«POESIA E CIVILTà - Giovanni Truppi» la recensione di Rockol

Giovanni Truppi al primo disco con una major parla di borghesia, elezioni e amore.

Recensione del 21 mar 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Borghesia, sono bastati un po’ di secoli e già sei spazzata via/tra l’incudine e il martello, tra gli schiavi ed i padroni tu dimostri che pensare solamente ai fatti propri/è da furbi solo per i coglioni”: l'attacco di "Poesia e civiltà", Giovanni Truppi, è spiazzante. E' raro sentire un cantautore che affronta di petto un tema così "alto", e farlo su una base "leggera" - nel senso buono del termine: un giro di piano, una chitarra acustica, un po' di tastiere, una bella melodia da cantautore classico.

Giovanni Truppi è tutt'altro che un esordiente: quattro album in quel'ambito che, per semplificazione, si continua a definire "indie"; ma, per stile e atteggiamento, ha poco a che vedere con i colleghi cantautori che da lì sono arrivati a quello che chiamiamo "mainstream". Giunge al primo album per una major (Universal/Virgin) con il suo album più maturo e compiuto, a partire proprio da "Borghesia".

Borghesia è ispirato, in parte, a "La scuola cattolica", romanzo di Edoardo Albinati che nel 2016 ha vinto il premio Strega. Lo scrittore gli ha restituito il favore, scrivendo le note della cartella stampa, che spiegano la sua poetica meglio di ogni possibile altra descrizione: 

Nelle canzoni di Giovanni Truppi, sia al loro interno sia nel loro succedersi una appresso all’altra, avviene sempre qualcosa, vale a dire, un mutamento, una rivelazione, magari esile e quasi impercettibile, che però conduce lontani dal punto di partenza. Mentre il martello della rabbia (sentimento oggi molto, troppo di moda, e fin troppo facile sfogarla, soprattutto a parole) batte sempre sullo stesso tasto, ossessivamente, col risultato di creare slogan ma poca o nessuna verità, quelle di Truppi sono variazioni narrative e ragionamenti, spesso paradossali, che avanzano attraverso la sorpresa, la scoperta. Quale scoperta? Che le cose sono diverse da come appaiono, e un poco più sottili". 

Quello che colpisce in questo lavoro di Truppi non è solo la sua attuale inattualità, la voglia di raccontare il fuori (le contraddizioni della società attuale) piuttosto che il dentro (se stessi). Quello che colpisce è il misto di profondità e legerezza. L'unire i riferimenti classici (lui dice De André, Conte, Battiato - soprattutto in "Adamo" - io ci sento anche un po' di Dalla, soprattutto in "L'unica oltre l'amore") assieme a quelli contemporanei (Sufjan Stevens, Mark Kozelek). Gli arrangiamenti pulitissimi ma mai banali, musicalmente perfetti ma sempre a sostegno della parola e della melodia - sia che parli in maniera diretta di amore (“Quando ridi", "Conoscersi in una situazione di difficoltà"), sia quando torna al "sociale" (“Le elezioni politiche del 2018”, con il mondo che cambia visto attraverso gli occhi di due trentenni che devono ridefinire i proprio punti di riferimenti).

"Poesia e civiltà" è un disco disarmante, per tono, melodie e narrazione: lo ritroveremo a fine anno nelle classifiche e nei premi, e saranni riconoscimenti meritati.

TRACKLIST

01. Borghesia (03:26)
02. Quando Ridi (03:42)
06. Mia (03:49)
07. Adamo (05:27)
08. Due Segreti (04:04)
10. Ragazzi (03:39)
11. Ancient Society (05:30)
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