Recensioni / 23 mar 2019

Edda - FRU FRU - la recensione

L'invito di Edda ad affrontare la vita con leggerezza in "Fru Fru"

La dissacrante spontaneità di Edda racchiusa nel wafer colorato di "Fru Fru"

Voto Rockol: 4.0 / 5
Recensione di Marco Di Milia
FRU FRU
Woodworm (Digital Media)

Un grido di battaglia epico come solo “Fru Fru” può essere è l’invito ad affrontare la vita con leggerezza lanciato da Stefano “Edda” Rampoldi. Arrivato al quinto album da solista, il cantante milanese ha infatti voluto celebrare il lato più spensierato della sua esistenza con quel tocco di genuina follia che da sempre ne caratterizza l’inventiva.

“Fru Fru” è anche l’ultimo lavoro con cui l’ex voce dei Ritmo Tribale ha ricostruito il suo percorso vagabondo, dopo anni trascorsi a rimettere in asse le proprie traversie personali. Passando però da un disco denso e fortissimo come fu “Semper Biot” del 2009, la nuova fatica di Edda appare del tutto controcorrente nel non volersi prendere troppo sul serio, con i suoi palpiti oscillanti tra discomusic e lezioso pop anni Sessanta, eppure questo decisa virata apparentmente superficiale rappresenta per Edda un’inedita apertura al lato più scanzonato della propria sensibilità, senza affatto rinunciare a quelle caratteristiche a tratti un po’ urticanti della sua lirica. Prendendo in prestito la figura dei wafer come biscotti leggeri, privi di uova e capaci pure di una buona dose di assuefazione, i brani del disco, in effetti, provocano tutti una certa dipendenza, mantenendo fede al loro intento di giocosa irrazionalità che sprigionano a ogni battuta.

Ecco quindi in avvio di programma i ritmi funky di “E se” accompagnarsi a una filastrocca di botte verbali incredibili - ascoltare per credere - aprire la strada a un ritornello tormentone decisamente ficcante e, ancora, "The soldati" sprigionare una dissacrante spontaneità sempre sopra le righe. I testi, come al solito, offrono uno sguardo disincantato su un mondo governato da passioni e pulsioni che non hanno caratterizzazioni di sesso o età. Edda parla a un mondo al tempo stesso maschile e femminile dove non ci sono uomini o donne ma sensazioni senza tempo che aderiscono in modo complementare ai colorati arrangiamenti di Luca Bossi, concepiti per mettere ordine in un flusso zigzagante di pensieri.

Tra il groove prepotente di “Italia Gay” che cita più o meno apertamente i primissimi Depeche Mode di Vince Clark e la personale spiritualità nell'invettiva di santi “Samsara” - “San Francesco sta parlando agli animali. Sante le sue mani / Sant’Agostino invece mangia gli animali. Piango con le mani - fino alla dedica privata in “Edda” alla mamma da poco scomparsa, le soluzioni schizofreniche di queste nove tracce si susseguono con alternanza di verità e paradossi, in un concentrato di emozioni in libertà che non hanno bisogno di troppi giri di parole per svelarsi.

In chiusura, “Ovidio e Orazio”, partendo dai ricordi di scuola, prende una serena direzione verso le vette della mitologica “Muscolo Rosso”, mentre ovunque riecheggia una melodia sfacciata e così irresistibile da rendere “Fru Fru” un disco di canzoncine maledettamente complesso, capace di legare la tradizione della musica leggera italiana a un cantautorato sghembo e inafferrabile, tanto semplice da ascoltare quanto difficile da metabolizzare, dove la grande confusione dei sentimenti viene sbattuta in faccia con il gran sorriso di chi finge di voler solo scherzare.

TRACKLIST

01. E se - (04:26)
02. The soldati - (02:46)
03. Italia Gay - (02:49)
04. Edda - (03:41)
05. Vela bianca - (03:10)
06. Vanità - (02:42)
07. Samsara - (03:39)
08. Abat-jour - (02:50)
09. Ovidio e Orazio - (03:10)