzioni più o meno odiose, mostrando in questo modo tutte le sue imperfezioni. Come un vero supereroe.

TRACKLIST

01. Non siamo Vergini (02:50)
02. Sono le due di notte (03:11)
03. Jasmine (03:41)
04. Quel senso di sete (04:22)
05. GENNAIO (02:58)
06. La tuta di Goldrake (03:36)
07. A merenda un pugno di chiodi (03:13)
08. L'ansia e l'università (03:14)
09. Ferite (03:12)
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