«LA MALANOCHE - Francesco De Leo» la recensione di Rockol

L'ex frontman dell'Officina della Camomilla riparte da solista (tra Battisti, Battiato e i Baustelle)

"La malanoche" è il primo album da solista di Francesco De Leo, già frontman della band indie rock dell'Officina della Camomilla. Il disco, prodotto da Giorgio Poi, contiene 8 pezzi che mischiano Battisti, Battiato i Baustelle, dream pop e psichedelia.

Recensione del 05 mag 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Francesco De Leo è l'ex frontman dell'Officina della Camomilla, band indie rock milanese del roster di Garrincha Dischi (Lo Stato Sociale, L'orso, Management del Dolore Post-Operatorio) che si è sciolta lo scorso anno dopo aver pubblicato quattro album e una manciata di EP. Dopo la sospensione delle attività del gruppo, Francesco De Leo ha cominciato a dedicarsi alla sua carriera solista ed è entrato a far parte del roster di Bomba Dischi, l'etichetta romana già dietro al successo di - tra gli altri - Calcutta e Carl Brave x Franco126. "La malanoche" è il primo album solista del ventisettenne ex frontman dell'Officina della Camomilla, otto pezzi che mischiano cantautorato italiano, suoni dream pop e atmosfere psichedeliche.

Il disco è stato prodotto da Giorgio Poi, anche lui tra i nomi di punta della scuderia dell'etichetta romana, e in "La malanoche" la mano del cantautore novarese si sente parecchio a livello di sonorità, di arrangiamenti e di influenze. L'ispirazione principale sembra provenire dal Battisti più rock e psichedelico, quello di "Il nostro caro angelo" e soprattutto "Anima latina", che viene richiamato anche a livello di concept: come per Battisti "Anima latina" aveva rappresentato una sorta di viaggio tra i paesaggi dell'America Latina (prima di registrare quel disco il cantautore di Poggio Bustone trascorse del tempo in Brasile e in Sud America), così - a detta di Francesco De Leo - "La malanoche" è un viaggio tra i bassifondi di una favela immaginaria nel mar dei Caraibi e una qualsiasi provincia italiana. Si parla di sessualità, corpo femminile e anche di cazzi di gomma (nel video di "Muse" ci sono scene di sesso tra due ragazze).

Ascoltando le canzoni che compongono la tracklist dell'album si percepisce un senso di desolazione, di spaesamento. Ci sono molti sintetizzatori, qualche tastiera, batterie elettroniche, chitarre riverberate. Rispetto agli altri strumenti, la voce è spesso tenuta più bassa ed è super-effettata. Ma la produzione rischia di essere un po' piatta, nel senso che i pezzi suonano quasi tutti uguali - e più che un disco dell'ex frontman dell'Officina della Camomilla, "La malanoche" somiglia più a un album di Giorgio Poi cantato da Francesco De Leo. Certo, ci sono un paio di eccezioni, che poi rappresentano anche gli episodi più interessanti dell'album: il singolo "Muse" ha rimandi al jazz (con quel sax suonato dallo stesso Giorgio Poi), "Heroin chic" è un pezzo tra il Battiato dei primi anni '80 e i Baustelle (a proposito: Francesco De Leo ha aperto i concerti del recente tour nei club di Bianconi e compagni) con versi che si avvicinano spesso al non-sense ("Adios alla city / nei bicchieri di Pastis / dentro il vortice del twist / nei quartieri a luci rosse danno un film").

Spleen del venerdì sera a casa da soli? "La malanoche" è l'album perfetto per il sottofondo.

TRACKLIST

01. Mylena (03:07)
02. Muse (04:35)
03. Heroin Chic (03:21)
05. Lucy (03:01)
06. Lo Zoo Di Torino (02:14)
07. Ammazzati (02:32)
08. Hangover (02:57)
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