Recensioni / 22 mar 2019

Nayt - RAPTUS VOLUME 3 - la recensione

I raptus di Nayt, un rapper con la coscienza

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Redazione
RAPTUS VOLUME 3
VNT1 Records under exclusive license to Sony Music (Digital Media)

Per capire Nayt, chi è, cosa pensa, come rappa, si può partire da “Inferno”. Comincia come una fantasia di potere, su una base da videogame epico: “Voglio avere ogni puttana non una ragazza / no, io voglio un edificio non voglio una casa / voglio comprare il locale che non mi fa entrare / voglio che sia un film di Tarantino se ti sparo in faccia / il potere che nessuno è riuscito ad avere / e comprare il cuore delle persone più vere”. Quando ci si è quasi convinti che questo ragazzo è come quegli altri che cantano di soldi e di sesso facile, ecco che Nayt spiazza: “io provo ad accettarlo, c’è un inferno nell’uomo, sono un peccatore. Eh sì mi piace”.

Ecco, avete conosciuto Nayt. Uno che riesce nella stessa canzone a rappresentare la brama di potere e a riconoscerla come una dannazione. Anzi, di più: come un peccato, un concetto cristiano in cui è raro imbattersi nel testo di un rapper italiano. Nayt è diverso. Si chiama William Mezzanotte, viene da Roma, ha 24 anni, cita Primo come modello, ha una discografia già ricca. Chiama alcuni dei suoi dischi “Raptus” perché dentro ci mette quel che gli va, un po’ di tutto, come in preda a un raptus appunto. Si capisce dal suo flow a volte schizzato e pieno di fuochi d’artificio che ha ascoltato Eminem. A differenza di altri, che sembrano rappare controvoglia oppure fumati, lui ci mette verve e quella che chiama “Fame”. Però fa anche altro, si capisce che ama intonare melodie e a volte recitare.

È il momento della svolta per Nayt, o almeno così vorrebbe lui. “Raptus volume 3” è il primo disco lavorato da una major discografica, la Sony, ma dietro c’è un metodo che il rapper usa da anni: orecchia una base, per lo più americana; ci rappa sopra; va in studio e il suo produttore 3D confeziona una nuova base ad hoc. Le influenze sono tante e varie: il rap vecchia scuola, la trap, la musica latina, le chitarre rock, il pop, l’elettronica cheap. Nayt le usa per parlare d’amore, del senso di disorientamento che provano i ragazzi della sua età, di quest’Italia fatta di “poveri contro poveri senza lavoro”.

“Ho 23 anni, dovrei parlare di figa di canne  / di quanto voglio divertirmi coi miei amici alle spalle / di quanto sono fighi perché alcuni dietro alle sbarre / io non riesco a divertirmi, ho solo me e mia madre”, recita “Fame”, dove appare l’unico featuring dell’album, quello di MadMan. Sono stati proprio i sacrifici della madre, racconta Nayt, a convincerlo a utilizzare la sua voce per cercare di scuotere le persone. Vorrebbe addirittura “cambiare le regole della musica”, lo dice in un’altra canzone. In un’altra ancora annuncia di voler svegliare dal sonno la sua generazione. È decisamente troppo. “Raptus volume 3” non è neanche lontanamente un disco epocale o dotato di quel tipo di potenza espressiva. Però ci fa capire qual è il potenziale di Nayt e ci dice che un nuovo rapper s’affaccia sulla scena mainstream, uno che parla di rabbia, di sensi di colpa, di peccato. Un rapper con una coscienza.

 

TRACKLIST

01. Per essere vivi - (01:54)
02. La mia voce - (02:56)
03. Brutti sogni - (02:57)
04. Exit - (02:11)
05. Effetto domino - (02:12)
06. A Silvia - (02:12)
07. Animal - (02:07)
08. Inferno - (03:01)
09. Ti am* - (01:42)
10. Fame (feat. Madman) - (03:42)
11. Gli occhi della tigre - (02:46)