«CIP! - Brunori sas» la recensione di Rockol

Tra Dalla, De Gregori e la contemporaneità: ecco 'Cip!', il nuovo album di Brunori

Se il buongiorno si vede dal mattino, il cantautorato italiano in questo 2020 appena cominciato potrebbe darci molte belle soddisfazioni: la recensione del nuovo album del cantautore calabrese.

Recensione del 10 gen 2020 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Da un lato la poetica ermetica di De Gregori, dall'altro la scrittura surrealista e visionaria di Dalla. Che Brunori Sas fosse il principale discendente di una certa tradizione era apparso chiaro sin dal suo primo album, "Vol. 1", che l'anno scorso ha compiuto i suoi primi dieci anni e oggi è a tutti gli effetti un piccolo classico del cantautorato italiano pre-"Mainstream". Mentre Dente in "L'amore non è bello" citava il Battisti di "Anima latina" e Vasco Brondi tra "Canzoni da spiaggia deturpata" e "Per ora noi la chiameremo felicità" guardava a cose più impegnative tipo i CCCP, il cantautore calabrese incideva una manciata di canzoni semplici e dirette capaci di piacere tanto agli studentelli quanto a palati più fini. E così avrebbe continuato a fare con i dischi successivi, da "Vol. 2" al più recente "A casa tutto bene", sviluppando uno stile sì personale ma al tempo stesso impregnato tanto di un'attitudine degregoriana nel modo di raccontare certe cose con orgoglio, fierezza e lucido distacco ("Kurt Cobain") quanto di un humour prettamente dalliano ("Il santo morto", "L'uomo nero").

Questo nuovo album, "Cip!", non è solamente il suo disco più maturo (e lo è per una serie di motivi: dal raggiungimento di un giusto equilibrio tra le sue velleità artistiche e un'idea di cantautorato più pop ma che non rinuncia a messaggi importanti, a - banalmente - il livello qualitativo delle canzoni) e quello che gli sta dando - e che continuerà a dargli - le soddisfazioni maggiori (a fine mese partirà il suo primo tour nei palasport). È anche e soprattutto la più lampante conferma che Brunori sta proprio lì nel mezzo, tra il Principe e il cantastorie bolognese.

Ascoltate "Bello appare il mondo" e provate a non pensare alle atmosfere circensi di alcune canzoni di Lucio Dalla. Ascoltate "Quelli che arriveranno" e provate a non pensare al Dalla di "Viaggi organizzati" (forse uno degli album più sottovalutati della sua intera discografia) o a certe cose della produzione di De Gregori degli Anni '80 ("I muscoli del capitano", "San Lorenzo"). Riprendendo quella tradizione, Brunori la mescola con elementi più contemporanei e accattivanti, dandole a volte un taglio più psichedelico (come nella coda di "La canzone che hai scritto tu"), altre volte un taglio più spudoratamente pop (come nel primo singolo "Al di là dell'amore" o in "Capita così").

Il capolavoro è chiaramente "Per due che come noi" (anche qui: ascoltate versi come "che poi chi l'ha detto che è peggio un culo che un cuore" e provate a non pensare a Dalla). E Brunori ha fatto bene a metterla quasi alla fine del disco, costringendo chi ancora si ostina ad ascoltare i dischi per intero, dalla prima all'ultima traccia, ad ascoltarlo tutto prima di arrivare a quella. In un crescendo di emozioni che raggiunge l'apice in quei due versi ("Dopo vent'anni a dirsi ancora di sì / e stai tranquilla sono sempre qui") prima della coda orchestrale, che aggiunge bello al bello. Se il buongiorno si vede dal mattino, il cantautorato italiano in questo 2020 appena cominciato potrebbe darci molte belle soddisfazioni.

TRACKLIST

01. Il mondo si divide (02:41)
02. Capita così (03:20)
03. Mio fratello Alessandro (03:13)
04. Anche senza di noi (03:54)
05. La canzone che hai scritto tu (03:56)
06. Al di là dell’amore (03:27)
07. Bello appare il mondo (03:09)
08. Benedetto sei tu (03:51)
09. Per due che come noi (03:50)
10. Fuori dal mondo (03:54)
11. Quelli che arriveranno (04:38)
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