«TWELVE LETTERS - Leading Guy» la recensione di Rockol

Le lettere di The Leading Guy

No, Mr. Zampieri, non è vero che le canzoni non contano. E il tuo album lo dimostra. La nostra recensione del secondo capitolo discografico di The Leading Guy, “Twelve Letters”.

Recensione del 20 mag 2019 a cura di Redazione

La recensione

Dodici lettere, a tratti nere come la pece e a tratti luminose come “la terra della speranza” di “Land of Hope”. Per l’ideale seguito di “Memorandum”, The Leading Guy immerge il pennino nel calamaio e dà le spalle alla tecnologia e all’instant messaging per mettersi a scrivere una manciata di epistole, piene di parole e di musica. Il cantautore di origini bellunesi ma triestino d’adozione si fa ascoltare con piacere, mettendo insieme un pop-rock delicato ma energico, dove i momenti più introspettivi sono messi in risalto dalle modulazioni più roche della voce di Simone Zampieri - questo il nome all’anagrafe di The Leading Guy – che riprende il percorso iniziato con il suo esordio discografico nel 2015. 

Ascoltando “Twelve Letters” si passa dai toni dolenti del singolo apripista “Oh Brother”, “una stampella emotiva per chi rimane ed è costretto ad affrontare un vuoto che non pensava possibile”, realizzata in collaborazione con il produttore e sound designer Taketo Gohara e con Stefano Nanni, al ritmo trascinante, accompagnato dai fiati, di “Times” tra tigri, regine e fantasmi, fino alla potenza di “Black”, il brano che contiene le domande più ambiziose del disco, su tutte l’interrogativo su cosa resterà quando la nostra esistenza si dissolverà, quando il nero, per l’appunto, avrà il sopravvento. La musica, ad esempio, rimarrà o finirà per avere anch’essa, come il nostro passaggio sulla Terra, in fin dei conti ben poco valore? The Leading Guy, che con “Twelve Letters” consegna al mercato il suo primo album con la Sony, se lo chiede e ce lo chiede in inglese, come ha sempre fatto, forte delle esperienze accumulate vivendo all’estero e dell’ascolto dei grandi cantautori che ne hanno influenzato lo stile, su tutti Bob Dylan, il cui adesivo non abbandona la chitarra di Zampieri.

Non ci si annoia ascoltando il secondo capitolo discografico di The Leading Guy, che quando, guardando il mondo, racconta tra le righe che le canzoni non contano niente, davanti a dei pezzi tanto ben costruiti ci fa alzare la mano per appuntargli: “Eh no, Mr. Zampieri, qualcosa contano”.

TRACKLIST

01. Black (02:11)
02. Land of Hope (02:53)
03. The Temple (02:16)
04. Free to Decide (03:05)
05. Oh Brother (03:22)
06. Times (02:37)
07. In My Town (03:03)
08. Sense of Awe (03:00)
09. Melville (02:50)
10. Carry On (02:19)
11. Devil In My Arms (02:48)
12. Can You Hear Me Now (02:56)
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