«THREE CHORDS & THE TRUTH - Van Morrison» la recensione di Rockol

Tre accordi e la verità, questo è il segreto di Van Morrison

Il cantautore irlandese aggiunge un altro riuscito capitolo al libro della sua lunga carriera.

Recensione del 25 ott 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Come ci ha ricordato Forrest Gump a Savannah, seduto su di una panchina alla fermata del bus, la vita è come una scatola di cioccolatini non sai mai quello che ti capita, non sono tutti uguali. Così come i musicisti. L’ex componente della Band Robbie Robertson, ad esempio, ha recentemente pubblicato l’album “Sinematic” dopo una attesa lunga otto anni, in compenso il suo quasi coetaneo Van Morrison - che in “Sinematic”, con lui, duetta sulle note di “I Hear You Paint Houses” – pubblica “Three Chords and the Truth” a nemmeno undici mesi di distanza dal disco precedente. Che così diventa, addirittura, il suo quinto album in soli due anni. Per gli amanti dei numeri e delle curiosità, è il quarantunesimo in carriera.

Il 74enne musicista di Belfast ha affidato quel che resta della sua vita alla musica. Poiché, oltre a pubblicare con bulimica frequenza, nell’ultimo lustro ha marciato al ritmo di circa una cinquantina di live all’anno, tenuti prevalentemente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Nel 2016 al magazine statunitense Rolling Stone aveva dichiarato, riguardo questa sua inusuale - almeno per la maggior parte dei suoi colleghi - iperattività: “Ho ancora un sacco di roba da incidere che mi gira la testa per quanta è”. E sui suoi molti concerti: “Come mi disse Robbie Robertson, ‘E’ come il respirare’. Sono stato molto in giro negli ultimi anni perché ho bisogno di soldi. Sono a corto di soldi, devo pagare un sacco di cose. Devo andare in tour.”

L’intero set delle canzoni presenti in “Three Chords and the Truth” è farina del capiente sacco di Van the Man, tranne la sola “If We Wait For Mountains”, che è firmata insieme al paroliere Don Black. In questo aspetto il disco si differenzia sostanzialmente dagli ultimi lavori, laddove dove non mancavano cover di brani più o meno noti, che fossero di genere jazz, blues, soul oppure rhythm’n’blues. L’intera area musicale di cui Van Morrison è indiscutibile interprete, e quelle sono le sonorità di riferimento anche di quest’ultimo nato. La mancanza di brani altrui e quella dell’organista jazz Joey De Francesco, che aveva partecipato attivamente alla realizzazione degli ultimi due album, “The Prophets Speaks” e “You’re Driving Me Crazy”, lo rendono l’album più Van Morrison degli ultimi tempi. Un Van Morrison che non manca di ammaliare con la potenza e la precisione delle sue ballate. Un artista che ormai da tempo è divenuto uno standard e che mostra una vitalità ammirevole, a dispetto delle molte e ravvicinate pubblicazioni. Pare quasi scontato e banale che il cantautore irlandese possa mantenere un livello qualitativo così alto, ma una routine di questo genere così scontata non è.

“Three Chords and the Truth”, ovvero "tre accordi e la verità", è una frase attribuita al musicista statunitense Harlan Howard che usò negli anni Cinquanta per descrivere l’essenza della musica country. Questa frase, scelta da Van Morrison per dare il titolo a questo ultimo album, racchiude con rara efficacia anche il senso della sua lunga carriera.

L’augurio che ci facciamo, da incondizionati ammiratori di Van Morrison, è quello di poterlo ammirare dal vivo in Italia – un suo spettacolo manca dalle nostre parti dal luglio 2016, quando si esibì in double bill con Tom Jones nell’ambito del Lucca Summer Festival -, anche se la speranza pare piuttosto flebile, quanto meno fino a questo momento, infatti il suo calendario in tour non prevede concerti italiani.

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