«YOU'RE DRIVING ME CRAZY - Van Morrison» la recensione di Rockol

"You're driving me crazy" è il trentanovesimo album di Van Morrison

Van Morrison canta il jazz, Van Morrison canta il blues. Van Morrison può cantare (e bene) tutto quel che vuole.

Recensione del 06 mag 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

‘Sono trascorsi soli tre mesi da quando, era settembre, Van Morrison ha pubblicato il suo trentasettesimo album “Roll with the punches”’. Così iniziava la recensione di “Versatile” quello che è il trentottesimo capitolo in studio della carriera discografica del musicista nato a Belfast. Se facciamo scorrere il nastro del tempo in avanti fino ai giorni nostri ci si accorge che l’incipit non varia di una virgola. E allora: sono trascorsi soli cinque mesi da quando, era dicembre, Van Morrison ha pubblicato il suo trentottesimo album “Versatile” che è già giunto il tempo di ascoltare il disco numero trentanove: “You’re driving me crazy”.

Come “Versatile” anche “You’re driving me crazy” si appoggia alle sonorità jazz – ma anche blues - che sono pienamente nelle corde di Morrison e se ne ha ulteriore conferma ascoltando il disco. Ad assecondare e co-firmare questa sua nuova impresa è il 47enne maestro dell’organo di origini italiane Joey DeFrancesco, enfant prodige dello strumento già sotto contratto con la Columbia a 16 anni che ha anche avuto modo di lavorare, tra gli altri, con onnipotenti del calibro di Miles Davis e Ray Charles. Ad accompagnare i due capi branco Dan Wilson alla chitarra, Troy Roberts al sassofono e Michael Ode alla batteria. Facendo riferimento ancora una volta ai due album precedenti, anche in questo disco non vengono proposte nuove composizioni. Si va a rivisitare il catalogo pescando in casa - come nel caso di “The Way Young Lovers Do”, canzone contenuta nell’iconico “Astral weeks” (1968) o “Close enough for jazz” – oppure guardando in casa altrui, un paio per tutte: “Miss Otis Regrets” di Cole Porter e “The things I used to do” di Eddie Jones.

Si dice che “You’re driving me crazy” sia stato registrato in due soli giorni e la cosa deve stupire fino a un certo punto. Quando tra grandi musicisti si crea l’intesa giusta, come in questo caso, si entra in modalità ‘buona la prima’. Si inizia a suonare e si continua a suonare e si continua a suonare. Consapevoli che anche un’eventuale imperfezione andrebbe a rendere ancora più perfetto il risultato finale. In senso più lato e spendendo un’iperbole, viene chiamata pace dei sensi. Perché quando si tratta di musica Van the Man viaggia in uno stato che ha ormai poco di materiale. Ha raggiunto la consapevolezza di potersi permettere ciò che vuole senza peccare di superbia. Di non dover rendere conto a niente e a nessuno se non al proprio piacere personale che – vedi un po’ cosa ti combina il trascendente – va a coincidere con quello dei musicisti che si hanno accanto e a quello dell’ascoltatore.

E’ probabile, se non certo, che dietro questa serie di pubblicazioni ravvicinate nel tempo ci siano questioni che riguardano molto da vicino l’universo dei contratti e delle scartoffie che regolano i rapporti tra artista ed etichetta discografica. L’interesse che possiamo avere noi per queste beghe, data la qualità delle incisioni proposte, è prossimo allo zero. Il prossimo mese di agosto Van Morrison è atteso dal compleanno numero 73 e, come potete immaginare essendo giunti sin qui nella lettura, tiene botta alla grande Tanto da farci chiedere, a quando il prossimo album?

TRACKLIST

01. Miss Otis Regrets (05:15)
02. Hold It Right There (04:08)
03. All Saints Day (03:05)
05. The Things I Used to Do (05:55)
06. Travelin' Light (04:18)
07. Close Enough for Jazz (04:45)
08. Goldfish Bowl (07:05)
09. Evening Shadows (03:21)
10. Magic Time (05:13)
11. You're Driving Me Crazy (04:46)
12. Everyday I Have the Blues (05:38)
14. Sticks and Stones (02:46)
15. Celtic Swing (05:15)
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